Il leader dello Shas Aryeh Deri parla col primo ministro Benjamin Netanyahu (Amir Cohen/Pool Photo via AP)
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  • martedì 24 Gennaio 2023

Guida ai partiti ultraortodossi israeliani

Negli ultimi anni sono diventati sempre più potenti e oggi appoggiano il governo di Benjamin Netanyahu, ma fra loro ci sono distinzioni non indifferenti

Il leader dello Shas Aryeh Deri parla col primo ministro Benjamin Netanyahu (Amir Cohen/Pool Photo via AP)
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Ormai da diversi anni i partiti che rappresentano gli interessi della comunità ebrea ultraortodossa di Israele sono diventati sempre più centrali nella politica israeliana. Una legge elettorale che premia i partiti più piccoli e alcune evidenti tendenze demografiche – una famiglia ultraortodossa ha in media sette figli, che spesso tendono a votare come i genitori – hanno reso questi partiti sempre più influenti all’interno della coalizione di centrodestra, a cui appartengono da tempo.

Nel parlamento eletto a novembre quasi un parlamentare su sei è stato espresso da partiti che rappresentano le comunità ultraortodossa, cioè comunità che seguono regole molto rigide di dottrina religiosa: sono forze politiche che al momento di formare il governo hanno ottenuto dal primo ministro Benjamin Netanyahu diverse concessioni. Anche il primo guaio del nuovo governo è ruotato intorno a un ministro del più influente di questi partiti, lo Shas, spinto alle dimissioni dopo una decisione della Corte Suprema molto contestata da Netanyahu e i suoi alleati.

Anche se i giornali internazionali si riferiscono spesso allo Shas genericamente come a un “partito ultraortodosso” che appartiene alla coalizione degli “ultraortodossi”, in realtà ciascun partito di quest’area ha una storia particolare e separata.

Lo Shas per esempio fu fondato nel 1984 dal rabbino Ovadia Yosef per rappresentare gli interessi degli ebrei sefarditi, cioè dalle origini nordafricane o mediorientali, emigrati in Israele soprattutto nel Secondo dopoguerra. Fin dalla fondazione dello stato israeliano, nel 1948, la maggior parte della classe dirigente nella politica, nell’esercito e nell’amministrazione pubblica è stata formata invece da ebrei di origine ashkenazita, in molti casi scappati dalla persecuzione antisemita dei nazisti (e prima ancora da quella russa).

Sefarditi e ashkenaziti sono termini che si riferiscono alla cultura e a certe pratiche religiose, ma soprattutto all’etnia. Gli ashkenaziti arrivarono in Israele dall’Europa fin dalla fine dell’Ottocento e quindi assomigliano di più agli europei. I sefarditi invece si trasferirono in Israele in tempi più recenti dal Nord Africa e dal Medio Oriente, dove abitano prevalentemente arabi, e quindi ancora oggi fisicamente tendono ad assomigliare a loro. Sia gli ebrei sefarditi sia gli ashkenaziti possono essere non religiosi, ortodossi, oppure ultraortodossi, seguire quindi regole rigidissime di dottrina religiosa.

Lo Shas è nato come un partito etnico, prima ancora che ultraortodosso (quindi rappresentante di una certa etnia, prima che un certo orientamento religioso). Riferendosi agli ebrei sefarditi, la giornalista Gal Gabai ha scritto nel libro La mia terra promessa dell’intellettuale israeliano Ari Shavit: «Noi ebrei orientali non siamo morti nell’Olocausto, non ci siamo fatti uccidere nella Guerra di Indipendenza, non abbiamo partecipato alla costruzione della memoria dell’Olocausto, siamo stati portati qui e siamo stati portati dopo tutto questo […] Abbiamo dovuto provare ogni giorno che non eravamo degli arabi».

Sulla percezione degli ebrei sefarditi di essere ai margini della società israeliana lo Shas ha costruito una notevole retorica populista, sia contro le élite ashkenazite sia contro la cultura di un ebraismo non religioso, come quello promosso fin dalla nascita dello stato di Israele dal Partito Laburista, che ha dominato la politica israeliana fino agli anni Ottanta. Nei primi tempi però il partito raccoglieva un consenso piuttosto trasversale in tutta la comunità sefardita. Alle elezioni del 1992 il suo slogan era «né a destra né a sinistra». Il suo miglior risultato fu alle elezioni del 1999, quando ottenne 17 seggi sui 120 della Knesset, il parlamento israeliano.

Allora come oggi il segretario del partito è Aryeh Deri, un carismatico rabbino di origini marocchine che negli ultimi anni ha spostato a destra la retorica e le posizioni del partito legandosi in maniera sempre più stretta a Netanyahu. Fino a una sentenza della Corte Suprema della settimana scorsa che l’ha ritenuto incompatibile con la carica di ministro per via di una condanna per frode fiscale, Deri era vice primo-ministro di Netanyahu.

