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  • Martedì 16 novembre 2021

A Cuba l’opposizione fa fatica

Dopo le proteste di massa di luglio, il governo ha ripreso il controllo e lunedì ha represso una manifestazione per i diritti politici

Yunior García Aguilera, uno dei leader del movimento d'opposizione Archipiélago (AP Photo / Ramon Epinosa)
Yunior García Aguilera, uno dei leader del movimento d'opposizione Archipiélago (AP Photo / Ramon Epinosa)

Il governo di Cuba ha represso lunedì un’importante manifestazione per i diritti politici indetta dagli stessi gruppi che avevano manifestato contro il governo lo scorso luglio, in quelle che erano state le più grandi proteste a Cuba in decenni, a seguito delle quali erano state arrestate centinaia di persone. La repressione è stata molto efficace: il regime ha vietato le manifestazioni e ha impedito di uscire di casa a tutte le personalità di opposizione, a giornalisti e agli organizzatori della marcia, mettendo davanti a casa loro pattuglie di polizia e presidiando le strade con le forze dell’ordine.

– Leggi anche: Perché si protesta a Cuba, spiegato

Il risultato è stata una forte azione intimidatoria che, di fatto, ha provocato l’annullamento della marcia. Delle poche persone che hanno comunque tentato di protestare, molte sono state arrestate.

La manifestazione, nota come Marcia civica per il cambiamento, era stata indetta settimane fa da vari gruppi della società civile tra cui Archipiélago, il gruppo d’opposizione che aveva organizzato anche le proteste di luglio. Avrebbe dovuto tenersi lunedì pomeriggio in 10 città cubane, tra cui L’Avana, e svolgersi pacificamente.

La repressione del governo però è stata capillare e molto efficace: lunedì in molte città del paese le strade erano più vuote del solito, non soltanto perché i manifestanti erano stati intimiditi o era stato impedito loro di partecipare, ma anche perché molte persone, temendo disordini, avevano tenuto a casa i bambini da scuola, tra le altre cose.

Soldati di pattuglia a L’Avana il 15 novembre (AP Photo/Ramon Espinosa)

Il 15 novembre era anche una giornata particolarmente sensibile per il governo cubano, perché era la data scelta per riaprire molte attività dopo un lungo lockdown provocato dalla pandemia: a Cuba, da lunedì, sono riaperte le scuole e molte attività economiche, e l’isola ha ricominciato ad accogliere turisti. Anche per questo, il regime ha ritenuto che fosse prioritario evitare proteste e disordini che potessero distogliere l’attenzione dal messaggio positivo della riapertura.

Nelle settimane precedenti al giorno fissato per la manifestazione, la propaganda di stato si era data molto da fare per screditare Archipiélago e i suoi leader e per dare l’impressione che la protesta avrebbe provocato disordini e violenze.

Un paio di giorni prima dell’inizio, poi, pattuglie delle forze dell’ordine e gruppi di sostenitori del regime avevano cominciato a presidiare le abitazioni dei principali leader del movimento, impedendo loro di uscire di casa. «Sono sceso per buttare la spazzatura e mi hanno detto che non potevo uscire e che non sapevano per quanto tempo la misura sarebbe rimasta attiva», ha detto al País José Carlos Melo González, un attivista dell’Avana.

Altri attivisti hanno parlato di città militarizzate e di un dispiegamento di forze notevole sia contro di loro sia nelle strade. Anche molti giornalisti cubani sono rimasti bloccati in casa, mentre il governo ha ritirato le credenziali a diversi giornalisti stranieri arrivati nel paese per seguire le manifestazioni.

Yunior García Aguilera, uno dei leader del movimento, fin da domenica era stato bloccato in casa, mentre l’edificio in cui si trova il suo appartamento era stato tappezzato all’esterno con enormi bandiere cubane. Quando lunedì ha provato ad affacciarsi alla finestra, una grossa bandiera gli è calata sopra.

Alcune persone hanno provato comunque a manifestare, ma con poco successo. Tutte le volte che si formavano piccoli gruppetti di protesta, le forze dell’ordine intervenivano per disperderli o per fare arresti: lunedì sono state arrestate almeno 40 persone, secondo una giornalista cubana che ha parlato con il New York Times.

Secondo vari commenti raccolti dai giornali, gli attivisti di Archipiélago hanno commesso molti errori nell’organizzazione della protesta. Anzitutto perché l’hanno annunciata con largo anticipo, dando tempo al governo di preparare contromisure. Poi perché hanno scelto un giorno particolarmente sensibile, in cui il governo era più attento del solito e la popolazione distratta dalle riaperture.

In generale, poi, la scarsissima partecipazione mostra che i movimenti di opposizione cubani hanno perso parte della spinta popolare che avevano a luglio.