Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki e il primo ministro ungherese Viktor Orban, Katowice, 30 giugno 2021 (Omar Marques/Getty Images)

L’Unione Europea non ha ancora sbloccato il Recovery Fund per Polonia e Ungheria

Come da anni a questa parte teme per lo stato di diritto nei due paesi, i cui governi non sono molto contenti di questa attesa

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki e il primo ministro ungherese Viktor Orban, Katowice, 30 giugno 2021 (Omar Marques/Getty Images)

La Commissione europea non ha ancora approvato i piani di Polonia e Ungheria per sbloccare i finanziamenti del Next Generation EU, il principale strumento comunitario per stimolare la ripresa economica dopo la pandemia da coronavirus, spesso chiamato Recovery Fund. C’entra lo scontro in corso su vari fronti tra l’Unione Europea e i due paesi, guidati entrambi da governi semi-autoritari, soprattutto sullo stato di diritto.

Ogni paese riceverà la sua parte di finanziamenti solo una volta che la Commissione europea avrà approvato il suo piano di spesa nazionale, che deve rispettare i criteri stabiliti dal diritto dell’Unione Europea. La Commissione ha già dato il via libera ai piani nazionali di 18 paesi, ma non si è ancora pronunciata su quelli di Polonia e Ungheria perché teme che i governi possano usare quei soldi per legittimare il proprio consenso e continuare a violare diverse norme europee sullo stato di diritto.

A luglio il commissario europeo alla Giustizia Didier Reynders aveva dichiarato che, per quanto riguarda l’Ungheria, le condizioni per l’approvazione del piano erano legate a una serie di garanzie che avevano a che fare con la trasparenza del sistema giudiziario e la lotta alla corruzione. L’Ungheria aveva fatto sapere di sperare nella conclusione di un accordo per l’autunno. Le principali questioni sembrano riguardare la legge approvata lo scorso 15 giugno che impedirà di affrontare temi legati all’omosessualità in contesti pubblici frequentati da minori, e contro la quale la Commissione Europea aveva avviato una procedura di infrazione. Finora, però, non ci sono dichiarazioni da parte dell’UE o dei suoi rappresentanti sulla correlazione tra l’approvazione del piano di finanziamento e la procedura.

Per quanto riguarda la Polonia, al centro dello scontro c’è invece la riforma della giustizia voluta da Diritto e Giustizia, partito di estrema destra che ha approvato nel giro di pochissimo tempo diverse leggi contro la libertà di informazione e i diritti delle donne, tra le altre cose, e che è diventato sempre più critico nei confronti dell’Europa.

Nel 2017 il governo polacco aveva istituito una Sezione disciplinare della Corte suprema per indagare sugli errori giudiziari dei magistrati, con poteri molto ampi e la facoltà, tra le altre cose, di avviare procedimenti penali contro i giudici polacchi. A luglio, dopo quattro anni, sulla riforma e sulla Sezione disciplinare era intervenuta la Corte di giustizia dell’Unione Europea, il principale organo giudiziario dell’Unione, stabilendo che quell’organismo non fosse imparziale e minacciasse lo stato di diritto e l’indipendenza del sistema giudiziario.

Il Tribunale costituzionale polacco, il più importante tribunale della Polonia, aveva però deciso l’incostituzionalità dell’applicazione degli ordini della Corte UE, di fatto disconoscendone l’autorità. Secondo i trattati europei, la Corte di giustizia ha il primato sui tribunali nazionali, e negarlo significa mettere in discussione uno dei princìpi fondativi dell’Unione. Tra le altre cose, il governo polacco ha chiesto al Tribunale costituzionale di valutare se ulteriori parti dei trattati europei siano o meno compatibili con la costituzione del paese, con l’intento di «stabilire la supremazia della costituzione polacca sulla legge europea». Qualche giorno fa, il Tribunale ha rinviato la decisione al 22 settembre.

Giovedì Tadeusz Koscinski, ministro delle Finanze polacco, ha dichiarato che lo stallo giudiziario dovrebbe essere tenuto separato dalla questione del finanziamento per la ripresa dalla pandemia, dicendo di sperare in una rapida approvazione del piano da parte della Commissione. Se così non fosse, ha aggiunto, sarebbe «una perdita enorme non solo per la Polonia ma per l’intera Europa». Giovedì 2 settembre, il ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro ha a sua volta scritto su Twitter che «Nessun funzionario dell’UE può usare l’arma del ricatto contro la Polonia».

Il commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni ha risposto al governo polacco spiegando che la Commissione «non era ancora arrivata» a una decisione sull’approvazione del piano di finanziamento della Polonia e che il primato del diritto dell’UE era una questione importante, «come le autorità polacche sanno molto bene».