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  • giovedì 25 Novembre 2021

Cosa è diventato Newsweek

Nel secolo scorso era stato tra i settimanali più autorevoli al mondo, ma dopo una crisi dei ricavi è cambiato perdendo credibilità e prestigio

La copertina di uno dei recenti numeri della rivista Newsweek, dedicata ai dubbi dei genitori americani sull’opportunità di vaccinare i figli, ha ricevuto forti critiche dalle autorità mediche impegnate ad attenuare la diffusione del virus e ha riportato attenzioni su un settimanale che fu tra i più importanti e rispettati al mondo, prima di cambiare reputazione.

Newsweek, che trent’anni fa competeva solo con Time in quanto a diffusione e influenza nel dibattito pubblico americano, ha vissuto infatti negli ultimi due decenni un declino non solo di circolazione: nella sua forma odierna viene accusato da molti osservatori di essere diventato veicolo di tesi e posizioni dell’estrema destra americana, legittimate dall’eredità di un’autorevolezza ormai scomparsa.

La copertina in questione, datata 5 novembre, trattava la questione dei vaccini ai bambini con la foto di un bimbo spaventato abbracciato a un orsacchiotto e il provocatorio slogan “Faresti un’iniezione a questo bambino?” (“Would you give this kid a shot?”): l’articolo relativo era assai più moderato e riferiva testimonianze e preoccupazioni di genitori restii a vaccinare i propri figli. Autorità mediche hanno spiegato come il messaggio inquietante della copertina possa creare problemi e ostacoli a una campagna vaccinale che già fatica a raggiungere la quota necessaria di immunizzati. Attualmente negli Stati Uniti i vaccinati sono meno del 58 per cento della popolazione.

Negli ultimi anni Newsweek si è fatto notare per una ricerca aggressiva di titoli sensazionalistici ed estremi, per lo spazio concesso a opinionisti discussi e discutibili, per un uso continuo e disinvolto del clickbait nella sua edizione online, per l’abbandono dell’accuratezza, del fact-checking e delle posizioni liberal che lo contraddistinguevano. Tali scelte, prese dalle diverse proprietà che si sono succedute in questi anni alla ricerca di una risposta immediata alla crisi di ricavi e alla perdita di lettori, ne hanno determinato un ulteriore declino e hanno disperso il patrimonio di autorevolezza che il settimanale aveva costruito nel secolo scorso.

Newsweek fu fondato nel 1933 da Thomas J.C. Martin, in precedenza responsabile della sezione Esteri di Time, e crebbe nel dopoguerra fino a diventare uno dei tre periodici più influenti d’America, insieme a Time e US News. Nel 1961 venne acquisito dalla società che pubblica il Washington Post: la presenza di un’editrice forte e dedicata come Katharine Graham (resa celebre anche fuori dagli Stati Uniti dall’interpretazione di Meryl Streep nel film The Post), permise al settimanale di occupare uno spazio da protagonista nella storia del giornalismo e diventare un riferimento internazionale per l’informazione e l’analisi dei tempi.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

Negli anni Sessanta mise in copertina, in misura molto maggiore rispetto ai concorrenti, il movimento per i diritti civili e contro la guerra in Vietnam. Gli anni Settanta si aprirono con una causa per discriminazione da parte delle assistenti e ricercatrici del settimanale (firmato fino ad allora solo da uomini): ottennero infine di poter diventare giornaliste della testata a tutti gli effetti. Negli anni Ottanta Newsweek mise l’Aids in copertina quando ancora era una malattia poco nota, nei decenni successivi fece conoscere al grande pubblico Osama bin Laden e poi Barack Obama, anticipandone in entrambi i casi le future centralità nell’attualità mondiale. Tutti i presidenti americani, da Nixon fino a Clinton e Bush, hanno dovuto confrontarsi con scoop, critiche e analisi approfondite dei giornalisti del settimanale.

Nei suoi tempi più prosperi Newsweek arrivò a vendere 4 milioni di copie negli Stati Uniti e quasi altrettante nelle sue varie edizioni internazionali, fra cui quelle in giapponese, coreano e spagnolo. Nonostante precoci tentativi di entrare nel mondo digitale (nel 1993 lanciò una edizione trimestrale su Cd-Rom), il dispendioso modello economico di Newsweek fu messo in crisi in questo millennio dalle trasformazioni digitali che hanno diminuito i ricavi e la diffusione soprattutto dei periodici (lo stesso Time, storico concorrente di Newsweek, ha subito simili declini e oggi ha perso quasi completamente il suo ruolo).

Nel 2008, dopo anni di bilanci in passivo, il settimanale venne ceduto per la cifra simbolica di un dollaro a Sydney Harman, già editore del sito di news The Daily Beast, che alla fine del 2012 decise la fine della pubblicazione dell’edizione cartacea, mantenendo solo quella online. Un anno dopo Newsweek fu venduto di nuovo: all’imprenditore Etienne Uzac, fondatore di International Business Times (IBT), un sito di news economiche cresciuto in fretta grazie all’attenzione ai motori di ricerca e agli investimenti su nuovi mercati, non solo europei e nordamericani. Il nuovo proprietario era inoltre legato a “The Community”, una chiesa cristiana guidata dal pastore coreano-americano David Jang e considerata da molti una sorta di setta.

