Fathi Bashagha (AP Photo/Hassene Dridi)
  • Mondo
  • giovedì 10 Febbraio 2022

La Libia ha di nuovo due primi ministri

C'è quello vecchio appoggiato dall'ONU, che opera dalla città occidentale di Tripoli, e quello nuovo nominato dal parlamento, che ha sede nella città orientale di Tobruk

Fathi Bashagha (AP Photo/Hassene Dridi)

Giovedì il parlamento libico, che ha sede nella città orientale di Tobruk, ha annunciato la nomina di un nuovo primo ministro della Libia, l’ex ministro dell’Interno Fathi Bashagha, che era rimasto l’unico candidato dopo il ritiro di Khalid al Baibas. Il problema è che la nomina non è stata considerata né legittima né valida dall’attuale primo ministro, Abdul Hamid Dbeibah, che è a capo di un governo ad interim che opera da Tripoli, la capitale libica e principale città nell’ovest del paese. Dbeibah ha detto di non avere alcuna intenzione di rinunciare al suo incarico.

Come ha scritto Associated Press, gli ultimi sviluppi potrebbero aggravare ulteriormente la situazione politica in Libia, che si era già complicata dopo la decisione dello scorso 24 dicembre di rimandare le elezioni presidenziali fissate anche con l’accordo dell’ONU. Potrebbero inoltre riportare il paese indietro di oltre un anno, quando in Libia c’erano due governi in competizione tra loro, uno a Tripoli e uno a Tobruk, e due schieramenti armati formati da milizie che si combattevano per prendere il controllo del territorio.

La nomina di un nuovo primo ministro da parte del parlamento di Tobruk è stato il risultato di tensioni accumulate nelle ultime settimane, ma anche la dimostrazione della fragilità dell’assetto istituzionale che era uscito dagli accordi del febbraio 2021 mediati dall’ONU. Quegli accordi prevedevano che il parlamento nazionale avesse sede a Tobruk, mentre il governo di unità nazionale (il primo dopo sette anni di divisioni) operasse da Tripoli.

La diffidenza del parlamento verso il nuovo governo, creato per favorire un processo di riconciliazione nazionale e portare la Libia verso nuove elezioni, era cresciuta dopo il fallimento dell’organizzazione delle presidenziali di dicembre.

Il voto era saltato soprattutto per disaccordi relativi ai criteri di selezione dei candidati, i più importanti dei quali avevano caratteristiche considerate problematiche, controverse o per qualche motivo preoccupanti. Tra le candidature più contestate c’era stata proprio quella del primo ministro ad interim, Dbeibah, che quando era stato nominato con l’approvazione della comunità internazionale aveva premesso che non avrebbe partecipato alle elezioni per la presidenza. Poi però aveva cambiato idea, la commissione elettorale aveva accettato la sua candidatura ma diversi suoi rivali avevano fatto ricorso e l’avevano assai criticato.

Secondo il parlamento di Tobruk, essendo un ruolo ad interim, l’incarico di Dbeibah sarebbe di fatto terminato il 24 dicembre, nonostante non si siano tenute le elezioni presidenziali. Dbeibah ha sostenuto di avere avviato dei colloqui per stabilire una nuova “roadmap” che preveda il voto a giugno, ma non ha convinto i suoi oppositori.

Non è chiaro cosa succederà ora, e se la presenza di due primi ministri spingerà nuovamente la Libia in una situazione di caos e violenza come quella precedente agli accordi del febbraio 2021. È comunque improbabile che si riescano a tenere nuove elezioni in tempi brevi, considerato che la commissione elettorale ha detto di avere bisogno di almeno otto mesi per organizzare un nuovo voto.