Serviranno molti anni per allontanare le grandi navi da Venezia

L'ipotesi dei mesi scorsi di spostare subito gli approdi a Marghera non ha avuto seguito, e trovare un'alternativa richiede tempi lunghi

Una nave da crociera davanti a piazza San Marco, nel 2014. (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
Una nave da crociera davanti a piazza San Marco, nel 2014. (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Martedì 29 giugno l’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Settentrionale ha pubblicato il bando del «concorso di idee» per trovare una soluzione al problema delle grandi navi che passano davanti al centro storico di Venezia. L’obiettivo del bando è raccogliere proposte per spostare i punti di attracco delle navi da crociera e delle navi container fuori dalle acque protette della laguna: quindi, tra le altre cose, continuare ad accogliere i turisti e allo stesso tempo «salvaguardare l’unicità e le eccellenze del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale del suo territorio».

Nei mesi scorsi sembrava che il governo avesse deciso di bloccare subito il passaggio, spostando gli approdi a Marghera, ma il decreto approvato all’inizio di aprile, convertito in legge dalla Camera a metà maggio, non conteneva decisioni vincolanti, ma solo l’indicazione di avviare un bando. Il risultato è che le navi stanno continuando a transitare e i tempi previsti dal nuovo bando mostrano in modo piuttosto chiaro che serviranno anni per allontanarle.

Le navi da crociera sono uno dei molti modi in cui i turisti (nel 2019 sono stati 32 milioni) arrivano a Venezia e contribuiscono all’enorme indotto di un settore su cui si basa quasi totalmente l’economia della città. Ma sono anche navi enormi, lunghe fino a 300 metri e larghe più di 40, che causano tantissimi problemi in un contesto architettonico e ambientale molto complesso: occupano spazi enormi, inquinano molto e creano il moto ondoso che alla lunga danneggia le fondamenta della città.

– Leggi anche: Anche le navi inquinano, e molto

Le navi che arrivano a Venezia entrano nella laguna attraverso la bocca di porto di San Nicolò, l’accesso più orientale, poi devono percorrere il trafficato canale della Giudecca e arrivare fino alla cosiddetta Marittima, il porto passeggeri costruito a ovest del centro storico, lungo il perimetro dei quartieri di Santa Croce e Dorsoduro, costeggiando i giardini della Biennale, piazza San Marco e il resto del centro storico della città. Viste le dimensioni delle navi da crociera e quelle del canale della Giudecca, largo tra i 250 e i 300 metri, per il loro passaggio è necessario l’aiuto di uno o due rimorchiatori.

Il passaggio delle grandi navi venne inizialmente limitato, nel 2012, dal decreto Clini-Passera, che rimase incompleto: il decreto vietava il transito nel canale della Giudecca alle navi passeggeri di oltre 40mila tonnellate di stazza lorda (una unità di misura di volume, equivalenti a oltre 100mila metri cubi), ma solo in presenza di valide alternative, che all’epoca non c’erano e anche oggi sono difficili da trovare in tempi rapidi. Nel 2014 il Comitato interministeriale bloccò di nuovo l’accesso alle navi di oltre 40mila tonnellate, ma intervenne il tribunale amministrativo regionale (TAR) che annullò il provvedimento.

Fino all’inizio dell’epidemia da coronavirus, le navi da crociera – seppur di peso non superiore alle 96mila tonnellate – hanno continuato a transitare per il canale della Giudecca, talvolta provocando incidenti, come quello della nave “Opera”.


Lo scorso 25 marzo i ministri della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, della Cultura, Dario Franceschini, del Turismo, Massimo Garavaglia e delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, hanno pubblicato una nota per confermare la volontà di dirottare «in via temporanea» il traffico delle grandi navi da Venezia verso Marghera, la soluzione indicata da tempo anche dal Comune di Venezia, dove però non sembra che sia possibile allestire nuovi approdi in tempi brevi perché al momento i due terminal specializzati nella gestione del traffico container, Vecon e TIV, non hanno le strutture adatte a ospitare navi da crociera. Nonostante questo, dopo la nota dei ministri e l’approvazione del decreto per avviare il «concorso di idee», molti giornali avevano ipotizzato l’adozione imminente di nuovo decreto per l’allontanamento delle grandi navi.

