Max Verstappen e Lewis Hamilton nel Gran Premio d'Arabia Saudita a Gedda (Dan Mullan/Getty Images)
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  • giovedì 9 Dicembre 2021

Cosa rende speciale il finale della Formula 1

Ad Abu Dhabi Hamilton e Verstappen si giocano il Mondiale partendo a pari punti, al termine di mesi di scontri letterali e non

Max Verstappen e Lewis Hamilton nel Gran Premio d'Arabia Saudita a Gedda (Dan Mullan/Getty Images)

Qualsiasi sarà l’esito della gara, il Gran Premio di Abu Dhabi in programma domenica pomeriggio (partenza ore 14) verrà ricordato come uno dei finali di stagione più seguiti ed emozionanti nella storia della Formula 1. Max Verstappen della Red Bull e Lewis Hamilton della Mercedes ci arrivano da primi a pari merito nella classifica piloti con 369,5 punti ciascuno. Non ci sono molti calcoli da fare: chi arriva prima dell’altro tra le prime dieci posizioni sarà il campione del mondo.

È dal primo Gran Premio della stagione di Formula 1 più lunga di sempre — iniziata il 28 marzo scorso — che Verstappen e Hamilton competono punto su punto. Questa loro rivalità, cresciuta gara dopo gara e segnata puntualmente da scontri e incidenti, ha raggiunto il picco lo scorso fine settimana in Arabia Saudita e arriverà al culmine ad Abu Dhabi, dove visti i precedenti tra i due piloti nelle gare più tese, c’è da aspettarsi un po’ di tutto.

Due piloti molto diversi
Verstappen è olandese, ha 24 anni e ha la possibilità di vincere il suo primo titolo mondiale in carriera. Hamilton è inglese, ha dodici anni in più e di titoli mondiali ne ha vinti sette, più di tutti ad eccezione di Michael Schumacher, che però ora potrebbe staccare. Gli ultimi quattro li ha vinti consecutivamente. In pista Verstappen e Hamilton sanno essere entrambi estremamente aggressivi, anche se in modi molto diversi tra loro.

Verstappen è figlio di un ex pilota di Formula 1 ed è stato indirizzato allo sport dall’ambiente in cui è cresciuto: ha iniziato a correre in Formula 1 prima ancora di avere la patente stradale. Fin da subito si è distinto per uno stile di guida aggressivo e a tratti spericolato, caratterizzato da intuizioni straordinarie e abilità fuori dal comune sul bagnato. Hamilton invece è partito dal nulla e si guadagnato tutto gara dopo gara, fino a diventare il miglior pilota della sua generazione (e secondo molti di sempre) grazie a capacità uniche soprattutto nella costanza, nell’interpretazione e nella gestione delle gare.

Il primo incidente, a Silverstone
Il primo plateale episodio che aveva sancito il passaggio alle “maniere forti” nella rivalità tra i due in questa stagione si era visto nel Gran Premio di Gran Bretagna del 21 luglio. Nelle precedenti nove gare Verstappen aveva ottenuto cinque vittorie dimostrando di avere in quel momento l’auto più performante del Mondiale. Hamilton — la cui Mercedes era stata nettamente la monoposto migliore negli anni precedenti— aveva vinto solo tre Gran Premi, senza però mai allontanarsi troppo dal rivale.

A Silverstone, Verstappen era partito dalla pole position, ottenuta grazie alla vittoria nella sprint qualifying del sabato precedente. In gara i due avevano corso fianco a fianco il primo giro fino alla famosa curva Copse, una delle più veloci del circuito inglese. All’ingresso in curva, Hamilton aveva provato a inserirsi all’interno di Verstappen con una manovra molto rischiosa, e infatti sterzando verso destra Verstappen aveva urtato la sua ruota posteriore con l’anteriore di Hamilton, finendo dritto contro le barriere a oltre 300 chilometri orari.

Per quella manovra Hamilton era stato poi penalizzato di dieci secondi, me era comunque riuscito a vincere la gara raggiungendo e superando la Ferrari di Charles Leclerc a pochi giri dal termine. Dall’incidente erano poi venuti fuori i primi screzi in pubblico tra Verstappen e Hamilton, e tra Mercedes e Red Bull. Per Verstappen era stato «irrispettoso» da parte di Hamilton festeggiare la vittoria come se non fosse successo nulla, mentre per Toto Wolff, team principale della Mercedes, la guida di Verstappen era stata «troppo aggressiva».

Il secondo, a Monza
Nelle successive tre gare Verstappen era riuscito a rimediare ai punti persi a Silverstone vincendo in Belgio e nei Paesi Bassi e limitando i danni in Ungheria con un nono posto dopo essere stato coinvolto in un incidente a poche curve dalla partenza.

Il 12 settembre, nel Gran Premio d’Italia, Verstappen era partito in seconda posizione e Hamilton dalla quinta. Al ventiseiesimo giro, uscendo dai box, Hamilton si era affiancato a Verstappen, in arrivo dal lungo rettilineo di Monza verso la prima variante. Lì i due si erano trovati ruota a ruota e l’auto di Verstappen, sbalzata da un cordolo, era finita sopra a quella di Hamilton e poi fuori pista.

