Gustavo Petro (AP Photo/Ivan Valencia)
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  • mercoledì 22 Giugno 2022

La storia del gruppo rivoluzionario armato di cui fece parte Gustavo Petro

Il nuovo presidente della Colombia, il primo di sinistra del paese, militò per un periodo nell'M-19, che cessò la lotta armata nel 1990

Gustavo Petro (AP Photo/Ivan Valencia)
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Il progressista Gustavo Petro è stato eletto domenica nuovo presidente della Colombia, il primo di sinistra nella storia del paese. La notizia ha fatto il giro del mondo non solo per l’eccezionalità dell’evento dovuta all’orientamento politico di Petro, ma anche a causa del passato del neoeletto presidente. Petro è infatti un ex guerrigliero del Movimento 19 aprile (M-19), un gruppo rivoluzionario armato attivo in Colombia soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta. Il M-19 cessò la lotta armata solo nel 1990, dopo avere firmato un accordo di pace con il governo, e poi si trasformò in un partito politico, l’Alleanza Democratica M-19. Fu proprio in quegli anni che iniziò il lungo e complicato processo di pace nel paese, che coinvolse altri gruppi armati e che nel 2016 portò all’accordo tra il governo e il gruppo armato più noto della Colombia, le FARC.

L’M-19 (Movimiento 19 de abril) nacque nel 1973 in risposta ad alcuni presunti brogli elettorali alle presidenziali del 1970, vinte dal conservatore Misael Pastrana Borrero, e nel contesto più ampio di una serie di conflitti interni al paese, legati alle disuguaglianze sociali e a un potere politico percepito come antidemocratico e corrotto.

Rispetto ad altri movimenti di guerriglia di sinistra attivi in quegli anni, come le FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) o l’ELN (Ejército de Liberación Nacional), l’M-19 era più piccolo e di stampo più nazionalista: quantomeno nelle sue fasi iniziali, si diede come obiettivo la trasformazione della società e della politica colombiana in senso più democratico e più equo.

L’azione con cui il gruppo guadagnò notorietà fu il furto, nel 1974, della spada del rivoluzionario venezuelano Simón Bolívar dalla sua casa-museo Quinta de Bolívar di Bogotà, la capitale della Colombia: insieme a una serie di piccoli furti compiuti nei mesi precedenti, quello della spada contribuì all’iniziale immagine «in stile Robin-Hood» di questo movimento. L’azione fu accompagnata dallo slogan «con il popolo, con le armi!», e Bolívar, il rivoluzionario che contribuì all’indipendenza di vari paesi del Sudamerica dalla dominazione coloniale spagnola, fu rappresentato come il liberatore del popolo colombiano, oppresso da un potere tirannico e ingiusto.

Le cose, però, cambiarono quasi subito, e l’M-19 intraprese la lotta armata. La prima azione ufficiale fu nel 1976, quando il movimento rapì e uccise José R. Mercado, un dirigente sindacale accusato di essere un traditore della classe operaia e un agente sotto copertura della CIA, la principale agenzia di intelligence statunitense. Nei due anni successivi il movimento rapì circa 400 persone, e si espanse e rafforzò anche grazie al contributo di altri movimenti sudamericani di guerriglia urbana di sinistra, come i Montoneros argentini e i Tupamaros uruguaiani.

Fu in questi anni che al movimento aderì Gustavo Petro: era il 1978, Petro aveva 18 anni ed era uno studente universitario appena iscritto alla facoltà di Economia, proveniente da una famiglia di contadini di origini italiane. Anni dopo, in un’autobiografia, Petro scrisse che per lui e altri ragazzi come lui, fino a quel momento dediti all’attivismo a parole, nelle assemblee o nei caffè, l’idea di entrare in un movimento di guerriglia era spaventosa ma al tempo stesso seduttiva, anche alla luce della diffusione e della popolarità, tra molti giovani sudamericani e del mondo in quegli anni, delle idee di sinistra.

Un sostenitore di Gustavo Petro con la bandiera dell’M-19 (AP Photo/Andres Quintero)

A partire dalla fine degli anni Settanta, l’M-19 compì numerosi sequestri e rapine, tra cui una in un deposito dell’esercito colombiano, da cui furono sottratte più di 5mila armi. Gli anni Ottanta furono il decennio di maggiore attività del gruppo, con attacchi armati, presa di ostaggi e omicidi. La risposta del governo fu durissima, con arresti e azioni a volte anche molto violente.

