Kristalina Georgieva (Samuel Corum/Getty Images)
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  • domenica 26 Settembre 2021

La direttrice del FMI si deve dimettere, dice l’Economist

Kristalina Georgieva è accusata di aver favorito la Cina in un'influente classifica economica quando era alla Banca mondiale

Kristalina Georgieva (Samuel Corum/Getty Images)
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Kristalina Georgieva, la direttrice del Fondo monetario internazionale (FMI), negli ultimi giorni è stata coinvolta in un grave scandalo che ha portato il settimanale britannico Economist, tra gli altri, a chiedere le sue dimissioni. Georgieva, economista bulgara che è stata anche commissaria europea per il Bilancio, è accusata di aver contribuito a falsificare alcuni dati per migliorare la posizione della Cina in un’importante classifica economica quando, tra il 2017 e il 2019, era direttrice generale della Banca mondiale.

La Banca mondiale è la principale organizzazione internazionale per il sostegno allo sviluppo e la riduzione della povertà, mentre il Fondo monetario internazionale ha il compito di favorire la cooperazione economica, assicurare la stabilità finanziaria e facilitare il commercio internazionale. Entrambi hanno sede a Washington.

La classifica coinvolta nello scandalo si chiama Doing Business e fino all’anno scorso, quando la sua pubblicazione è stata abbandonata, valutava ogni anno quanto gli stati erano attraenti per gli investimenti e per la formazione di nuove imprese. Era una classifica estremamente importante, usata dai governi di tutto il mondo per prendere rilevanti decisioni macroeconomiche e da imprenditori ed enti internazionali per valutare i propri investimenti.

La stessa Banca mondiale, nell’ultimo decennio, ha usato la classifica Doing Business come criterio di valutazione in 676 dei suoi progetti, che hanno portato a investimenti internazionali del valore di oltre 15 miliardi di dollari.

Di recente una ricerca indipendente condotta da un gruppo di avvocati ma commissionata dalla Banca mondiale ha concluso che nel 2017 Georgieva e altri lavorarono per fare in modo che il posizionamento della Cina in classifica guadagnasse diverse posizioni, dopo che funzionari del governo cinese si erano lamentati con la dirigenza della Banca, e in un momento in cui l’istituzione stava cercando un aumento di capitale da alcuni dei suoi azionisti, compresa proprio la Cina.

Nella classifica Doing Business del 2018, che in quel periodo era in preparazione, la Cina avrebbe dovuto essere in 85esima posizione, ma Georgieva fece modificare diversi parametri per migliorare il posizionamento di sette posti. In questo modo, però, i parametri di tutta la ricerca risultarono falsati.

Georgieva negli scorsi giorni ha negato tutte le accuse: «Sarò chiara: le conclusioni [della ricerca che l’accusa ndr] sono sbagliate. Non ho fatto pressioni su nessuno per modificare nessun report», ha detto.

Come ha notato anche l’Economist, al momento dello scandalo Georgieva era la seconda in comando alla Banca mondiale: il presidente era Jim Yong Kim, e fu lui a dare l’ordine di assecondare le lamentele del governo cinese. Il settimanale sostiene anche che Georgieva potrebbe aver modificato la classifica non per un qualche ritorno personale, ma perché effettivamente in quel periodo la Cina stava facendo importanti riforme per rendere il suo paese più accogliente per gli imprenditori. L’intento di Georgieva sarebbe stato quello di rafforzare il “multilateralismo”, cioè l’integrazione della Cina nel sistema finanziario internazionale.

Nonostante questo, ora che Georgieva è presidente del Fondo monetario internazionale lo scandalo della Banca mondiale è un problema piuttosto serio, secondo l’Economist. Anzitutto perché anche il FMI ha un importante e influente dipartimento di ricerca economica, e gestisce alcune delle più importanti statistiche macroeconomiche su prospettive di crescita e sviluppo di tutti i paesi del mondo – e se la direttrice del Fondo è accusata di aver falsificato importanti dati, la credibilità del Fondo è minacciata.

In secondo luogo, perché il FMI è al centro di una grossa disputa tra Stati Uniti e Cina e dovrà prendere decisioni importanti su varie questioni economiche e commerciali che dividono i due paesi. Secondo l’Economist, il Fondo non può permettersi di avere una direttrice che in passato è stata accusata di essere compiacente nei confronti di uno dei due paesi.