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Beethoven in un'immagine tratta dal film "Arancia Meccanica"

Un computer ha finito la Decima di Beethoven

Musicologi e programmatori hanno usato l'intelligenza artificiale per immaginare la sinfonia che il compositore lasciò incompiuta

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Beethoven in un'immagine tratta dal film "Arancia Meccanica"
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Circa tre anni prima della sua morte, il compositore Ludwig van Beethoven iniziò a lavorare alla sua ultima opera sinfonica, la Decima, che gli era stata commissionata attorno al 1817 dalla Royal Philharmonic Society di Londra assieme alla Nona. La decima sinfonia rimase largamente incompleta a causa del peggioramento delle condizioni di salute di Beethoven, che morì nel 1827, ma il prossimo 9 ottobre verrà suonata per la prima volta a Bonn, la città in cui nacque il 17 – forse – dicembre del 1770. Un gruppo di musicologi, compositori ed esperti di intelligenza artificiale ha infatti lavorato per oltre due anni sugli spartiti e gli appunti lasciati da Beethoven per completare le parti mancanti della sinfonia e ricostruirla grazie alle nuove tecnologie.

Nella sua carriera Beethoven compose decine di concerti, sonate e quartetti e nove sinfonie, l’ultima delle quali, completata nel 1824, è considerata da molti la sua opera migliore. Quando stava lavorando alla Decima era già un compositore leggendario, ed era completamente sordo.

Ogni anno le sue opere sinfoniche e per pianoforte sono incluse nei programmi dei concerti delle orchestre più importanti del mondo. Non sorprende pertanto che già in passato ci fossero stati altri tentativi di ricostruire parti della sua Decima sinfonia: nel 1988 per esempio il musicologo Barry Cooper provò a completare il primo e il secondo movimento (sui quattro complessivi), cercando a suo dire di restare fedele a quella che pensava sarebbe stata la visione di Beethoven.

Con il progredire delle tecnologie di intelligenza artificiale – cioè di software in grado di elaborare una gran quantità di informazioni e di usarle ai fini dell’obiettivo per il quale sono stati programmati – è stato fatto un nuovo tentativo, che sembra essere particolarmente riuscito.

La versione della decima sinfonia di Beethoven di Barry Cooper

A seguire la parte tecnologica del progetto è stato Ahmed Elgammal, direttore del laboratorio di Arte e Intelligenza artificiale della Rutgers University del New Jersey, che in un dettagliato articolo su The Conversation l’ha descritta come «una sfida enorme».

Elgammal ha raccontato che a contattarlo per lavorare sulla ricostruzione della sinfonia, all’inizio del 2019, era stato Matthias Röder, direttore di un istituto austriaco che si occupa di tecnologia musicale. Assieme a Elgammal, Röder aveva coinvolto anche il compositore austriaco Walter Werzowa, che tra le altre cose aveva scritto il jingle dell’azienda produttrice di microprocessori Intel; Mark Gotham, esperto di musicologia computazionale (l’area di ricerca che si occupa del rapporto tra musica e tecnologie informatiche); e Robert Levin, musicologo dell’Università di Harvard che aveva già lavorato su progetti simili per terminare alcune composizioni incomplete di Mozart.

Nelle intenzioni del gruppo di esperti, la Decima sinfonia di Beethoven avrebbe dovuto essere suonata in occasione dei 250 anni dalla nascita del compositore, nel 2020.

Dopo essersi incontrati per la prima volta nel giugno del 2019 per capire come procedere, nel novembre successivo gli esperti si trovarono di nuovo a Bonn, alla casa-museo di Beethoven, dove fecero suonare la Decima sinfonia prima a un pianista e poi a un quartetto d’archi, davanti a un gruppo ristretto di esperti e accademici musicali: soltanto pochi di loro furono in grado di distinguere quali fossero le parti create con l’intelligenza artificiale e quelle che erano state effettivamente scritte da Beethoven.

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Prima di questo tentativo l’intelligenza artificiale era già stata utilizzata per generare musica di un particolare genere a partire da frammenti già esistenti, ma non per ricostruire intere opere, e mai in assenza di così tante informazioni.

Elgammal ha detto che è stato «come risolvere un rompicapo». Come prima cosa, gli esperti hanno deciso di usare sia gli appunti lasciati da Beethoven sia le composizioni complete del suo repertorio, per dare all’intelligenza artificiale tutte le informazioni necessarie e «insegnare alla macchina» come riempire i buchi. Da un lato, hanno preso decisioni deliberate basate sulla loro conoscenza di Beethoven, e dall’altro hanno affidato al software il compito di capire come mettere insieme tutte le informazioni a disposizione, partendo da poche note e arrivando a strutture più complesse.

Inizialmente la tecnologia aveva permesso di creare armonie di pochi secondi, ma nell’arco di un anno e mezzo il gruppo è riuscito a completare due interi movimenti della sinfonia, lunghi più di 20 minuti ciascuno. Nelle parole di Elgammal, è stato «necessario spingere più in là i limiti di quello che poteva fare l’intelligenza artificiale per insegnare alla macchina il processo creativo di Beethoven» e simulare il modo in cui avrebbe scritto le sue opere. L’ultimo passo è stato quello di orchestrare la sinfonia, ovvero individuare quale strumento doveva suonare quale parte, e scrivere gli spartiti.

Elgammal ha raccontato che a un certo punto uno degli esperti coinvolti nel progetto ha paragonato l’intelligenza artificiale a uno studente di musica bramoso di migliorare, che si esercita e impara ogni giorno, e alla fine diventa sempre più bravo. Il gruppo di ricercatori non si aspetta che il risultato piaccia a tutti, e prevede che alcuni contesteranno l’utilizzo di un software per ricreare quella che era nata come opera dell’ingegno umano. Al contempo, Elgammal ha aggiunto che a suo parere nell’ambito artistico l’intelligenza artificiale non serve per «rimpiazzare» qualcuno, ma è «uno strumento che permette agli artisti di aprire delle porte e di esprimersi in modi nuovi».

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