(ANSA/Mourad Balti Touati)
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  • mercoledì 13 Ottobre 2021

Ci saranno abbastanza tamponi per i lavoratori non vaccinati?

Si teme che dal 15 ottobre ci possano essere troppe richieste nelle farmacie, intanto i partiti discutono se renderli gratuiti per tutti

(ANSA/Mourad Balti Touati)

Mancano solo due giorni al 15 ottobre, quando il Green Pass diventerà obbligatorio per tutti i lavoratori italiani, e c’è una diffusa preoccupazione che nelle prossime settimane ci saranno problemi nel testare per il coronavirus tutti i lavoratori non vaccinati. È una questione di cui si parla soprattutto per il possibile sovraccarico di richieste di test alle farmacie, che sono le principali strutture dove si possono effettuare i test rapidi. Ma se ne parla anche per l’animato dibattito politico tra alcuni partiti che vorrebbero che i test fossero gratis per tutti i lavoratori e il governo che non è per nulla d’accordo, e che finora si è mostrato irremovibile.

Si stima che dal 15 ottobre, per permettere ai lavoratori non vaccinati di ottenere il Green Pass senza doversi vaccinare, si dovranno effettuare circa 1 milione di test antigenici rapidi al giorno, più del triplo di quelli che vengono effettuati in media oggi. Per avere il certificato bisognerà infatti essere vaccinati o guariti dal COVID-19 entro sei mesi, oppure aver fatto da poco un tampone risultato negativo.

Sono solo stime perché non si hanno dati precisi su quanti lavoratori siano effettivamente non vaccinati: secondo un documento riservato del governo, pubblicato dal Foglio, ad oggi in totale i lavoratori non vaccinati sarebbero circa 2,5 milioni. Ma ci sono anche stime più alte, come quella fatta dalla Fondazione GIMBE – organizzazione indipendente senza scopo di lucro che si occupa di sanità pubblica – secondo cui ci sarebbero 4-5 milioni di persone in età lavorativa non vaccinate.

Se non si vaccineranno, questi lavoratori dovranno effettuare un test antigenico rapido ogni 48 ore o un tampone molecolare ogni 72 ore. I primi si possono fare in farmacia, presso i medici di base e le strutture sanitarie convenzionate, non hanno bisogno di prescrizione medica, hanno un prezzo calmierato di 15 euro per gli adulti e 8 euro per i minori, e permettono di sapere se si è positivi o no al coronavirus nel giro di pochi minuti. I tamponi molecolari (tramite prelievo con tampone) si effettuano in ospedale, negli ambulatori e presso i medici di famiglia, sono più affidabili di quelli antigenici rapidi, ma se non si ha una prescrizione medica richiedono diverse ore per conoscerne l’esito. Sono anche molto più costosi, dai 50 ai 100 euro ciascuno.

Se, come è molto probabile, la maggior parte dei lavoratori non vaccinati ricorrerà ai più economici test antigenici rapidi, considerando le 48 ore di validità del certificato, serviranno circa 7,5 milioni di tamponi ogni settimana, più di un milione al giorno. Finora in media sono stati effettuati al massimo circa 300mila test al giorno in tutta Italia, sia antigenici che molecolari. In particolare le farmacie, dove si stima vengano effettuati due terzi dei test antigenici rapidi, potrebbero dover più che triplicare il proprio lavoro.

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Il problema riguarda soprattutto le farmacie italiane in cui si effettuano i test (circa 10mila su un totale 19mila), che potrebbero non riuscire a gestire le molte nuove richieste.

Marco Cossolo, presidente di Federfarma, la Federazione nazionale dei titolari di farmacia italiani, ha detto a Repubblica che i farmacisti sono «pronti a uno sforzo eccezionale per aumentare l’offerta di tamponi eseguiti dalle farmacie italiane ed effettuare decine di migliaia di tamponi in più». È possibile che per venire incontro a un aumento delle richieste, nei prossimi giorni dovranno essere aggiunte altre centinaia di farmacie a quelle che già effettuano i test.

Alessandro Albertini – vicepresidente di ADF, associazione dei distributori farmaceutici – ha detto a Repubblica che i problemi non dovrebbero riguardare tanto l’approvvigionamento dei test da parte delle farmacie, quanto piuttosto il personale che dovrà effettuarli, quei test: «Tante farmacie sono piccole e l’attività da portare avanti è pesante, ad esempio c’è da fare l’attività di segreteria, per prendere gli appuntamenti e inserire i dati per far rilasciare il Green Pass».

Il tema della disponibilità di tamponi e test antigenici, e soprattutto del loro costo, è anche al centro di un’accesa discussione tra i partiti in parlamento.

Già prima dell’approvazione del decreto legge del 21 settembre con cui era stato introdotto l’obbligo di Green Pass per i lavoratori, i sindacati avevano chiesto al governo che i tamponi per i lavoratori fossero gratuiti. Alla fine il governo aveva deciso solo di introdurre prezzi calmierati per i test antigenici rapidi, e di rendere i tamponi gratuiti solamente a chi non può vaccinarsi per motivi medici e lo può dimostrare con un certificato.

Negli ultimi giorni diversi esponenti politici, soprattutto del centrodestra, sono tornati a chiedere al governo la gratuità dei tamponi: lo hanno fatto i leader di Lega e Fratelli d’Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, e lo ha fatto martedì anche Beppe Grillo, garante del Movimento 5 Stelle, che sul suo blog ha pubblicato una «proposta di pacificazione sul Green Pass» che prevede che sia lo Stato a pagare i tamponi ai lavoratori non vaccinati.

Grillo ha fatto anche una stima di quanto secondo lui costerebbe questa operazione: circa 1 miliardo di euro fino a dicembre 2021. Al momento Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, non ha commentato le dichiarazioni di Grillo, nonostante anche lui prima dell’approvazione del decreto avesse chiesto che i tamponi per i lavoratori fossero gratis.

La possibilità che i tamponi diventino gratuiti per i lavoratori è stata però più volte respinta dal governo. Martedì il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha detto di ritenere «ragionevole pensare a tutte le forme possibili di calmierazione, ma far diventare il tampone gratuito significa dire sostanzialmente che chi si è vaccinato ha sbagliato».

Salvini e Meloni hanno anche proposto di estendere la validità dei test antigenici rapidi a 72 ore, come per quelli molecolari. «Allungare la validità di tutti i tamponi da 48 a 72 ore e garantire tamponi gratuiti a lavoratrici e lavoratori senza Green Pass. Lo chiede la Lega, lo richiede il buon senso», ha detto Salvini. Questa ipotesi è stata però sconsigliata dal comitato tecnico scientifico, secondo cui in 72 ore c’è il tempo di contagiarsi e diventare infettivi. Nei giorni scorsi il ministro della Salute, Roberto Speranza, aveva già detto al programma Che tempo che fa che era un’ipotesi non percorribile: «Penso che per ora dobbiamo lasciarlo così com’è e poi valutare se adattarlo. Abbiamo scelto questo impianto».

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