Il pesce più in profondità mai osservato

È stato ripreso a 8.336 metri sul fondale dell'oceano Pacifico al largo del Giappone, dove l’acqua è gelida e la pressione molto alta

(Università dell'Australia Occidentale - UWA)
(Università dell'Australia Occidentale - UWA)
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Esplorando il fondale oceanico al largo del Giappone, un gruppo di ricerca è riuscito a riprendere un pesce a oltre 8.300 metri sotto la superficie, il primo avvistamento di questo tipo a una così grande profondità. Il record precedente era la ripresa di un pesce a poco meno di 8.200 metri in un’area della fossa delle Marianne, la più profonda depressione oceanica conosciuta. Secondo vari esperti, difficilmente potranno essere effettuati avvistamenti a profondità maggiori dove si ritiene che i pesci non possano sopravvivere a causa della forte pressione.

Nell’agosto del 2022 Alan Jamieson dell’Università dell’Australia occidentale e il suo gruppo di ricerca stavano effettuando osservazioni e raccogliendo dati in prossimità del fondale della fossa delle Izu-Ogasawara nel Pacifico occidentale, una estensione della fossa del Giappone a est dell’isola di Honshū, la più estesa del paese. Utilizzavano veicoli sottomarini di vario tipo, con equipaggio o guidati a distanza a seconda dei casi, per studiare le caratteristiche della fossa, lievemente più calda di quella delle Marianne.

Per farsi un’idea delle specie marine che eventualmente popolavano il fondale a 8.336 metri, il gruppo di ricerca aveva utilizzato un robot dotato di videocamere e sul quale erano stati assicurati alcuni pesci morti come esche. Alcuni crostacei nella zona si erano avvicinati incuriositi dal pasto gratuito e poco dopo era comparso nell’inquadratura un pesce, un giovane esemplare difficile da identificare. In seguito lo stesso gruppo di ricerca aveva avvistato pesci appartenenti alla specie Pseudoliparis belyaevi a una profondità di 8.022 metri.

Il pesce del primo avvistamento, dicono Jamieson e colleghi, appartiene con ogni probabilità agli Pseudoliparis, un genere di pesci che fa parte della famiglia dei liparidi (Liparidae). Ne esistono varie specie e alcune sono note per vivere negli abissi, in ambienti estremi dove l’acqua è molto fredda e dove la pressione è alta a causa della grande profondità. Sono definiti “pesci lumaca” (“snailfish”) perché hanno un aspetto gelatinoso e la loro pelle è solitamente priva di scaglie.


In generale, i pesci riescono a vivere a grandi profondità grazie alla loro forma e alla presenza di particolari composti come gli osmoliti, che influiscono sulle proprietà dei loro fluidi. È stato osservato che la concentrazione di osmoliti in alcuni pesci aumenta all’aumentare della profondità, con un meccanismo che consente alle cellule di non comprimersi troppo a causa della forte pressione. Si stima però che oltre gli 8.400 metri gli osmoliti non possano più fare molto per proteggere i tessuti biologici, di conseguenza i ricercatori ritengono che quella profondità sia il limite massimo entro cui trovare qualche pesce.

Gli osmoliti non sono comunque soggetti solamente alla pressione, ma anche alla temperatura. Jamieson ipotizza che alcuni pesci riescano a vivere così in profondità nella fossa del Giappone perché questa è relativamente più calda di quella delle Marianne e difficilmente raggiunge temperature inferiori agli 1,7 °C. La minima differenza sarebbe sufficiente per consentire ad alcuni pesci lumaca di spingersi così in profondità senza pagarne le conseguenze.