(ANSA/LUCA ZENNARO)
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  • giovedì 14 Ottobre 2021

Oggi potrebbe essere una giornata piena di problemi per i trasporti

Si teme che gli scioperi e i problemi organizzativi legati all'obbligo del Green Pass possano provocare estesi disservizi e disagi

(ANSA/LUCA ZENNARO)

Quella di oggi, venerdì 15 ottobre, potrebbe essere una giornata di grande confusione, ritardi, disservizi e problemi per vari settori e specialmente per quello della logistica e dei trasporti, per via dell’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass nei luoghi di lavoro e delle annunciate proteste dei lavoratori a riguardo. Gli esperti e le cronache anticipano, perlomeno a livello locale, possibili scarsità di prodotti nei supermercati, ritardi nella distribuzione delle merci (comprese quelle deperibili), trasporti pubblici a servizio ridotto, porti bloccati, inefficienze nella raccolta dei rifiuti e traffico autostradale congestionato.

I problemi sono diversi e si accavallano: il più temuto è quello legato agli scioperi e alle proteste dei lavoratori contrari all’obbligo del Green Pass, che potrebbe risultare molto più serio delle questioni su cui si erano concentrate inizialmente le preoccupazioni, come le difficoltà di organizzare i controlli. Se certi aspetti sono al centro del dibattito, come l’impossibilità per chi non è vaccinato di fissare un appuntamento per un tampone in questi giorni, altri sono meno considerati: per esempio il fatto che molti autisti del trasporto su tir arrivano dall’Est Europa e sono quindi vaccinati con il russo Sputnik, non riconosciuto dall’Italia.

Dice Enzo Bandoni, responsabile della divisione Trasporti del gruppo Laghezza di La Spezia, società che lavora nel settore marittimo portuale nella filiera logistica: «secondo le nostre stime sarà tra il 20 e il 30% la percentuale di lavoratori che si presenterà al lavoro sprovvista di Green Pass. Molti faranno il tampone, chi invece non lo farà tornerà a casa. Ci atterremo alle disposizioni del DPCM». I lavoratori senza Green Pass e che non vorranno sottoporsi al tampone non saranno retribuiti: «Ci serviamo della collaborazione di trasportatori che sono nostri dipendenti e in quel caso perderanno la giornata di lavoro, e di cosiddetti “padroncini”. In quest’ultimo caso non pagheremo loro il viaggio». Il tampone, come nella grande maggioranza dei casi, non verrà pagato dall’azienda.

Alla possibilità di tamponi gratuiti per i lavoratori sprovvisto di Green Pass è molto contraria Confindustria. Carlo Bonomi, presidente dell’associazione di industriali, ha detto in un’intervista al Corriere della Sera: «Le aziende hanno sostenuto una serie di costi molto importanti per mettere in sicurezza i posti di lavoro. Francamente scaricare di nuovo sulle imprese o sulla fiscalità generale i costi del Green Pass non mi sembra corretto». È una situazione che rischia anche di provocare uno scontro tra i lavoratori, tra chi è vaccinato e chi no.

Le proteste annunciate creano uno stato di tensione che il ministero dell’Interno sta cercando di tenere sotto controllo, soprattutto monitorando chat e siti in cui si ritrovano gli esponenti più estremisti del movimento contrario al Green Pass. La preoccupazione è che si possano ripetere episodi, seppur più piccoli, simili a quello di sabato scorso a alla sede della Cgil a Roma. A Milano, in un deposito dell’Atm, l’Azienda Trasporti Municipali, è stato trovato un adesivo con una svastica applicata al simbolo della Cgil.

Stefano Malorgio, segretario generale della Filt-Cgil-Federazione italiana lavoratori dei trasporti, dice: «Da molti mesi ripetevamo che bisognava arrivare all’appuntamento preparati, cosa che sembra non sia accaduta. Noi della Cgil passavamo allora come i contrari al Green Pass, ora siamo attaccati come se fossimo noi gli artefici delle norme. La verità è che conosciamo il mondo del lavoro, sapevamo che saremmo andati incontro a giorni complicati. Il settore dei trasporti è estremamente delicato, anche se i numeri di coloro che sono senza certificato non dovesse essere così corposo come si teme, le difficoltà ci saranno. È difficile sostituire capitreno, macchinisti, in generale tutte le figure professionali specifiche».

Il centro principale della protesta è il porto di Trieste, dove è maggiore la presenza di lavoratori ostili al Green Pass: su 950 lavoratori portuali, il 40% non ha il certificato. Nonostante i tentativi di mediazione, il coordinamento dei lavoratori del porto continua a minacciare il blocco totale se non arriverà una – evidentemente impossibile – «abolizione del Green Pass». La richiesta è stata in seguito ridotta a un posticipo dell’entrata in vigore della norma, a cui sembra comunque contrario il governo. Ma da Trieste la protesta si è allargata ai porti di  Genova, La Spezia, Livorno, Savona, Civitavecchia, Gioia Tauro, dove si parla di altri scioperi.

