Fabio Paratici, Pavel Nedved, Andrea Agnelli e Federico Cherubini durante una partita della Juventus della scorsa stagione (Getty Images)
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  • lunedì 29 Novembre 2021

Le indagini sui conti della Juventus

I suoi dirigenti più importanti sono indagati per falso in bilancio e false fatturazioni, ma a loro potrebbero aggiungersi altre figure di diverse squadre

Fabio Paratici, Pavel Nedved, Andrea Agnelli e Federico Cherubini durante una partita della Juventus della scorsa stagione (Getty Images)

Dalla scorsa settimana sei importanti dirigenti ed ex dirigenti della Juventus sono indagati dalla procura di Torino per falso in bilancio e false fatturazioni. Tra questi c’è il presidente Andrea Agnelli, l’ex direttore sportivo Fabio Paratici (ora al Tottenham) e il vicepresidente Pavel Nedved. Venerdì gli uffici del club e quelli dei suoi avvocati sono stati perquisiti dalla Guardia di Finanza; la Juventus ha comunicato di «aver preso atto dell’avvio delle indagini».

I dirigenti della Juventus sono i primi indagati dalla giustizia ordinaria nel recente caso delle cosiddette plusvalenze false, la pratica nota da tempo con cui le squadre di calcio professionistiche sono solite scambiarsi giocatori a prezzi ritenuti non proporzionati al loro valore reale per sistemare artificiosamente i propri bilanci. Prima dell’inizio delle indagini da parte della procura di Torino, la Consob — l’organo che vigila sulle società quotate nella borsa italiana — aveva sottoposto il club a una verifica, in quanto quotato in borsa e quindi soggetto a controlli più stringenti.

La procura sportiva della Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc) indagava sulle plusvalenze già dallo scorso ottobre, in seguito a una segnalazione della Covisoc, la commissione che vigila sulle società di calcio italiane. Quest’ultima, dopo aver analizzato l’andamento del calciomercato negli ultimi due anni, aveva individuato 62 operazioni sospette tra i club riguardanti la compravendita di giocatori a prezzi ritenuti fuori mercato.

Delle 62 operazioni segnalate come sospette, 42 coinvolgevano la Juventus mentre le restanti venti riguardavano Napoli, Pescara, Parma, Genoa, Sampdoria e Chievo (una società che però non esiste più). Finora nell’inchiesta della procura di Torino non risultano indagate altre squadre.

Nelle operazioni della Juventus indicate come sospette rientravano scambi di giocatori conosciuti — come quello tra Miralem Pjanic e Arthur Melo fatto con il Barcellona due anni fa — ma la maggior parte era costituita da trasferimenti di giovani e riserve poco conosciute. Fra questi, lo scambio più citato in questi giorni è quello che pochi mesi fa ha portato il ventenne Marley Akè alla Juventus dal Marsiglia in cambio del diciannovenne Franco Tongya. Entrambi i giocatori sono stati valutati 8 milioni di euro nonostante giochino rispettivamente in Serie C e nella quarta serie francese.

Arthur e Pjanic in Barcellona-Juventus lo scorso dicembre (David Ramos/Getty Images)

Secondo la procura di Torino, con queste operazioni la Juventus avrebbe gonfiato i propri bilanci di 282 milioni di euro complessivi «attraverso operazioni di scambio di tesserati caratterizzate da valori fraudolentemente maggiorati, così da generare un ricavo di natura contabile e in ultima istanza fittizia pervenendo a perdite di esercizio ben minori di quelle reali». Il club avrebbe inoltre nascosto alcune di queste pratiche all’assemblea dei soci, come sembrano evidenziare alcune intercettazioni telefoniche pubblicate in questi giorni dai giornali, che però vanno prese con grande prudenza.

Stando alle indiscrezioni riportate dai giornali, nelle indagini sarebbe finita anche la gestione di Cristiano Ronaldo: si sospetta che alcuni suoi compensi non siano stati fatti rientrare nell’ultimo bilancio societario, già estremamente appesantito dagli effetti della pandemia e dagli investimenti sostenuti proprio per acquistare e mantenere Ronaldo a Torino in queste ultime tre stagioni. Lo scorso 30 giugno il bilancio della Juventus era stato chiuso con perdite per 210 milioni di euro e un indebitamento finanziario di oltre 389 milioni.

Per quanto riguarda altre squadre — per ora soltanto segnalate dalla Covisoc — si parla soprattutto dell’operazione che l’anno scorso portò a Napoli l’attaccante nigeriano del Lille Victor Osimhen. Al Napoli costò complessivamente circa 81 milioni di euro, venti dei quali costituiti dalle cessioni al Lille di quattro suoi giocatori: il portiere greco Orestis Karnezis e i giovani Claudio Manzi, Ciro Palmieri e Luigi Liguori. Questi ultimi tre hanno però già risolto il contratto con il Lille e oggi giocano rispettivamente con Turris, Nocerina e Frattese nelle serie minori italiane, nonostante fossero stati valutati tra i 4 e i 5 milioni di euro.

Si ritiene che la pratica delle plusvalenze false sia utilizzata da anni nel calcio italiano, ma fin qui le indagini, sia sportive che ordinarie, non hanno portato grandi risultati, principalmente perché risulta difficile stabilire univocamente il valore reale di un calciatore, e quindi se questo venga poi contabilizzato con una valutazione eccessiva.

Per ora l’unico vero caso accertato e sanzionato è quello che nel 2018 costò 3 punti di penalità al Chievo Verona e 15 al Cesena per essersi accordate nel contabilizzare nei bilanci plusvalenze fittizie per circa 25 milioni di euro. A tre anni di distanza, entrambe le società sono fallite: il Chievo non esiste più ed è stato rifondato da un’altra dirigenza, mentre il Cesena è in Serie C dopo essere ripartito dai dilettanti.