(David Ramos/Getty Images)
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I luoghi in cui si giocheranno i Mondiali di calcio

Gli otto stadi che ospiteranno il torneo in Qatar sono anche i simboli delle tante contraddizioni che circondano l'organizzazione

(David Ramos/Getty Images)
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Le oltre sessanta partite dei Mondiali di calcio in Qatar, in programma dal 20 novembre al 18 dicembre, si giocheranno in otto stadi. Sette di questi sono stati fatti negli ultimi tre anni e solo uno esisteva già, ma è stato comunque ampiamente ristrutturato. Solo a guardarli, questi stadi, emergono due aspetti che saltano spesso fuori quando si parla dei Mondiali in Qatar. Il primo è che sono progetti costosissimi e all’avanguardia; il secondo è che dietro la loro realizzazione e alla base del loro funzionamento ci sono aspetti controversi dal punto di vista etico, sociale, ambientale ed economico.

I Mondiali in Qatar sono i primi in un paese arabo, i primi giocati quando nell’emisfero boreale è inverno (giocare in estate in Qatar sarebbe stato improponibile) e i primi ospitati da un paese con così poca storia calcistica: la nazionale locale, ammessa di diritto in quanto ospitante, è cinquantesima nel ranking mondiale FIFA, ma solo grazie ai grandi investimenti fatti di recente; dieci anni fa era oltre la centesima posizione.

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Si stima che per organizzare questa edizione dei Mondiali, il Qatar – che ha circa tre milioni di abitanti, molti dei quali stranieri – abbia speso l’equivalente di almeno 200 miliardi di euro in infrastrutture, compresi un nuovo aeroporto internazionale e un sistema tutto nuovo di trasporto urbano.

Le controversie riguardano praticamente ogni aspetto organizzativo, fin dall’assegnazione, le cui modalità — come successo anche in altre edizioni — rimangono parecchio opache. Si aggiungono poi le questioni legate ai diritti umani, in particolare all’approccio del Qatar verso la comunità LGBTQ+, e quelle legate al modo in cui il paese ha trattato i lavoratori impiegati nella costruzione delle infrastrutture: gli stadi, ma anche tanti altri impianti necessari all’organizzazione e più lontani dalle attenzioni internazionali.

Operai nei cantieri di Doha (Getty Images)

In generale, tutto ruota attorno al fatto che un paese problematico e governato in modo autoritario come il Qatar abbia potuto, grazie ai soldi, organizzare uno dei più grandi eventi al mondo, che sfrutterà per mettersi in mostra provando a far dimenticare al mondo tutte le sue gravi criticità.

Gli stadi sono i simboli di queste contraddizioni. Da una parte, infatti, vengono presentati dal paese ospitante e dalla FIFA come altamente ecologici, riciclabili e proiettati al futuro; dall’altra ci sono profondi dubbi su tutto ciò che, visto il clima del paese, sarà necessario fare per avere prati sempre verdi e temperature più basse all’interno degli impianti, che in certi casi rischiano di diventare concretissimi esempi di “cattedrali nel deserto”.

Nel presentare gli stadi dei Mondiali del 2022 la FIFA e il Qatar hanno insistito anzitutto sul fatto che tutti e otto si trovino piuttosto vicini l’uno con l’altro: cinque di essi sono serviti dalla metropolitana di Doha, la capitale del paese, e la massima distanza tra due stadi dei Mondiali è di circa 75 chilometri.

Gli organizzatori insistono inoltre sul fatto che essendo tutti di recente costruzione o ristrutturazione, gli stadi – completati con largo anticipo rispetto all’inizio della competizione – siano stati realizzati rispettando i più alti standard esistenti, in particolare per quanto riguarda la sostenibilità ambientale: a questo proposito, un frequente riferimento è quello allo standard GSAS, un sistema per la valutazione di costruzioni e infrastrutture usato nei paesi del Nordafrica e del Medio Oriente.

1. Lusail Stadium
Con oltre 80mila posti è il più grande tra gli stadi dei Mondiali e quello che ospiterà il maggior numero di partite, finale compresa. Prende il nome dalla città in cui si trova, deve la sua forma a quella della tradizionale lanterna fanar ed è costato quasi 800 milioni di euro. Al termine dei Mondiali dovrebbe essere riadattato per diventare un centro polifunzionale che ospiterà abitazioni, negozi, ristoranti, cliniche e perfino una scuola.

(David Ramos/Getty Images)

La FIFA scrive che i materiali rimossi per riconvertire lo stadio saranno «conservati e dove possibile riutilizzati e donati a comunità che necessitano di infrastrutture sportive». Sempre la FIFA parla di alcune soluzioni volte a limitare il consumo d’acqua per irrigare lo stadio e le aree verdi circostanti e di materiali da costruzione che «proteggono lo stadio dal vento caldo, impediscono alla sabbia di entrare e permettono però alla luce di illuminare il campo lasciandolo allo stesso tempo in ombra».

Dopo aver ospitato di recente una partita di club tra una squadra saudita e una egiziana, lo stadio di Lusail è stato criticato per code, disservizi e problemi vari, tra le altre cose anche al sistema di condizionamento e alla fornitura d’acqua agli spettatori.