L’incidente, spettacolare e fortunatamente senza conseguenze per i piloti, era costato la gara a entrambi. Verstappen era stato sanzionato successivamente con una retrocessione di tre posizioni nella griglia di partenza del Gran Premio di Russia.

La rimonta della Mercedes
Dal Gran Premio d’Italia del 12 settembre a quello di Città del Messico del 7 novembre, Verstappen aveva continuato a guadagnare punti fino ad accumulare un vantaggio considerevole su Hamilton. Ma la domenica successiva, in Brasile, qualcosa è cambiato. Da lì in poi la Mercedes, rinvigorita da un nuovo motore, si è dimostrata nettamente l’auto più veloce, tanto da riuscire a rimediare subito a due diverse sanzioni date ad Hamilton sul circuito di San Paolo: la partenza all’ultimo posto nella sprint qualifying per le misure irregolari riscontrate nell’ala posteriore e poi l’arretramento di cinque posizioni in griglia di partenza per il cambio del motore.

Nonostante la somma delle sanzioni, nel weekend in Brasile Hamilton aveva rimontato quindici posizioni nella sprint qualifying, limitando così i danni nella griglia di partenza. Nella gara di domenica aveva completato un’altra grande rimonta, riuscendo a piazzarsi davanti a Verstappen dopo un testa a testa caratterizzato da un tentativo di sorpasso a cui l’olandese aveva reagito difendendosi al limite del regolamento.

La sfida tra le scuderie
Dopo le velocità raggiunte dalla Mercedes in Brasile, Christian Horner, team principal della Red Bull, aveva commentato le prestazioni dei rivali dicendo: «La loro velocità in rettilineo è davvero impressionante, specialmente se consideriamo che hanno montato un’ala posteriore stile Monaco [cioè con parti più vicine tra loro, quelle precedentemente sanzionate dai giudici]». Toto Wolff, team principal della Mercedes, aveva risposto: «Il motore fresco fa una grande differenza. I nostri avversari sono liberi di presentare reclamo, saremo a disposizione. Possiamo anche regalargli un’ala posteriore da mettere in salotto».

Dopo i due piloti, Horner e Wolff sono le di figure principali in questa sfida. Sono due ex piloti di buon livello, uno inglese l’altro austriaco, da anni responsabili delle due migliori scuderie del Mondiale. Il loro ruolo consiste nel mettere le rispettive squadre nelle migliori condizioni possibili, e da mesi si stanno difendendo e attaccando reciprocamente in tutti i modi possibili. I loro rapporti non sono facilitati dalle rispettive personalità, piuttosto ingombranti.

Una settimana fa in Arabia Saudita
A Gedda, nella penultima gara della stagione, Hamilton e Verstappen hanno corso una gara molto nervosa, segnata da due ripartenze causate da incidenti in pista e continue interruzioni. Verstappen, con otto punti di vantaggio, avrebbe potuto vincere il titolo già lì, nel caso si fosse verificata una improbabile combinazione di risultati. Ma invece la gara l’ha vinta Hamilton, dopo essere stato coinvolto in un ennesimo incidente – lieve – con Verstappen, che aveva improvvisamente rallentato negli ultimi giri venendo tamponato dal rivale che gli stava subito dietro.

Verstappen si era difeso dicendo che lo stava facendo passare, come compensazione per aver tagliato una chicane qualche curva prima, ma è stato penalizzato di dieci secondi nell’ordine di arrivo e di 2 punti sulla patente da pilota dopo essere stato giudicato come principale responsabile dell’incidente.

Un finale già storico
La rivalità tra i due piloti ha già reso la stagione in corso una delle più combattute negli oltre settant’anni di storia della Formula 1. Ad Abu Dhabi il pilota che precederà l’altro tra la prima e la decima posizione finale (quelle che assegnano punti) sarà campione del mondo, ma Verstappen avrà un piccolo vantaggio: avendo vinto più gare nel corso della stagione (nove a otto), in caso di pari merito invariato sarà lui il campione del mondo.

L’ultimo Mondiale così aperto all’ultima gara risale al 2016 e coinvolse proprio Hamilton, che venne superato dal compagno di squadra Nico Rosberg. Hamilton aveva vissuto un finale simile già nel 2008, quando vinse il suo primo titolo in carriera conservando i sette punti di vantaggio sul ferrarista Felipe Massa a San Paolo, nel Gran Premio di casa di quest’ultimo. L’unico precedente di due piloti arrivati all’ultima gara con gli stessi punti risale invece al 1974, quando il brasiliano Emerson Fittipaldi, su McLaren, staccò la Ferrari del ticinese Clay Regazzoni arrivando quarto nel Gran Premio di Watkins Glen, negli Stati Uniti.

– Leggi anche: Le altre volte in cui il Mondiale si decise tra piloti a pari punti, o quasi