A Genova Antonio Benvenuti è console della Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie, e cioè il rappresentante dei camalli, i lavoratori del porto. Spiega che, approssimativamente, un camallo su cinque non ha il certificato verde. Probabilmente l’operatività del porto non sarà a rischio ma alcuni disagi ci saranno sicuramente, dice. A differenza dei colleghi triestini, i portuali genovesi si limitano per ora a chiedere di poter effettuare tamponi gratuitamente. «Rispetto ad altre zone nel Nord Est, dove c’è una minore propensione alle vaccinazioni, ci saranno sicuramente i problemi maggiori», dice ancora Malorgio. «Bisogna anche dire che in quei territori, come è ormai chiaro, è avvenuta una pesante strumentalizzazione da parte dei partiti di destra».

Quello che può accadere venerdì preoccupa molte aziende. La protesta riguarda i settori più diversi. Alla Elettrolux Italia di Susegana, in provincia di Treviso, è stato proclamato uno sciopero di otto ore a partire da venerdì mattina. Accadrà, forse anche in maniera spontanea, in molte altre aziende. Dice al Post Iuri Tiberti dell’azienda di spedizioni Embassy Freight Service di Santa Vittoria di Gualtieri, in provincia di Reggio Emila: «Il rischio è che da domani i disservizi, che saranno inevitabili, colpiscano le aziende ma soprattutto i clienti. Se i trasporti si bloccano, le merci non vengono consegnate, è semplice».

A essere un problema non è solo la protesta di chi rifiuta il Green Pass. «Molti autotrasportatori», continua Tiberti, «sono rumeni, turchi o moldavi o comunque di paesi dove vengono somministrati vaccini non validi in Italia. Quei lavoratori non hanno fatto la scelta di rifiutare il vaccino ma non possono avere il Green Pass».  Il timore del ministero dell’Interno è tra l’altro che gli autisti dei tir blocchino le autostrade, una minaccia contro la quale si può fare poco. «Abbiamo fatto presente da tempo il problema dei lavoratori stranieri», spiega Malorgio, «in extremis il governo ha elaborato una norma rivolta agli autotrasportatori stranieri di aziende straniere che potranno entrare in Italia anche senza Green Pass purché rispettino le norme di sicurezza. Non è stato risolto invece il problema dei lavoratori stranieri che lavorano in aziende italiane».

Esiste poi un problema ulteriore e riguarda chi decidesse di sottoporsi a un tampone all’ultimo minuto. È difficile riuscire ora a prenotare un test nei prossimi giorni: chi si è mosso tardi rischia comunque di non poter andare al lavoro.

Non saranno solo porti e autostrade a rischiare blocchi e forti disagi. Problemi consistenti possono venire anche dal trasporto locale. I sindacati di categoria assicurano che circa il 90 per cento dei 100.000 lavoratori impegnati nel settore si sono vaccinati, ma i rappresentanti della Cisl hanno fornito al governo cifre diverse, secondo le quali all’interno dell’Azienda Trasporti Municipali di Milano un autista su quattro non ha fatto il vaccino. Quello del trasporto locale è comunque un settore che rischia di andare in difficoltà anche se a mancare è una percentuale abbastanza limitata di lavoratori.

Una simile discrepanza di numeri c’è anche nelle Forze dell’Ordine, dove secondo alcuni sindacati di categoria il 20% del personale non ha il Green Pass, mentre il ministero dell’Interno ha parlato solo dell’8%. I numeri sono comunque più alti nei reparti mobili e cioè proprio quelli dedicati all’ordine pubblico e che, potenzialmente, rischiano di essere più impegnati nei prossimi giorni. Sempre secondo i sindacati la situazione più difficile sarebbe a Firenze, dove quasi il 40% degli agenti non potrebbe accedere al lavoro.

Altra situazione decisamente complicata è quella che riguarda gli assistenti familiari, a cui ci si riferisce di solito come badanti e colf: le stime sono complicate, ma le associazioni di categoria ipotizzano una percentuale di non vaccinati tra il 30 e il 50 per cento. La maggior parte però non verrà controllata, perché molte famiglie non hanno alternative e non si possono permettere di farne a meno. In base al decreto del governo la famiglia dovrebbe impedire l’accesso al proprio appartamento a chi non ha il certificato. Il rischio è quello di prendere una multa che va da 400 a mille euro. Per quanto riguarda i liberi professionisti e gli artigiani chiamati nelle case per svolgere qualche lavoro (idraulici, muratori, piastrellisti) le norme dicono che devono essere dotati di Green Pass. Ma il cliente che ha chiamato il professionista per un lavoro non è tenuto a chiedere il certificato.

Nella pubblica amministrazione si calcola che solo l’8-10 per cento dei lavoratori sia sprovvisto di certificato e così nella grande distribuzione. Decisamente più problematica sembra invece la situazione dei lavori agricoli stagionali, impegnati in particolare nella vendemmia o nella raccolta di mele o olive. La stima è che dei circa 400.000 lavoratori occupati nelle campagne, almeno il 25 per cento, e cioè 100.000 persone, siano sprovviste di certificato. Il problema è serio perché, come ha spiegato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, l’attività agricola è legata ai cicli stagionali delle coltivazioni e non può essere fermata. Bisogna facilitare l’accesso a chi è in regola e, secondo Coldiretti, consentire a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati di poter collaborare temporaneamente alle attività nei campi.