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2. Al Bayt Stadium
Con 60mila posti è il secondo stadio per capienza ed è inoltre quello che ospiterà la partita inaugurale tra Qatar ed Ecuador. È costato un po’ meno di 300 milioni di euro e ha una forma che vuole ricordare quella delle tende usate in passato nel paese dai nomadi: le bayt al sha’ar’, alle quali deve anche il nome. È circondato da un parco grande quanto trenta campi da calcio, che ospita piste e sentieri per la corsa, il ciclismo, l’equitazione e anche per i giri a dorso di cammello.

A Mondiali terminati una parte della struttura dello stadio sarà rimossa e la sua capienza ridotta: parte dei sedili sarà destinata ad altre strutture sportive in Qatar e straniere e quel che resterà dello stadio ospiterà, tra le altre cose, un hotel a cinque stelle, una palestra e un centro per la medicina sportiva.

(David Ramos/Getty Images)

Il Guardian – un giornale che sta dedicando molti approfondimenti a tutte le criticità di questi Mondiali – ha scritto che lo stadio Al Bayt «è probabilmente il migliore» fra quelli realizzati, ma ha anche raccontato estesamente la complicata situazione di chi ha lavorato alla sua realizzazione in stato di semi-schiavitù.

3. Stadium 974
Così come ognuno dei restanti stadi di questo elenco ha una capienza di circa 40mila posti. Si trova nell’area portuale di Doha (tra gli otto stadi è l’unico che si affaccia sul mare) e la sua particolarità, a cui deve il nome, è che è stato realizzato usando 974 container. Siccome anche altre sue parti sono modulari, è uno stadio che potrà essere completamente smontato ed eventualmente rimontato altrove, o perfino “diviso” in impianti più piccoli. È l’unico stadio dei Mondiali in Qatar a non avere un sistema per il condizionamento dell’aria, visto che è stato realizzato per essere «naturalmente ventilato».

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4. Al Janoub Stadium
È uno stadio progettato dallo studio Zaha Hadid Architects. Ha un tetto scorrevole che permette di chiuderlo completamente, così da poterlo usare anche d’estate, e la sua forma vuole ricordare quella di alcune tradizionali navi usate per la pesca di perle. Dopo i Mondiali la sua capienza sarà dimezzata e portata a circa 20mila posti. Parte della struttura sarà riadattata per ospitare, tra le altre cosa, una scuola e una moschea.

(David Ramos/Getty Images)

5. Ahmad Bin Ali Stadium
La particolarità di questo stadio, costruito nella città di Al Rayyan, è la sua parte esterna, che ricrea diversi simboli del Qatar e che sarà usata per mostrare informazioni sul paese e sull’evento. Dopo i Mondiali anche l’Ahmad Bin Ali Stadium, in gran parte costruito riutilizzando i materiali di un precedente stadio con lo stesso nome, vedrà ridotta la sua capienza.

(David Ramos/Getty Images)

6. Khalifa International Stadium
È l’unico stadio a non essere stato completamente costruito o ricostruito dopo l’assegnazione dei Mondiali, perché esiste dal 1976. Negli ultimi anni, questo stadio caratterizzato da due grandi arcate superiori che già nel 2019 ha ospitato i criticati Mondiali di atletica leggera, è stato ampliato con l’aggiunta di oltre 10mila posti.

(Michael Steele/Getty Images)

7. Al Thumama Stadium
La sua forma vuole ricordare la gahfiya, un cappello tradizionale diffuso in gran parte del Medio Oriente, e anche questa struttura passerà da 40mila a 20mila posti dopo i Mondiali. L’idea principale è di trasformarlo in un centro sportivo polifunzionale.

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8. Education City Stadium
La sua parte esterna è composta da elementi geometrici studiati per cambiare colore a seconda del modo in cui sono colpiti dal sole e sì, sarà in parte smantellato dopo i Mondiali, così da far posto alla solita serie di strutture sportive e commerciali.

(David Ramos/Getty Images)

«Il Qatar ha mantenuto la parola» ha scritto Rory Smith sul New York Times. «Aveva promesso che avrebbe fatto le cose in grande e le ha fatte, senza badare a spese e senza lasciare nulla di intentato. I suoi piani sono grandiosi, ambiziosi e spettacolari». Gli stadi sono quanto di più moderno si potesse fare e spesso sono stati progettati pensando al futuro. In molti casi, inoltre, sono stati fatti pensando a come evitare di disperdere troppa acqua e a come limitarne l’impatto ambientale.

Resta però il fatto che sono stadi – tanti stadi, molto vicini tra loro – realizzati in un luogo arido dove prima non esisteva nulla. È stato calcolato che per ogni campo e per ogni giorno dei Mondiali serviranno non meno di diecimila litri d’acqua. Acqua che dovrà in larga parte essere ottenuta desalinizzando quella del mare, cosa che avrà un grande impatto sia ecologico che energetico. Simili ragionamenti sono stati fatti per il condizionamento: seppur con tutte le attenzioni e le tecnologie del caso, abbassare per ore le temperature di luoghi così grandi e affollati, così da renderli più sopportabili sia per gli spettatori che per i calciatori, richiederà ovviamente grandi consumi energetici.

Il Qatar insiste molto sul fatto che gli stadi siano attenti all’ambiente, ma già nel 2021 la FIFA aveva stimato la produzione, durante i Mondiali in Qatar, di un totale di oltre 3,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica: secondo alcuni è una sottostima, ma già così è più del doppio rispetto ai Mondiali in Russia del 2018 e più di quanto un paese come l’Islanda produce in un anno intero.

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