Nel 1977 il movimento rapì il direttore dell’azienda agroindustriale Indupalma, per sostenere la lotta dei suoi dipendenti che chiedevano migliori condizioni di lavoro. Nel 1980, in risposta all’arresto da parte dell’esercito del suo leader Jaime Bateman, il movimento assaltò l’ambasciata della Repubblica Dominicana mentre al suo interno si svolgeva un incontro tra diplomatici: furono prese in ostaggio 50 persone e i negoziati per la loro liberazione durarono 61 giorni. Alla fine le due parti raggiunsero un accordo: il movimento liberò gli ostaggi; in cambio ottenne un riscatto da un milione di dollari e la garanzia per gli uomini coinvolti nell’attacco di potersi rifugiare a Cuba senza essere arrestati.

In quegli anni il movimento si scontrò in modo molto violento anche con altre bande criminali attive in Colombia, tra cui i trafficanti di droga, inclusi quelli del cartello di Medellin di Pablo Escobar, uno dei più famosi trafficanti di droga di tutti i tempi.

L’azione forse più nota del movimento M-19 fu la presa del palazzo di Giustizia, sede della Corte suprema colombiana, a Bogotà, nel novembre del 1985: un numero imprecisato di guerriglieri entrò nel palazzo e prese in ostaggio 50 persone. Le forze di sicurezza colombiane risposero con estrema violenza, uccidendo i membri del movimento e moltissime altre persone all’interno dell’edificio: alla fine i morti furono più di 100, tra cui metà dei giudici della Corte suprema.

Fu uno dei momenti più difficili della storia recente colombiana: trent’anni anni dopo, nel 2005, una Commissione istituita dalla Corte per indagare su quei fatti stabilì che la responsabilità dell’esito tragico di quell’azione non fu solo dei guerriglieri dell’M-19, ma anche dell’esercito e della sua risposta sproporzionata e particolarmente violenta.

L’attacco al palazzo di Giustizia, secondo alcune ricostruzioni della storia del movimento, cambiò le cose: l’M-19 continuò con la propria attività, ma cominciò a perdere sostegno. La fondazione Berghof, che si occupa di violenza politica, conflitti e riconciliazione, ha scritto che Carlos Pizarro, uno dei fondatori poi assassinato nel 1990, descrisse gli anni successivi all’assalto del 1985 come l’«attraversamento di un deserto», perché il gruppo cominciò a perdere molto sostegno, e i colombiani a essere stanchi della violenza di quegli anni.

I negoziati di pace col governo iniziarono nella seconda metà degli anni Ottanta. Per molto tempo non portarono a molto, finché nel 1990 l’M-19 firmò un accordo di pace e accettò di cessare la lotta armata: fu il primo movimento di guerriglia a farlo, poi fu seguito da altri, in un processo di pace molto commentato e studiato nel mondo. Le violenze comunque non terminarono quell’anno: dall’M-19 si distaccò per esempio una cellula chiamata Bateman Cayón Group, che continuò a compiere attacchi armati fino al 2001. Le FARC, il più grosso movimento di guerriglia della Colombia, fecero un accordo di pace col governo solo nel 2016 (dai risultati comunque parziali, dato che una parte del movimento ha continuato la lotta armata).

Con l’accordo di pace il movimento M-19 si trasformò nel partito Alianza Democrática M-19 (AD M-19): Gustavo Petro fu uno dei suoi co-fondatori insieme a Carlos Pizarro, che poco dopo fu ucciso.

Ad assassinare Pizarro, su un volo diretto da Bogotà a Barranquilla, fu un sicario, forse appartenente al gruppo paramilitare di estrema destra Autodefensas Unidas de Colombia (AUC): Pizarro aveva appena accettato la nomina a candidato presidenziale alle elezioni del 1990, per l’AD M-19. Il partito crebbe e divenne popolare, e contribuì alla riforma della Costituzione colombiana nel 1991, in senso più democratico e orientato al rispetto dello stato di diritto.

L’espansione del partito fu parzialmente frenata, nel 1992, dall’arresto di oltre 30 membri per l’assalto del Palazzo di Giustizia del 1985. L’AD M-19 si sciolse nel 1997, e molti suoi membri confluirono in partiti di sinistra democratici come il Polo Democrático Independiente (PDI), sciolto nel 2011, o il Polo Democrático Alternativo (PDA). Petro, domenica, ha vinto le elezioni come leader del partito Colombia Humana, progressista e fondato da alcuni ex membri del PDA.