• mercoledì 8 Settembre 2021

Un’altra canzone dei Polyphonic Spree

182 anni dopo che Chopin aveva cominciato tutta questa gran storia

(Chris Graythen/Getty Images)

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera, pubblicata qui sul Post l’indomani, ci si iscrive qui.
Oggi compiono 70 anni Mark Isham, che ha il suo posto nell'archivio di questa newsletter, e Chrissie Hynde, che ne ha uno nel cuore di molti pur avendo infilato molte buone canzoni e nessuna immancabile, se chiedete a me. Ma gran tipo (che ha "fatto discutere" anche negli scorsi anni).
Ieri sera sono stato a San Salvatore Monferrato per un creativo festival che si chiama "Pèm! (Parole e Musica)", e abbiamo parlato di canzoni a cena e poi parlato di canzoni da un palco, e ascoltato delle canzoni, e io mi sono allargato e ne ho approfittato e alla fine siamo stati tutti lì due ore. Ecco, volevo dirvi, se mi invitate a parlare di canzoni mi diverto di più che a parlare di giornalismo e compagnia bella, ma il rischio è che non riusciate più a mandarmi via.
Nel weekend esce un disco nuovo dei St. Etienne, una band inglese allora molto creativa e molto amata nell'elettronica pop che andò forte negli anni Novanta e poi sparì abbastanza dai radar, pur facendo ancora dischi: quello nuovo, racconta un lungo articolo sul Guardian, è in effetti una celebrazione degli anni Novanta, per suoni e umori. Era già uscito qualcosa di buono quest'estate.
La settimana scorsa è uscita una canzone nuova di Johnny Marr, che essendo Johnny Marr ovvero il chitarrista degli Smiths oltre ad altre cose minori ma rispettabili, merita una segnalazione: ma non è che proprio ce ne fosse bisogno (un po' un pezzo dei Soft Cell).
E Damon Albarn invece ha pubblicato un'altra canzone - quieta e notturna - dal suo disco nuovo che esce a novembre.
Sabato ero andato a una festa per il "Supersalone" del design milanese, e a un certo punto ha cantato Marco Mengoni, che - con rispetto parlando - non avrei scelto come musicista da cui ricominciare con l'andare ai concerti dopo quasi due anni: però la sua scelta di fare I'd rather go blind di Etta James - anche niente male - ha nobilitato tutto quanto.

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