Aryeh Deri (Amir Cohen/Pool Photo via AP)

Negli ultimi anni lo Shas si è rivolto con sempre maggiore frequenza agli ebrei sefarditi ortodossi e ultraortodossi. Per esempio promuovendo maggiori finanziamenti per le scuole religiose per bambini e ragazzi, le yeshiva, alcune delle quali sono gestite dal partito stesso.

Il sostegno alle yeshiva – molto criticate dagli israeliani laici, per via del fatto che l’insegnamento di materie come la matematica è subordinato agli studi religiosi – è un importante punto di contatto con gli altri partiti che rappresentano le comunità ultraortodosse: per esempio con il partito Ebraismo della Torah Unito, che rappresenta più nello specifico gli ebrei ultraortodossi di origine ashkenazita.

Nato nel 1992 dalla fusione di due partiti più piccoli che rappresentavano le comunità di ebrei ultraortodossi emigrati rispettivamente dalla Polonia e dalla Lituania, l’obiettivo storico del partito Ebraismo della Torah Unito è quello di ottenere più fondi e benefici possibili per le yeshiva e più in generale per la comunità ultraortodossa ashkenazita: quindi case popolari, sussidi, esenzioni dal pagamento delle tasse e dal servizio di leva. Quest’ultimo in particolare è diventato un tema molto sentito dalle varie comunità ultraortodosse, dato che diverse sentenze della Corte Suprema hanno stabilito l’irregolarità delle leggi che esentano i giovani ultraortodossi dal servizio militare obbligatorio per tutti gli israeliani, dopo le scuole superiori.

I partiti che poi si sono fusi nell’Ebraismo della Torah Unito erano esplicitamente “anti-sionisti”: non però nel senso del termine più usato in Occidente, cioè contrari alla costruzione di uno stato israeliano; ma nel senso che ritenevano che uno stato di Israele non dovesse essere fondato subito, ma solo dopo l’arrivo sulla Terra di un Messia, anticipato dalla Bibbia. Oggi gran parte degli ultraortodossi ha abbandonato queste posizioni, anche se non del tutto.

Qualche settimana fa un quotidiano vicino all’Ebraismo della Torah Unito, Yated Neeman, ha pubblicato per esempio un editoriale non firmato in cui ha definito «una provocazione pericolosa e non necessaria» la recente visita del nuovo ministro israeliano della Pubblica sicurezza, l’estremista di destra Itamar Ben-Gvir, alla Spianata delle Moschee di Gerusalemme, un luogo a cui di solito hanno accesso solo i fedeli musulmani. Ben-Gvir fa parte del partito Potere Ebraico, che a sua volta ha sostenitori tra gli ebrei ultraortodossi, e può essere considerato un fervente nazionalista e con forti posizioni sioniste: vorrebbe uno stato israeliano che includesse tutti i territori palestinesi. La visita alla Spianata è stata giudicata troppo estremista dallo Yated Neeman, che ha invece espresso posizioni che potremmo definire più vicine all’antisionismo descritto sopra.

Il leader di Ebraismo della Torah Unito, Yitzhak Goldknopf (Menahem Kahana/Pool Photo via AP)

Esistono poi diversi partiti che non rappresentano esplicitamente gli interessi della comunità ultraortodossa, ma hanno posizioni che legano il nazionalismo israeliano all’ebraismo religioso, e per questo stanno attirando i voti degli elettori ultraortodossi delusi dai propri tradizionali riferimenti.

Il più famoso è il Partito Sionista Religioso, noto informalmente come Tkuma. Ad oggi il Tkuma controlla 7 seggi nella Knesset. il suo leader è il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, un ebreo ortodosso noto per le sue posizioni molto radicali, che di recente ha detto a una rivista per ultraortodossi: «Più lo stato israeliano promuove lo studio della Bibbia, l’ebraismo religioso […] più Dio ci darà grande abbondanza».

Questi partiti hanno una connotazione esplicitamente sionista e nazionalista, a differenza dell’Ebraismo della Torah Unito e in parte anche dello Shas. È il caso di Potere Ebraico, considerato da molti il successore di Kach, un movimento estremista fondato dal rabbino americano Meir Kahane dichiarato fuorilegge nel 1994 per le sue posizioni razziste anti-musulmane e i suoi ripetuti incitamenti alla violenza contro i palestinesi. Ancora oggi Kach è considerato un’organizzazione terroristica dall’Unione Europea.

Potere Ebraico fu fondato dieci anni fa e fino alle ultime elezioni vantava una poco invidiabile storia di sconfitte elettorali: nonostante si fosse presentato a sette elezioni era riuscito a eleggere un solo parlamentare, Ben-Gvir, al settimo tentativo, l’anno scorso. Quest’anno però ha superato le aspettative e ha eletto 6 parlamentari alla Knesset dopo una campagna elettorale rivolta anche e soprattutto ai giovani ultraortodossi delusi dai partiti che normalmente rappresentano la loro comunità.