Julian Reichelt (Getty Images)
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  • martedì 19 Ottobre 2021

Il direttore della Bild è stato rimosso dopo un’inchiesta del New York Times

L'articolo accusa Julian Reichelt di sistematici abusi di potere verso le dipendenti, e ha provocato grande dibattito in Germania

Julian Reichelt (Getty Images)

Lunedì la grande multinazionale editoriale tedesca Axel Springer, che è proprietaria di molte testate tedesche e internazionali, come il quotidiano Welt e i siti Business Insider e Politico, ha annunciato di aver rimosso dal suo incarico Julian Reichelt, il direttore di uno dei suoi giornali di punta, il tabloid tedesco Bild. Reichelt era stato accusato di molestie sessuali da alcune dipendenti del giornale, e della sua rimozione si parla anche per come la società Axel Springer ha gestito le accuse, di cui sarebbe stata a conoscenza già da molto tempo.

Reichelt, che ha 41 anni, era stato il protagonista di un lungo articolo del New York Times pubblicato domenica in cui si raccontava di sue presunte molestie sessuali nei confronti di alcune dipendenti della testata, spesso molto giovani, e in generale di un presunto abuso di potere sistematico su di loro. L’articolo era stato scritto da Ben Smith, ex direttore del sito di notizie virali BuzzFeed e oggi opinionista specializzato nel settore dei media per il New York Times.

Dopo la pubblicazione dell’articolo di Smith e la grande eco avuta in Germania, lunedì Axel Springer ha annunciato la rimozione di Reichelt attraverso un comunicato, in cui ha detto che «la società ha ottenuto nuove informazioni sul comportamento di Julian Reichelt» e che «il consiglio di amministrazione ha appreso che Reichelt non teneva separate la vita personale e quella professionale».

Le accuse mosse a Reichelt nell’articolo di domenica del New York Times non sono in realtà del tutto nuove: a marzo del 2021 anche il settimanale tedesco Spiegel se ne era occupato, dando conto di un’indagine interna che Axel Springer aveva avviato tre settimane prima per accertare l’accusa secondo cui Reichelt avrebbe creato un ambiente lavorativo ostile nei confronti delle donne.

Lo Spiegel aveva parlato dell’esistenza di un “sistema” in cui Reichelt prima invitava a cena le giovani dipendenti, poi quelle che entravano nel suo giro venivano promosse. Tuttavia, tutte le accuse erano rimaste anonime per timori di eventuali ripercussioni, e quindi Reichelt non aveva subìto conseguenze, a parte una sospensione temporanea di 12 giorni. In seguito era tornato a fare il suo lavoro.

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In quell’occasione sia Axel Springer sia Reichelt avevano parzialmente ammesso alcuni comportamenti problematici con un comunicato, e Reichelt si era scusato così: «La cosa di cui mi rammarico di più è di aver fatto male alle persone di cui ero responsabile». Secondo Axel Springer, eventuali e non specificati sbagli commessi da Reichelt erano compensati «dai traguardi giornalistici» raggiunti.

L’articolo di Ben Smith uscito domenica ha aggiunto però maggiori dettagli alle accuse messe in fila dallo Spiegel. Ha raccontato il caso di una giovane stagista di Bild che avrebbe avuto una relazione con Reichelt tra il 2016 e il 2017, anno in cui Reichelt fu nominato direttore.

Smith sostiene di essere entrato in possesso della trascrizione di una testimonianza che la donna depose nel corso di un’indagine interna avviata dalla società Axel Springer a proposito dei comportamenti di Reichelt sul lavoro. Nella testimonianza, la donna dice che nel novembre del 2016 Reichelt le disse: «Se scoprono che ho una relazione con una stagista perdo il posto». Nel 2017, dopo essere diventato direttore, la promosse. La donna, parlando con chi stava portando avanti l’indagine interna, ha aggiunto: «È così che va a Bild. Quelle che vanno a letto con il capo si prendono i lavori migliori».

Reichelt era diventato anche il volto di punta di Bild TV, il nuovo progetto della testata avviato ad agosto. Nel ruolo di direttore, ora verrà sostituito da Johannes Boie, che ha 37 anni ed è attualmente direttore dell’edizione domenicale del Welt e già giornalista della Süddeutsche Zeitung.

Della rimozione di Reichelt si sta discutendo molto anche perché arriva in un momento in cui il gruppo Axel Springer sta cercando di entrare nel mercato editoriale statunitense attraverso acquisizioni molto rilevanti. Ad agosto Axel Springer aveva acquisito Politico, il gruppo statunitense che dal 2007 possedeva l’omonimo sito, noto per le notizie e gli approfondimenti di politica statunitense, e in precedenza aveva anche cercato di acquisire il sito d’informazione Axios, senza riuscirci.

Il modo in cui la dirigenza di Axel Springer ha affrontato le accuse nei confronti di Reichelt è stato però molto poco trasparente, e secondo l’articolo di Smith la dirigenza ne sarebbe stata a conoscenza già da parecchio tempo. Lo scorso marzo, dopo che la società era venuta a sapere delle accuse nei confronti di Reichelt, ma prima che venisse avviata un’indagine interna, l’amministratore delegato di Axel Springer, Mathias Döpfner, avrebbe mandato un messaggio a un amico in cui difendeva Reichelt e ne lodava il “coraggio” per i suoi articoli critici contro le restrizioni per il coronavirus.

Nel messaggio, visto dal New York Times, Döpfner definiva Reichelt «l’ultimo e unico giornalista in Germania che si sta ancora ribellando coraggiosamente al nuovo stato autoritario della DDR», paragonando il modo in cui il governo stava gestendo la pandemia all’ex Germania dell’Est (DDR).

Dei comportamenti di Reichelt, quest’anno si era occupata anche la giornalista Juliane Löffler, che lavora per il gruppo editoriale tedesco Ippen.

Löffler aveva realizzato un’indagine sulla condotta di Reichelt, e l’articolo con i risultati del suo lavoro avrebbe dovuto essere pubblicato venerdì scorso. Il gruppo Ippen aveva però deciso di non pubblicarlo. L’ordine, ha scritto Ben Smith, sarebbe arrivato direttamente dal maggiore azionista della società, Dirk Ippen, secondo un portavoce di Ippen per evitare che potesse sembrare che l’editore «volesse mescolare una pubblicazione giornalistica con interessi economici volti a danneggiare un concorrente».

L’articolo del New York Times e la decisione di Ippen di non pubblicare l’articolo di Juliane Löffler hanno provocato un grande dibattito in Germania, e lunedì durante una conferenza stampa è stato chiesto al portavoce della cancelliera Angela Merkel se queste notizie avessero fatto pensare al governo tedesco che ci fosse un problema con la libertà di stampa nel paese. Il portavoce di Merkel, Steffen Seibert, ha rifiutato di commentare.