Le prime scelte della nuova proprietà erano sembrate andare nella direzione del recupero della vecchia autorevolezza: il giornale tornò a una edizione cartacea, il cui prezzo fu addirittura aumentato nel progetto di attribuirgli maggior valore. Nel primo numero della nuova vita, del marzo 2014, Newsweek fece parlare di sé con un servizio di copertina in cui raccontava di aver scoperto l’identità dell’inventore dei bitcoin (l’interessato smentì e oggi la reale identità di Satoshi Nakamoto resta un mistero).

IBT introdusse prima gradualmente poi in forma massiccia metodi e filosofie proprie, in particolare nella gestione della sezione online del settimanale: produzione di un gran numero di notizie, scrittura delle stesse in funzione dei criteri dei motori di ricerca (più che delle attenzioni dei lettori), sensazionalismo. Un modello che aveva fatto parte della fortuna di BuzzFeed e Huffington Post, ma che sarebbe entrato a sua volta in crisi nel giro di pochi anni, perché fortemente dipendente dalla visibilità sui social media e sulle pagine dei motori di ricerca.

Nel marzo 2017 un cambio di algoritmo di Google “declassò” IBT, diminuendone la visibilità sulle proprie pagine, riducendo i contatti e di conseguenza i profitti del gruppo. Gli effetti si fecero sentire anche su Newsweek, che per decisione aziendale perse una quota significativa della sua specificità e subì una svolta radicale: la maggior parte della redazione venne sostituita, i giornalisti furono chiamati a produrre una quantità di articoli nettamente superiore rispetto al passato, e venne istituita una sorta di classifica interna dei dipendenti in base al numero di clic raccolti.

Ex redattori hanno raccontato che finire nella parte bassa della graduatoria poteva portare al licenziamento; mentre sul fronte opposto a integrazione degli stipendi, la cui parte fissa era ridotta, fu introdotto un importante sistema di bonus economici legati al numero di pagine viste. Tale pressione e la ricerca di titoli sensazionalistici ebbe come risultato una serie di errori e bufale. Fra le altre cose Newsweek riprese come credibili finte notizie pubblicate da siti satirici o teorie improbabili.

L’approccio aggressivo non funzionò nemmeno a livello economico: nel 2018 Newsweek aveva 350mila dollari di tasse non pagate e debiti con vari fornitori. Nel gennaio di quell’anno ci furono anche guai legali: investigatori della procura distrettuale di Manhattan sequestrarono 18 computer dagli uffici di New York. Era l’inizio di un’indagine che portò alla condanna dell’amministratore delegato Etienne Uzac per frode e riciclaggio di denaro: 35 milioni di dollari di prestiti ottenuti per acquistare computer e attrezzature informatiche per il giornale erano stati dirottati verso un’università legata alla chiesa di Jang. Poche settimane dopo l’apertura delle indagini IBT aveva licenziato direttore, direttore esecutivo e una giornalista, responsabili di aver svolto indagini giornalistiche sull’inchiesta.

Dopo questo e altri scandali (il gruppo è stato anche accusato di aver comprato del traffico sui propri siti per aumentare gli introiti pubblicitari), Newsweek e IBT hanno almeno formalmente diviso i due rami d’azienda. Il settimanale è rimasto alle prese con difficoltà economiche e con la ricerca di un pubblico più ampio. Ha così congedato quasi tutti i suoi collaboratori storici e ridotto al minimo la forza lavoro interna. Secondo un articolo della Columbia Journalism Review di due anni fa il periodico cartaceo sarebbe stato allora confezionato “da due soli giornalisti e un grafico, che, quando sono in ferie, sono sostituiti con assunzioni part-time e a tempo determinato”.

Ma è nel campo dei contenuti che Newsweek mostra la maggiore trasformazione: per ritagliarsi uno spazio in un dibattito politico sempre più polarizzato il settimanale ospita con crescente frequenza interventi e commenti di leader di riferimento della alt-right (l’estrema destra). Nigel Farage, uno dei principali fautori della Brexit, così come Newt Gingrich, uno dei “falchi” del partito Repubblicano considerato precursore dell’ascesa di Donald Trump, sono fra gli editorialisti più assidui. Ma il giornale pubblica anche interventi di Ben Shapiro, ex giornalista del sito di estrema destra Breitbart News, o dell’ex frontman della band dei Blink-182 Tom DeLonge, diventato conduttore di una trasmissione sugli Ufo.

Ad agosto un articolo dell’avvocato conservatore John Eastman arrivava a suggerire che Kamala Harris, nata in California, non potesse diventare vicepresidente in quanto figlia di immigrati. Tra contenuti giornalistici spesso di discreta qualità o di servizio informativo corretto, tesi estreme e cospirative sono spesso promosse grazie alla precedente credibilità della testata: un fenomeno che la rivista The New Republic ha definito la “nascita dei giornali zombie”. Il vecchio Newsweek è morto, sostiene, ma una sua nuova forma si aggira per il mondo e dà l’idea di poter essere pericolosa.