L’abusata simbologia di Harry Potter per commentare l’attualità politica

I murales comparsi in Polonia su Zelensky e Putin sono l'ultimo esempio di una tendenza tanto consolidata quanto criticata

di Pietro Minto

(l'artista Kawu su Instagram)
(l'artista Kawu su Instagram)
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Lo scorso 28 febbraio l’artista di strada polacco Kawu ha pubblicato sul suo profilo Instagram un murale da lui realizzato a Poznań, una città della Polonia occidentale. Raffigura il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nei panni di Harry Potter e il presidente russo Vladimir Putin come il suo antagonista, Voldemort. L’immagine ha avuto successo sui social network suscitando reazioni diverse: accanto a chi ha trovato calzante il parallelo tra i due capi di stato e i personaggi di J.K. Rowling, autrice della saga di romanzi per ragazzi Harry Potter, c’è chi l’ha criticata per la superficialità con cui tratta un conflitto complesso e tragico, riducendolo a una banale lotta tra il bene e il male.

 

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Negli ultimi anni, infatti, la serie di Harry Potter è stata spesso utilizzata per commentare la cronaca politica, tanto da aver ispirato un meme che è tornato a circolare, soprattutto su Twitter, in questi giorni: “Read another book”, ovvero “leggete un altro libro”. Secondo il sito Know Your Meme, che da anni cataloga e analizza contenuti virali di questo tipo, “Read another book” è una frase con cui «si criticano le persone che usano la serie di Harry Potter per confrontare gli avvenimenti reali a quelli dei libri».

 

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La storia del meme ha origini poco chiare e documentate, come spesso avviene con questo tipo di contenuti. La sua diffusione è aumentata con l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America, quando molte persone proposero paragoni tra alcune scene di Harry Potter e la politica statunitense per cercare di spiegare, e spiegarsi, quello che stava succedendo. Uno dei primi impieghi di questo meccanismo interpretativo risale al 12 novembre 2016, appena tre giorni dopo la vittoria di Trump, quando il giornalista inglese Luke Bailey pubblicò su Twitter un collage di articoli, post e tweet sull’argomento, tutti caratterizzati dal confronto tra la politica e Harry Potter, chiedendo ai loro autori proprio di “leggere un altro libro, qualsiasi altro libro”, lamentandosi della povertà e della banalità del paragone.

Tra il materiale raccolto da Bailey c’era una foto che mostrava i membri dello staff del presidente Barack Obama guardare da lontano il presidente eletto Trump visitare per la prima volta la Casa Bianca. L’immagine era affiancata a una scena del film Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 2, in cui gli studenti della scuola di magia di Hogwarts si ritrovano di fronte a Voldemort in persona mentre entra nell’edificio. Il parallelo tra la scuola di magia e la residenza del presidente degli Stati Uniti era già stato proposto il giorno stesso della vittoria di Trump, quando l’attrice Kate Hackett commentò la notizia ricordando che “anche Hogwarts cadde in mano a Voldemort”.

Secondo questa interpretazione, la Casa Bianca era stata “conquistata” da potenze oscure, proprio come Hogwarts nei libri di Rowling. Alcune scelte stilistiche dell’amministrazione Trump (come il ritratto ufficiale scelto dal presidente, serioso e torvo, o le discusse decorazioni natalizie dell’allora first lady Melania Trump) contribuirono alla diffusione di questo tipo di paragoni. Alla fine di quell’anno, Esquire arrivò a pubblicare un articolo intitolato “Donald Trump non è Voldemort. Donald Trump è reale”, che criticava la «stupida nostalgia» alla base del parallelismo.

La vittoria di Joe Biden alle presidenziali statunitensi del 2020 sembrava aver chiuso questa fase del meme: i fan di Harry Potter avevano liberato la loro Hogwarts, Voldemort era stato sconfitto. La guerra in Ucraina ha però ridato vita al genere: questa volta, secondo alcuni, il mago oscuro sarebbe Putin mentre il presidente ucraino Zelensky, simbolo della resistenza del Paese, viene paragonato a Harry Potter. L’opera citata di Kawu, ad esempio, ritrae il presidente ucraino con le caratteristiche principali del protagonista della serie: gli occhiali tondi e una cicatrice sulla fronte (in questo caso è a forma di Z, la lettera che viene dipinta sui mezzi militari russi, perché nella storia viene inflitta a Harry Potter dal suo nemico).

I personaggi ideati della serie fantasy vengono usati come archetipi di conflitti politici anche al di fuori degli Stati Uniti e da prima di Trump. Secondo Anthony Gierzynski, professore di scienze politiche della University of Vermont e autore di un saggio sull’influenza politica e culturale della serie (Harry Potter and the Millennials: Research Methods and the Politics of the Muggle Generation), il personaggio di Voldemort era già stato usato nel 2011 come termine di paragone politico per personaggi della destra americana come Rick Perry e Dick Cheney.

La trasformazione di Voldemort da Trump a Putin si è accompagnata a un altro cambiamento avvenuto negli ultimi anni. A partire dal 2019, anno d’uscita del film Avengers: Endgame, i supereroi della Marvel sono stati usati sempre più spesso in modo simile a quello riservato a Harry Potter. Un esempio è il fotomontaggio di “Captain Ukraine”, che rappresenta Captain America con il volto di Zelensky. Anche durante la campagna elettorale americana del 2020 una scena di Endgame era stata usata per commentare lo scontro tra Biden, i Democratici e Donald Trump, accumulando 35 milioni e mezzo di visualizzazioni su Twitter.

Nel dicembre 2019 fu invece l’account ufficiale del comitato per la raccolta fondi (PAC) a sostegno di Donald Trump a condividere un breve video in cui l’ex presidente vestiva i panni del supercattivo del film Thanos, dicendo di essere “inevitabile”. Quest’ultimo è stato peraltro un caso piuttosto anomalo, in cui l’antagonista della Marvel veniva usato come simbolo positivo di potere e vittoria.

Il recente successo della saga della Marvel è anche coinciso con una profonda crisi nel rapporto tra una parte dei fan di Harry Potter e l’autrice Rowling, che a partire dal 2020 ha iniziato a ricevere estese accuse di transfobia per aver pubblicato diversi tweet controversi sulle questioni dell’identità di genere e del sesso biologico, elencando poi in un post nel suo blog i “cinque motivi per essere preoccupati del nuovo attivismo trans”. Queste posizioni di Rowling hanno deluso alcuni dei fan più progressisti della serie, dando nuova energia a chi da tempo criticava chi ricorreva a Harry Potter per interpretare la realtà, senza mai “leggere un altro libro”.

A conferma di quanto l’universo di Harry Potter sia in qualche modo legato al discorso politico globale, le reazioni critiche nei confronti di Rowling sono state strumentalizzate dallo stesso Putin. Lo scorso 25 marzo, durante un intervento sulla situazione in Ucraina, il presidente russo ha attaccato la “cancel culture”, accusando l’Occidente di voler “cancellare” la Russia proprio come ha già fatto con «l’autrice di libri per ragazzi pubblicati in tutto il mondo, solo perché non soddisfa le loro esigenze per quanto riguarda i diritti di genere».