(ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Cosa c’è dietro la proposta di KKR per Tim

L'offerta del fondo statunitense potrebbe risolvere i problemi mai affrontati fino in fondo dell'azienda, ma i rischi non mancano e il governo lo sa bene

(ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Nella mattina di lunedì 22 novembre le azioni in borsa di Tim sono arrivate a guadagnare il 26 per cento, in seguito alla manifestazione di interesse da parte del fondo statunitense KKR resa nota nel fine settimana. In alcune fasi delle contrattazioni si è raggiunto il valore di 0,43 euro per azione, rispetto agli 0,35 della chiusura di venerdì scorso. Il risultato è comunque lontano dal prezzo di 0,50 euro che KKR ha proposto per l’acquisto di almeno il 51 per cento del capitale di Tim, nell’ambito di un’offerta pubblica di acquisto (OPA) che è stata definita dallo stesso fondo «non vincolante» e «amichevole».

Dall’esito della trattativa potrebbe dipendere una parte importante del futuro delle telecomunicazioni in Italia, ma ci sono ancora enormi incertezze: tra le altre cose, lunedì il gruppo francese Vivendi, primo azionista di Tim, ha fatto sapere che considera l’offerta insufficiente, cosa che potrebbe anticipare una trattativa difficile e aspra.

KKR
KKR è un fondo d’investimento che esiste dalla metà degli anni Settanta e si è specializzato nell’acquisto di società, solitamente molto indebitate, tramite prestiti forniti dalle banche, che ricevono come garanzia i beni della stessa azienda che costituisce l’obiettivo dell’operazione finanziaria.

Tim
Tim è la principale azienda di telecomunicazioni dell’Italia, detiene la proprietà di buona parte delle reti su cui passano i dati di milioni di utenti, compresi quelli della pubblica amministrazione, e anche per questo è ritenuta strategica per il nostro paese. L’azienda ha un passato molto travagliato alle spalle, con numerosi passaggi di proprietà, rischi di fallimento e trasformazioni, che non hanno però mai portato a cambiamenti strutturali per metterla in sicurezza.

Azionisti
L’azionista principale di Tim da circa cinque anni è Vivendi, il grande gruppo francese di Vincent Bolloré, che possiede il 23,7 per cento delle azioni della società. Bolloré ha cercato in più occasioni di avere un maggiore controllo nelle decisioni di Tim, che ha comunque un azionariato piuttosto vario costituito da investitori istituzionali esteri, una piccola quota di italiani e un 10 per cento circa di azioni di proprietà di Cassa depositi e prestiti (Cdp), società controllata dal ministero dell’Economia con numerose partecipazioni tra pubblico e privato.

Lettera
Nel fine settimana il consiglio di amministrazione (cda) di Tim ha discusso in una riunione straordinaria l’ipotesi dell’OPA presentata da KKR. La proposta è arrivata con un certo tempismo, considerato che era stata da poco fissata una riunione del cda Tim per il 26 novembre nella quale discutere il peggioramento dei conti dell’azienda, le strategie per il futuro e l’organizzazione dei dirigenti. Quella riunione era stata convocata su richiesta di 13 consiglieri, ma non dell’amministratore delegato, Luigi Gubitosi.

Luigi Gubitosi
Gubitosi è amministratore delegato di Tim dalla fine del 2018, ma nell’ultimo periodo è diventato via via meno gradito a parte del cda a causa del peggioramento dei conti dell’azienda e di alcune scelte commerciali, come la decisione di sostenere DAZN nell’acquisto dei diritti televisivi della Serie A di calcio (di cui Tim è primo sponsor).

Gubitosi era stato inoltre tra i protagonisti dell’operazione che aveva portato alla fondazione di FiberCop, azienda incaricata dello sviluppo e della posa dei collegamenti in fibra o rame tra le cabine di derivazione (quelle che si vedono in strada) fino alle singole abitazioni. FiberCop è controllata al 58 per cento da Tim e ha come secondo azionista KKR con il 37,5 per cento, mentre le quote restanti sono di Fastweb. La società aveva quindi sancito, più di altre iniziative, un notevole coinvolgimento di KKR nel settore delle telecomunicazioni in Italia.

