Una canzone di Branford Marsalis

E una famiglia che metterebbe in soggezione chiunque

(EPA/ANDRZEJ GRYGIEL)
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Adele ha fatto la sua prima intervista sul disco nuovo, da Oprah Winfrey nel solito giardinetto, con annesso mini-concerto in contesto spettacolare.
Il sito Vox ha pubblicato un lungo articolo di considerazioni su cosa significò il famigerato “wardrobe malfunction” di Janet Jackson, di cui avevamo parlato poco fa.
Dopo Paul McCartney, pure Roger Daltrey dei Who ha sostenuto che i Rolling Stones non siano mai stati granché.

Mo’ better blues
Branford Marsalis Quartet

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La famiglia Marsalis metterebbe in soggezione chiunque, ed è la storia di un romanzo: i genitori erano Dolores, cantante jazz e insegnante di musica, ed Ellis, pianista e compositore jazz. Fecero sei figli maschi, oggi tra i cinquanta e i sessanta: Wynton è diventato uno dei compositori e musicisti jazz più importanti della sua generazione, e suona la tromba: Branford suona il sassofono e ha a sua volta un’illustre carriera discografica e concertistica; Delfeayo suona il trombone e non so dirvi perché si chiami Delfeayo (c’entra la stessa radice greca di Philadelphia, forse?); Jason suona la batteria ed è il più giovane, ha 44 anni. Poi ci sono Ellis III che fa il fotografo e Mboya che ha una forma di autismo che non lo rende autosufficiente, e che oggi vive con la famiglia di suo fratello Delfeayo.
Ellis jr. (Ellis sr. era il nonno dei fratelli) è morto per le conseguenze del coronavirus ad aprile dell’anno scorso, e qui c’è un bell’articolo sulla famiglia scritto in quell’occasione. Dolores era morta nel 2017. Una volta chiesero a Delfeayo perché i fratelli non suonassero mai tutti assieme e lui rispose “mica siamo i Jackson 5”.

Nel 1990 Spike Lee chiese a Branford Marsalis, che allora aveva trent’anni, di mettergli insieme – col suo quartetto e col trombettista Terence Blanchard – la colonna sonora di un film con un jazzista come protagonista, interpretato da Denzel Washington. Il film venne così e così, ma nella musica c’è qualcosa di molto buono, come questo pezzo rotatorio e incessante ma ipnotico, che potreste lasciar andare avanti per un’altra mezz’ora, aggiungendo ancora musicisti che ci facciano sopra tutti i loro giochetti.

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