Audi e-tron Sportback
Il SUV elettrico Audi e-tron Sportback, in mostra al salone AutoMobility di Los Angeles, il 21 novembre 2019. (AP Photo/Marcio Jose Sanchez)
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  • domenica 24 Gennaio 2021

Il successo delle auto elettriche in Norvegia

La loro immatricolazione nel 2020 ha superato quella di auto a benzina, diesel e ibride: un caso di mercato unico al mondo

Audi e-tron Sportback
Il SUV elettrico Audi e-tron Sportback, in mostra al salone AutoMobility di Los Angeles, il 21 novembre 2019. (AP Photo/Marcio Jose Sanchez)

Nel 2020 la Norvegia è diventato il primo paese al mondo in cui il numero di nuove auto elettriche in circolazione ha superato quello delle auto a benzina, diesel e ibride. Secondo dati diffusi dall’ente nazionale di informazioni sul traffico stradale (Opplysningsrådet for Veitrafikken, OFV), le vendite sono arrivate a coprire circa il 54 per cento del totale delle auto vendute nel paese, salendo dal 42 per cento registrato nell’anno precedente. Fino a dieci anni fa questa percentuale si attestava intorno all’1 per cento, mentre le auto con motori diesel rappresentavano il 76 per cento del mercato (nel 2020 non hanno superato l’8,6 per cento delle vendite). Delle 141.412 nuove macchine vendute in Norvegia, nel 2020, 76.789 sono completamente elettriche.

I dati di mercato relativi alla circolazione di auto elettriche in Norvegia, per molti aspetti, non stupiscono del tutto gli osservatori. Da anni il governo incentiva tramite sussidi e agevolazioni l’acquisto di questo tipo di mezzi, perseguendo una sostenibilità ambientale ritenuta trainante per l’economia di tutto il paese. In particolare, nel mese di dicembre, la percentuale di vendite di veicoli elettrici ha raggiunto la quota record in un singolo mese: 67 per cento del totale del mercato automobilistico. I nuovi modelli più venduti nel 2020 in Norvegia sono stati il SUV e-tron e l’e-tron Sportback di Audi, seguiti dalla Tesla Model 3, che era stata l’auto elettrica più venduta nel 2019. Altri modelli di SUV elettrici, in particolare quelli di Ford, BMW e Volkswagen, si aggiungeranno nel 2021.

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Il caso della Norvegia – ancora piuttosto eccezionale, considerando i numeri del mercato globale – induce gli analisti e le stesse case automobilistiche a considerarlo un modello da cui poter trarre valutazioni significative e a partire dal quale è possibile misurare proiezioni attendibili.

L’obiettivo del governo norvegese, dichiarato nel 2016, è quello di portare a zero le vendite di auto a benzina e diesel entro il 2025. Uno dei primi e più importanti incentivi alle vendite di macchine elettriche è stato quello di escluderle dalle tasse previste per tutti gli altri veicoli spinti da energia proveniente da combustibili fossili. Le prime misure di questo tipo risalgono agli anni Novanta, e da allora altre iniziative – come il parcheggio gratuito e la rimozione delle tariffe per le strade a pedaggio – hanno contribuito ad aumentare la diffusione di mezzi elettrici nel paese. Inoltre la scelta del governo di avviare finanziamenti per il rafforzamento delle infrastrutture di ricarica ha attirato successivi investimenti da parte dei privati.

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Nel frattempo l’economia del paese – tra i maggiori produttori di petrolio al mondo – non ha rinunciato alle entrate legate all’estrazione di petrolio e gas e destinati all’esportazione. Se da un lato il governo sta mettendo all’asta le licenze di esplorazione per i giacimenti di petrolio nell’Artico, dall’altro sta lavorando per accrescere anno dopo anno l’indipendenza del fabbisogno energetico interno dai combustibili fossili. Oltre il 90 per cento dell’energia del paese è già oggi ricavata da fonti idroelettriche. E il nuovo ambizioso piano nazionale sul clima, presentato all’inizio di gennaio, prevede tra le altre cose l’impiego di veicoli a zero emissioni di anidride carbonica per tutto il settore pubblico.

Riferendosi alla politica degli incentivi per l’elettrico da una parte e alle tasse sui veicoli a combustione dall’altra, Christina Bu, a capo dell’Associazione norvegese dei veicoli elettrici, un’autorevole organizzazione non profit nazionale fondata nel 1995, descrive quello norvegese come un caso di strategia a lungo termine e in più direzioni. «Qualcuno potrebbe pensare che sia questione di incentivi e basta, e non è così: si tratta di tassare quello che non vogliamo e promuovere quello che vogliamo», sintetizza Bu.

Secondo Tim Lenton – direttore del Global Systems Institute, un ente del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Exeter, in Inghilterra, impegnato nella ricerca di soluzioni integrate per l’ecosostenibilità – gli incentivi fiscali promossi negli anni dal governo norvegese hanno di fatto portato le auto elettriche ad avere, nel complesso, un costo per il consumatore pari a quello delle auto tradizionali.

In uno studio pubblicato sulla rivista Climate Policy Lenton definisce questo equilibrio un “punto di svolta” essenziale nel determinare una serie di successivi effetti a cascata, tra cui l’aumento della produzione di batterie e la conseguente diminuzione dei costi. E non è possibile raggiungere questo genere di “punto di svolta” senza un intervento politico. È questa, prosegue Lenton, la principale ragione per cui la percentuale di auto elettriche vendute in Norvegia, dove il “punto di svolta” è stato già superato, è oltre dieci volte superiore a quella di qualsiasi altro paese al mondo.

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Si calcola che le vendite di macchine elettriche nel mercato globale non superino il 2-3 per cento del totale. Secondo il modello avanzato da Lenton il “punto di svolta” potrebbe essere raggiunto soltanto nel caso in cui incentivi fiscali simili a quelli adottati in Norvegia venissero proposti da Cina, California e Unione Europea, i cui mercati rappresentano la metà delle vendite totali di auto nel mondo. La situazione attuale è ancora piuttosto lontana dal raggiungere questo equilibrio, e in alcuni casi il modello è persino ribaltato. La maggior parte delle centrali a carbone di tutto il mondo beneficia di finanziamenti da parte dei governi di Cina, Giappone e Corea del Sud, e questo contribuisce a instaurare un sistema in cui non esiste alcun incentivo a smettere, perché se uno di quei paesi si tirasse indietro un altro prenderebbe il suo posto. È per questo che tutti i principali interventi globali di decarbonizzazione dovrebbero, in linea teorica, essere compiuti simultaneamente.

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Alcuni segnali, sintetizza il Financial Times, indicano tuttavia che il 2021 potrebbe essere un anno eccezionale per il mercato delle auto elettriche. Le previsioni secondo cui le vendite globali dovrebbero crescere di oltre il 50 per cento sembrano fondate, e i successi in borsa delle azioni Tesla, che hanno contribuito a rendere Elon Musk l’uomo più ricco del mondo, suggeriscono che nelle previsioni degli investitori le auto elettriche definiscano i contorni di un mercato destinato a durare.