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  • Venerdì 10 febbraio 2023

I leader dell’Unione Europea hanno deciso molto poco su immigrazione e aiuti di stato

Il Consiglio Europeo di stanotte ha perlopiù rimandato le decisioni sui temi più importanti, anche quelli cari a Giorgia Meloni

(AP Photo/Virginia Mayo)
(AP Photo/Virginia Mayo)

Nella notte tra giovedì e venerdì, dopo le 2, si è concluso il Consiglio Europeo, la riunione tra i principali capi di stato e di governo dell’Unione Europea che aveva due obiettivi specifici: affrontare la questione dell’immigrazione e discutere della necessità di rilassare le regole sugli aiuti di stato. Su entrambe le questioni sono state prese alcune decisioni, che sono tuttavia molto preliminari.

Alla fine della riunione la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, ha detto di essere «molto soddisfatta» dei risultati ottenuti per l’Italia, anche se in questi giorni si è discusso soprattutto di come Meloni sia stata di fatto esclusa dalle fasi principali dell’altro grande evento che si è tenuto a Bruxelles, cioè la visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Meloni non era stata invitata a una riunione informale tenuta mercoledì a Parigi tra Zelensky, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Poi l’incontro bilaterale che avrebbe dovuto tenere con Zelensky giovedì era saltato, ufficialmente per ragioni di tempo, ed era stato sostituito da un incontro di gruppo con altri leader. Giovedì sera alla fine Meloni è riuscita a ottenere un rapido incontro a margine con Zelensky, ma nel complesso è stata esclusa dai momenti più importanti, e se n’è lamentata in maniera piuttosto decisa.

Le novità uscite dal Consiglio Europeo sono state comunque piuttosto limitate.

La questione più rilevante era sicuramente quella dell’immigrazione, dove le richieste degli stati erano due. I paesi dell’Europa orientale chiedevano fondi e autorizzazioni per accelerare la costruzione di muri di frontiera per bloccare gli immigrati che arrivano via terra. L’Unione Europea è generalmente contraria alla costruzione di muri di confine, che peraltro non sono mai stati molto utili nel fermare i flussi migratori. Ma i paesi dell’Europa orientale hanno ottenuto che nel documento conclusivo il Consiglio chiedesse alla Commissione Europea di destinare «immediatamente mezzi e fondi sostanziali» per aiutare i paesi membri a «rafforzare le capacità e le infrastrutture per la protezione delle frontiere».

Il documento cita esplicitamente mezzi di sorveglianza, compresa la sorveglianza aerea, e strumenti di vario tipo, per cui il documento del Consiglio non è un appoggio diretto alla costruzione di muri di frontiera: la Commissione, da cui dipende l’invio dei fondi, difficilmente finanzierà muri con un mandato simile. Ma secondo alcuni i paesi dell’est potrebbero approfittare degli aiuti sulla sorveglianza per liberare fondi propri e usarli per costruire muri.

L’altra richiesta sull’immigrazione era quella dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo come l’Italia, che in particolare chiedeva decisioni dure contro le navi delle ONG e più aiuto per contrastare gli sbarchi. Il documento del Consiglio cita una maggiore cooperazione sulle attività di «ricerca e soccorso» in mare, e cita esplicitamente la questione delle navi delle ONG (definite «entità private»), ma di fatto rimanda la discussione alla prossima riunione dei ministri della Giustizia dell’Unione, che si terrà a marzo.

L’altra grande questione affrontata ha riguardato gli aiuti di stato. L’Unione ha regole molto rigide che vietano ai paesi membri di sostenere con finanziamenti e sgravi fiscali le proprie aziende private, ma di recente i grandi investimenti pubblici fatti soprattutto dagli Stati Uniti stanno rischiando di mettere in pericolo la competitività delle aziende europee. Per questo alcuni stati membri – soprattutto quelli più ricchi che possono permettersi di elargire generosi aiuti alle proprie aziende – hanno chiesto di rilassare questi divieti, per competere con gli Stati Uniti. Paesi meno ricchi, come l’Italia, si sono detti invece contrari perché temono che le loro ristrettezze economiche li mettano in una condizione di svantaggio.

Il Consiglio Europeo ha fatto alcune aperture piuttosto limitate, rimandando però il grosso delle decisioni al prossimo Consiglio di marzo.

Ci sono state aperture anche su una terza questione che peraltro era molto cara all’Italia: quella di aumentare la flessibilità nell’utilizzo dei fondi del PNRR, che sono vincolati a criteri molto rigidi. L’Italia sta facendo fatica a rispettare questi criteri, e quindi chiede da tempo di poter spendere i fondi più liberamente, o quanto meno di avere più tempo per decidere come spenderli. Il Consiglio nel suo documento finale chiede effettivamente maggiori flessibilità, ma rimanda le decisioni concrete alle altre istituzioni europee.