(Photo by Chris McGrath/ Getty Images)

La città dei castelli fantasma in Turchia

Burj Al Babas doveva essere una stramba località di ville di lusso, ma oggi è un posto da film post-apocalittico

(Photo by Chris McGrath/ Getty Images)

Nel 2014 alcuni imprenditori edili turchi decisero di avviare un ambizioso progetto per attirare nuovi residenti provenienti dalla Russia e dai paesi del Medio Oriente in Turchia: il loro piano era quello di realizzare una città unica, stravagante e opulenta, composta esclusivamente da ville di lusso ispirate in particolare a torri e castelli. A causa della crisi economica e di diversi intoppi, però, oggi questa località chiamata Burj Al Babas è stata abbandonata ed è completamente disabitata, oggetto di periodiche attenzioni dei fotografi per il suo paesaggio spettrale e piuttosto inquietante, a metà tra un film della Disney e uno scenario post-apocalittico.

All’inizio degli anni Duemila la Turchia fu interessata da un grande sviluppo del settore immobiliare, agevolato sia dalla crescita economica del paese che dalle condizioni favorevoli applicate sugli investimenti per la costruzione di nuovi edifici residenziali e sui mutui. In questo contesto, aveva raccontato il New York Times un paio di anni fa, moltissimi ricchi russi e arabi avevano iniziato a far costruire sfarzose ville sulle coste del mar Egeo o a comprare appartamenti di lusso in riva al mare a Istanbul, allora considerata una delle città europee più alla moda.

Anche i fratelli Mehmet Emin e Mezher Yerdelen del Sarot Group e il loro socio, Bulent Yilmaz, decisero di attirare gli stranieri abbienti con progetti residenziali ancora più lussuosi ed esclusivi. Comprarono diversi terreni e cominciarono a costruire un albergo di lusso dotato di un impianto termale, ma soprattutto misero a punto il progetto di una città composta esclusivamente da castelli, nata da un’idea che Yilmaz aveva abbozzato su un pezzo di carta.

Per realizzare il loro progetto da 200 milioni di dollari (circa 170 milioni di euro) scelsero accuratamente l’area dove sarebbe sorto: un’ampia vallata alla base delle montagne del nord-ovest del paese, nei pressi della città di Mudurnu, nota per le terme romane e situata più o meno a metà strada tra Istanbul e Ankara, così da essere facilmente raggiungibile da entrambe le città.

Il progetto di Burj Al Babas prevedeva la realizzazione di 732 ville di lusso a tre piani tutte molto simili tra loro e caratterizzate da elementi di architettura gotica, inglese e americana, ma non solo. Le torrette cilindriche dotate di abbaini e quelle di forma squadrata con balaustre vennero ispirate in particolare dalla Torre di Galata di Istanbul, costruita nel tardo Medioevo dai genovesi, e dalla cosiddetta Torre di Leandro, situata su un isolotto nello stretto del Bosforo, a poche centinaia di metri dalla città.

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Ogni castello doveva essere dotato tra le altre cose di riscaldamento a pavimento e vasca a idromassaggio su ciascun piano, e all’interno poteva essere completamente personalizzato. Il progetto, a cui lavoravano circa 2.500 operai edili, prevedeva anche la realizzazione di un centro commerciale ispirato al Campidoglio degli Stati Uniti, così come laghetti, parchi e giardini.

Nel 2018 circa 350 dei castelli originariamente progettati erano già stati venduti a ricchi investitori, provenienti soprattutto da paesi arabi, mentre quelli in corso di realizzazione erano in vendita tra i 370mila e i 500mila dollari (310mila-420mila euro): prezzi che secondo il New York Times potevano tranquillamente attirare i compratori delle classi più abbienti di diversi paesi del Medio Oriente.

Nel giro di pochi mesi, però, le cose cominciarono a cambiare: oggi quello che rimane di Burj Al Babas sono le vie sterrate costeggiate da pile di materiali da costruzione, interrotte dalle file di castelli deserti e dalle ossature di quelli incompleti, che hanno tutto l’aspetto di una città fantasma.

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In base alle stime iniziali, il progetto sarebbe dovuto essere completato nel giro di quattro anni. Secondo il New York Times, però, subì un rallentamento per via della crisi economica, dovuta sia al calo del prezzo del petrolio che all’incertezza che riguardava la Turchia già da un paio d’anni, in seguito al tentato colpo di stato del 2016.

Diversi investitori che avevano finanziato il progetto si tirarono indietro, e molti di quelli che avevano già comprato un castello cominciarono a chiedere indietro i loro soldi. Inizialmente i fratelli Yerdelen avevano detto di credere che il progetto si potesse risollevare, e anche alcuni compratori citati dal New York Times dissero di essere ottimisti circa il futuro di Burj Al Babas. Nel 2019 però il Sarot Group dichiarò bancarotta e abbandonò la costruzione del sito, dove erano stati completati o iniziati circa 580 castelli che oggi sono ancora lì, disabitati.

L’allora sindaco di Mudurnu, Mehmet Inegol, un grande sostenitore del progetto, aveva detto che un domani anche chi ne aveva criticato la realizzazione – per esempio perché aveva comportato il disboscamento di ampie aree montane – avrebbe pagato per andare a vedere gli esclusivi castelli turchi. Oggi Burj Al Babas merita forse una visita, ma non per i motivi che chi l’aveva progettata o Inegol avrebbero immaginato.

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