Ma il nuovo decreto non è arrivato e sabato 5 giugno si è capito che la nota dei ministri non aveva avuto effetti concreti: dopo diciassette mesi di fermo a causa dell’epidemia, la prima nave da crociera è passata davanti al centro storico di Venezia. La Msc Orchestra è salpata dalla stazione Marittima con circa mille passeggeri a bordo, passando per il canale della Giudecca, poi nel bacino di San Marco e infine è uscita dalla laguna passando per la bocca di porto del Lido, con destinazione Grecia.

La nave è stata accompagnata lungo il percorso da diverse barche del comitato “No Grandi Navi” che da anni si oppone al passaggio vicino al centro della città. I manifestanti hanno sventolato bandiere e urlato slogan dai megafoni. All’altezza di Riva degli Schiavoni, a ridosso di San Marco, si è posizionata una rappresentanza più esigua di operatori e lavoratori del porto, favorevoli al passaggio delle navi da crociera. Secondo il comitato “No Grandi Navi”, il governo non ha nessuna intenzione di fermare le crociere perché il decreto approvato consente il transito fino a quando non verrà trovata una soluzione alternativa.


Una sollecitazione piuttosto influente a trovare un punto di approdo alternativo in breve tempo è arrivata anche dall’Unesco, che in vista della riunione del comitato del Patrimonio mondiale, in programma a Fuzhou, in Cina, dal 16 al 31 luglio, ha ipotizzato l’inserimento di Venezia nella cosiddetta black list, l’elenco dei patrimoni mondiali dell’umanità a rischio.

Secondo il World Heritage Centre, «i problemi endogeni di Venezia sono il turismo di massa, la presenza delle grandi navi, la costante perdita di residenti e progetti di sviluppo urbano non adeguati al territorio». Al momento non ci sono altri siti italiani classificati come patrimonio dell’umanità nell’elenco dei 53 siti minacciati o in pericolo: in Europa, ci sono solo le aree portuali di Liverpool, il centro storico di Vienna e i monumenti medievali in Kosovo.

(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Martedì, con la pubblicazione dei dettagli del bando per il “concorso di idee”, si è capito che sarà impossibile rispondere alle richieste dell’Unesco in tempi rapidi. La prima fase del bando si concluderà entro il 31 dicembre del 2021 e prevede la presentazione delle proposte. All’inizio del 2022 l’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Settentrionale nominerà una commissione composta da cinque esperti in ingegneria dei trasporti, nelle opere portuali, e in generale nelle infrastrutture e nell’economia dei trasporti, che selezionerà le prime tre proposte per la seconda fase in cui dovranno essere elaborati nuovi progetti più approfonditi dal punto di vista tecnico ed economico.

La fine della seconda fase è prevista il 31 dicembre 2022 ed entro il 30 giugno 2023 dovrà essere nominato il progetto vincitore. Solo da allora si potrà continuare con la progettazione definitiva e poi esecutiva, la valutazione di impatto ambientale, il bando di gara per la costruzione, gli eventuali ricorsi, e infine i cantieri. Con i consueti tempi previsti da queste procedure, è realistico pensare che possano servire almeno altri cinque anni per allontanare le navi dal centro storico di Venezia e alcuni osservatori hanno parlato anche di un’attesa di almeno dieci anni.

A luglio, intanto, il passaggio delle grandi navi sarà impedito per tre settimane a causa del G20 dell’Economia, che si terrà a Venezia dall’8 all’11 luglio, e in seguito per la festa del Redentore. Le misure di sicurezza attivate per il vertice mondiale, che si terrà all’Arsenale, costringerà le navi a saltare i due weekend compresi tra il 3 e l’11 luglio. La tradizionale festa del Redentore, invece, è in programma sabato 17 e domenica 18 luglio.