Un manifesto elettorale di Erna Solberg a Oslo (Ali Zare / NTB)
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  • lunedì 13 Settembre 2021

Alle elezioni in Norvegia si parla di petrolio

Si vota oggi e il centrosinistra è favorito, ma le questioni ambientali potrebbero metterlo in difficoltà

Un manifesto elettorale di Erna Solberg a Oslo (Ali Zare / NTB)

Alle elezioni in Norvegia di lunedì 13 settembre il centrodestra, che con la prima ministra Erna Solberg ha governato il paese per due mandati consecutivi, potrebbe perdere il governo in favore di una coalizione di centrosinistra, dopo una campagna elettorale che è stata concentrata sull’opportunità di interrompere l’estrazione di petrolio e gas naturale a causa della crisi climatica.

Il giorno delle elezioni è ufficialmente lunedì, ma molti norvegesi nelle grandi città, tra cui la capitale Oslo, hanno votato domenica e nei giorni precedenti: lunedì mattina circa un terzo dell’elettorato aveva già votato. Secondo i sondaggi, la coalizione di centrosinistra, guidata dal candidato primo ministro Jonas Gahr Støre del Partito Laburista, dovrebbe raggiungere la maggioranza di almeno 85 seggi (su 169) in parlamento, e riuscire così a esprimere un governo.

Ma la struttura e le politiche del nuovo governo saranno seriamente influenzate dalla composizione della coalizione. Støre preferirebbe formare un governo di centrosinistra moderato composto dal suo Partito Laburista, dal Partito di Centro e dal partito socialdemocratico della Sinistra Socialista. Ma se questi tre partiti non otterranno gli 85 seggi necessari per ottenere la maggioranza, Støre potrebbe essere costretto a includere nel governo o i Verdi o il Partito Rosso, una formazione marxista e anti europeista.

Il candidato del Partito Laburista, Jonas Gahr Støre (Marit Hommedal / NTB)

I Verdi e i Rossi vogliono un piano dettagliato per l’interruzione delle estrazioni di petrolio e gas naturale e lo smantellamento dell’industria estrattiva, da mettere in atto nel giro di qualche anno. Questo potrebbe creare problemi interni al nuovo governo.

La campagna elettorale in Norvegia è stata caratterizzata da ampie discussioni proprio sul destino della grande industria di estrazione degli idrocarburi. Benché la Norvegia promuova al suo interno l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile (il 95 per cento della sua elettricità viene dall’idroelettrico) e l’utilizzo di mezzi di trasporto poco inquinanti (più della metà delle automobili nuove vendute nel 2020 era elettrica, anche grazie a generosi incentivi), il paese è il primo esportatore in Europa (e uno dei primi al mondo) di petrolio e gas naturale.

Gli idrocarburi costituiscono ancora il 40 per cento delle esportazioni totali del paese, occupano il 7 per cento della forza lavoro e sono alla base della grande ricchezza della Norvegia, che grazie ai proventi del petrolio e del gas è riuscita, tra le altre cose, a creare il fondo sovrano più ricco del mondo.

Considerata l’importanza del settore per l’economia norvegese, i principali partiti, compresi il Partito Conservatore di Solberg e quello Laburista di Støre, sono favorevoli a mantenere attiva l’industria estrattiva e ad autorizzare nuove esplorazioni di giacimenti. Per entrambi i partiti, la produzione di idrocarburi deve continuare almeno fino al 2050, e i suoi proventi devono contribuire alla transizione energetica. Su questo tema, l’unica differenza rilevante tra Conservatori e Laburisti è che i secondi vorrebbero rendere più rapida la transizione energetica interna al paese, senza però toccare le esportazioni.

I Verdi e il Partito Rosso, invece, vorrebbero che la Norvegia decidesse una data (ravvicinata, anche se nessuno dei due partiti si è espresso con precisione) per interrompere definitivamente sia le esplorazioni di nuovi giacimenti sia le estrazioni, e cominciasse immediatamente a smantellare l’industria estrattiva. Altri partiti come la Sinistra Socialista hanno posizioni ambientaliste, ma nessuna è decisa come quella di Verdi e Rossi.

Come ha scritto il Financial Times, anche se questa posizione rimane minoritaria, il dibattito sui cambiamenti climatici è diventato sempre più importante in Norvegia man mano che avanzava la campagna elettorale, soprattutto dopo la pubblicazione all’inizio di agosto di un allarmante rapporto sul clima da parte dell’ONU, che chiedeva uno sforzo «immediato e su larga scala» da parte dei paesi di tutto il mondo per ridurre le emissioni inquinanti. Sempre l’ONU, l’anno scorso aveva chiesto al governo norvegese di interrompere quanto meno le esplorazioni di nuovi giacimenti.

Da circa un mese, dunque, i consensi dei partiti ambientalisti sono in notevole crescita nei sondaggi, mentre quelli dei partiti favorevoli all’industria estrattiva, come il Partito di Centro, sono in calo.

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