Alcuni analisti hanno ipotizzato che la nuova proposta di KKR sia stata favorita dai contatti già in corso con il fondo da parte di Gubitosi, con però il rischio di peggiorare la posizione dell’amministratore delegato nei confronti di Vivendi, il principale azionista di Tim. Altri hanno invece ipotizzato che Vivendi abbia avuto un ruolo con l’obiettivo di cambiare l’organizzazione dell’azienda italiana ed eventualmente sostituirne l’amministratore delegato.

Costi e opportunità
Vivendi aveva pagato il proprio ingresso in Tim con l’acquisto di azioni al valore di oltre 1 euro l’una, quindi non avrebbe molto interesse a seguire l’offerta di KKR. Cassa depositi e prestiti aveva pagato la propria quota a circa 0,67 euro per azione, e non trarrebbe quindi un vantaggio immediato dall’operazione. Questi due soggetti saranno essenziali per i prossimi passaggi, considerato che per attività straordinarie devono essere d’accordo i due terzi degli azionisti.

Tra le condizioni poste da KKR ci sarebbe inoltre la rimozione dal mercato azionario di Tim, una scelta non indifferente per una grande società di telecomunicazioni.

Governo
Al di là degli aspetti prettamente finanziari, ci sono poi temi di strategia e di interesse nazionale, come ha chiarito il governo dopo avere appreso la notizia della nuova proposta. Domenica 21 novembre il ministero dell’Economia ha pubblicato un comunicato nel quale sostiene che l’interesse dei soggetti esteri «a fare investimenti in importanti aziende italiane è una notizia positiva per il Paese. Se questo dovesse concretizzarsi, sarà in primo luogo il mercato a valutare la solidità del progetto».

Il governo ha inoltre annunciato la costituzione di un «Gruppo di lavoro» che comprende il ministro dell’Economia, Daniele Franco, l’amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco, e il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera; ci sono poi diversi altri esponenti del governo che partecipano e che riferiscono al presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Il loro primo obiettivo è di comprendere meglio quali siano le intenzioni di KKR e come eventuali cambiamenti di proprietà potrebbero influire sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che ha una parte consistente legata al miglioramento del digitale in Italia con il completamento e il potenziamento delle reti esistenti.

Nel caso in cui le condizioni non si rivelassero vantaggiose per il nostro paese, il governo potrebbe imporre il cosiddetto “Golden Power”, l’insieme di norme e leggi che consentono di impedire acquisizioni di società di interesse strategico per l’Italia da parte di aziende straniere. Il potere può essere esercitato in vari settori, compresi quelli delle telecomunicazioni, dell’energia e dei trasporti.

Riorganizzazione
Secondo alcuni analisti la proposta di KKR potrebbe però essere l’occasione per accelerare le attività di riorganizzazione di Tim, mai portate a termine quasi sempre per la contrarietà dei suoi principali azionisti. Da tempo si parla della necessità di dividere Tim in due aziende distinte, una per la gestione delle reti e delle infrastrutture, l’altra per la gestione dei servizi che vengono poi offerti sulla rete. L’operazione dovrebbe consentire al governo di concentrarsi sul controllo della rete, essenziale e strategica, senza la necessità di investire sui servizi dove la nuova azienda potrebbe competere con le altre società che avranno accesso alla sua infrastruttura.

In uno scenario di questo tipo, Vivendi potrebbe rientrare del proprio investimento in Tim, che lo stesso gruppo francese aveva definito di lungo periodo e con la volontà di collaborare con le istituzioni italiane per un suo rilancio.

Come ha ricordato Daniele Manca sul Corriere della Sera, le nuove trattative che coinvolgeranno anche Vivendi sono iniziate a pochi giorni dalla sottoscrizione di un nuovo trattato tra Italia e Francia, che dovrebbe comprendere vari impegni anche in ambito economico. I governi dei due paesi potrebbero quindi mantenere un approccio più neutrale, attendendo gli sviluppi e le reazioni del mercato alle proposte dei prossimi giorni.

Tempi
KKR ha intanto proposto quattro settimane di tempo per consentire alle parti di valutare la situazione. I primi indizi sugli orientamenti da parte dell’Italia potrebbero arrivare dopo la presentazione del piano industriale di Cassa depositi e prestiti il prossimo 25 novembre e dal consiglio di amministrazione di Tim previsto per il giorno seguente.