Perché le criptovalute sono sempre più attive nel calcio

I club hanno bisogno di soldi e le società del settore vogliono raggiungere il grande pubblico, anche attraverso altri sport

(Fabrizio Corradetti / LaPresse)
(Fabrizio Corradetti / LaPresse)
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Negli ultimi tempi, diverse squadre di calcio italiane tra cui Milan, Inter e Roma hanno firmato contratti di sponsorizzazione con società attive nel settore delle criptovalute. Questa tendenza non è casuale: il calcio, come altri sport, è stato duramente colpito dalla crisi pandemica e ha perciò bisogno di soldi, mentre le società che offrono servizi per scambiare criptovalute ne hanno in abbondanza, e al contempo hanno tutto l’interesse a farsi conoscere dal pubblico che guarda gli eventi sportivi, tipicamente lo stesso che fa investimenti online. Questo allineamento di interessi ha fatto nascere un fenomeno che non è esclusivo del calcio, né dell’Italia: dalla Formula 1 al basket, dall’Europa agli Stati Uniti, gli esempi di accordi simili sono sempre più frequenti.

L’ultimo caso in Italia è quello del Milan, che martedì ha annunciato una collaborazione con BitMEX – una delle principali borse di criptovalute al mondo –, il cui logo verrà mostrato su una manica della divisa ufficiale della squadra in tutte le competizioni a partire dalla prima giornata del prossimo campionato.

Anche Inter e Roma hanno stretto accordi con società del settore. La prima ha sostituito lo storico sponsor Pirelli con Socios.com, una app con cui i tifosi possono comprare e scambiare “fan token”: gettoni digitali che danno diritto a prendere parte ad alcune delle decisioni della squadra e a partecipare a concorsi per vincere premi. Socios.com è di proprietà di Chiliz, società con sede a Malta che gestisce la blockchain usata dalla app (cioè il registro elettronico su cui vengono annotati gli scambi di gettoni su Socios.com). Da Chiliz, l’Inter otterrà più di 20 milioni di euro all’anno in cambio della pubblicità sulle sue maglie.

La Roma invece ha firmato un accordo di sponsorizzazione con le piattaforme blockchain Zytara Labs e DigitalBits (il cui logo campeggia sul petto della sua nuova divisa), che le garantirà 36 milioni di euro in tre anni. La squadra ha peraltro una partnership anche con Socios.com, sulla cui piattaforma ha lanciato un proprio fan token, come hanno fatto Inter, Milan, Juventus e diverse altre squadre a livello europeo, comprese Barcellona, PSG e Atletico Madrid.

Le cifre ottenute con questi accordi dalle società sportive, seppur non ingenti relativamente ai loro bilanci, sono d’aiuto in un momento di stress finanziario come quello vissuto dal calcio e dallo sport in generale dall’inizio della pandemia. Le misure per contrastarla hanno infatti avuto un forte impatto negativo sia sul fatturato derivante dalla vendita di biglietti che su quello da diritti televisivi: secondo la UEFA, la società che gestisce il calcio in Europa, da marzo 2020 i club europei hanno perso in totale circa 9 miliardi di euro in mancati introiti. A ciò hanno concorso principalmente l’interruzione dei campionati avvenuta l’anno scorso e la ripresa delle partite a porte chiuse o con limiti al numero di spettatori che le è seguita.

Inoltre, in Italia, nel 2019 le società sportive avevano già perso una importante fonte di entrate. Per contrastare il fenomeno della ludopatia infatti, da luglio di quell’anno è stata vietata la pubblicità di giochi o scommesse con vincite in denaro, che costituiva una fonte di introiti su cui diverse squadre facevano affidamento. Sempre la Roma, ad esempio, in allenamento utilizzava divise sponsorizzate da Betway, una società di gioco d’azzardo online da cui traeva 4,5 milioni di euro a stagione, ai quali ha dovuto rinunciare. I soldi derivanti dalle sponsorizzazioni delle società di scommesse costituiscono in Europa un introito importante soprattutto per i piccoli club che, al contrario di quelli più rinomati, non hanno molte entrate dalla vendita di merchandising. In Italia, si stima che il divieto di questo tipo di pubblicità abbia significato mancati introiti per 100 milioni di euro in totale.

– Leggi anche: Il divieto della pubblicità al gioco d’azzardo ha parecchi problemi

Le società attive nel settore delle criptovalute stanno perciò colmando questo vuoto. Imprese di questo genere hanno spesso molta disponibilità di denaro da investire in marketing, e l’intero settore è ancora in una fase di crescita iniziale, in cui le società hanno bisogno di attrarre grandi numeri di nuovi utenti per provare ai propri investitori la validità dei prodotti e continuare così ad attrarre nuovi giri di investimenti.

A questo scopo, le manifestazioni sportive sono il canale migliore, perché il pubblico di questi eventi è in maggioranza composto di maschi tra i 18 e i 45 anni: lo stesso segmento di popolazione che prevale tra gli utenti delle app per scambiare criptovalute (che è peraltro il medesimo a cui ambiscono le società di scommesse).

Per questo motivo, il fenomeno non si limita all’Italia o al calcio: esempi simili si trovano ovunque, in tutti gli sport con un pubblico ampio.

Sina Nader, direttore operativo del ramo statunitense della borsa di criptovalute FTX, ha detto a proposito al Financial Times: «Gli sport catturano l’immaginazione di miliardi di persone. Noi aspiriamo a raggiungere quei miliardi di persone». FTX ha speso decine di milioni di dollari l’anno per sponsorizzare leghe sportive e atleti: a giugno, dopo aver firmato un contratto di sponsorizzazione a lungo termine da diversi milioni di dollari con la Major League Baseball (il campionato di baseball nordamericano, anche noto come MLB), la borsa di criptovalute ha assunto il noto giocatore di football americano Tom Brady come proprio ambasciatore e sua moglie, la modella Gisele Bündchen, come consulente.

Sempre a giugno, la Formula 1 ha aggiunto ai propri sponsor Crypto.com, una società che fornisce digital wallet (portafogli digitali) per custodire o pagare in criptovalute. Secondo fonti del Financial Times, la Formula 1 dovrebbe incassare dall’accordo circa 30 milioni di dollari l’anno. Un mese dopo, la società fintech StormX, che offre una carta di credito per fare acquisti con le criptovalute, ha pagato decine di milioni di dollari per far apparire il proprio marchio sulle divise dei Portland Trail Blazers, una squadra di basket dell’NBA.

C’è però chi mette in guardia sulla sostenibilità di questi contratti. A inizio 2018, dopo il crollo del valore del bitcoin e delle altre criptovalute, molte società del settore fallirono perché la maggior parte delle loro attività, detenuta in forma di criptovaluta, perse moltissimo valore in termini di valute legali come il dollaro e l’euro, mentre le aziende continuavano a dover sostenere le proprie spese (stipendi, affitto degli uffici) in queste valute. Il mercato delle criptovalute è tuttora un mercato molto volatile e, in caso un evento simile si verificasse di nuovo, nessuno garantisce che questi sponsor siano in grado di far fronte agli impegni presi.

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