(Ansa/Matteo Corner)

Il centrodestra non trova un candidato sindaco a Milano

Alle elezioni comunali manca poco e la discussione è ancora in alto mare: i problemi non riguardano soltanto i nomi e le alleanze

(Ansa/Matteo Corner)

Mancano tre mesi alle elezioni comunali di Milano e la coalizione di centrodestra – che fino a pochi anni fa era considerata la netta favorita a ogni ciclo elettorale – non ha ancora trovato un candidato sindaco da opporre a Beppe Sala, il sindaco uscente sostenuto dal centrosinistra. Ormai da mesi ogni settimana sembra quella buona per l’accordo definitivo su questo o quel nome, tanto che l’ex sindaco Gabriele Albertini, ancora oggi popolarissimo fra i milanesi conservatori, ha detto scherzando a Radio24 che «ancora un po’ che aspettano dovranno fare un sorteggio».

Il primo annuncio che sembrava imminente risale a gennaio, quando l’ex giornalista Roberto Rasia dal Polo si autocandidò con un post su Facebook che secondo alcuni aveva lo scopo di mettere pressione agli alleati della Lega, partito che l’aveva ufficialmente contattato: cioè Forza Italia e Fratelli d’Italia, due partiti che per ragioni diverse in città contano parecchio. Nei mesi successivi si sono fatti molti altri nomi, dal capo della Camera di commercio italo-statunitense Simone Crolla allo stesso Albertini, che prima si è fatto pregare in pubblico e poi ha rifiutato la candidatura, passando per il bizzarro comunicatore motivazionale Oscar di Montigny.

Da qualche giorno il nuovo favorito, secondo i giornali, sarebbe Andrea Farinet, il presidente di Pubblicità Progresso, a cui si è aggiunto Luca Bernardo, pediatra molto conosciuto in città, responsabile della Casa Pediatrica del Fatebenefratelli e direttore del dipartimento della medicina dell’infanzia e adolescenza dell’ospedale. Ma ogni giorno che passa qualunque candidato, anche il più solido, ha sempre meno possibilità di vincere.

Nel 2016, a quattro mesi dalle elezioni, il centrodestra candidò il semi-sconosciuto imprenditore Stefano Parisi, che passò settimane a cercare di farsi conoscere dai milanesi. Parisi fece una brillante campagna elettorale ma finì per perdere contro Sala, che veniva dal successo di Expo. Oggi che Sala è più popolare e conosciuto di allora, e il tempo per costruire una candidatura ancora più ridotto rispetto a cinque anni fa, c’è poco da stupirsi se si parla di centrodestra in difficoltà.

Per altre notizie e storie su Milano qui trovate “Colonne”, la newsletter settimanale e gratuita del Post su quello che succede in città

Secondo alcuni la responsabilità è soprattutto della Lega, ormai da qualche anno il partito della coalizione più votato a Milano. «In questi dieci anni di governo cittadino del centrosinistra [la Lega, ndr] è cresciuta nei voti ma, evidentemente — e nonostante il tempo a disposizione — non ha “cresciuto”, dentro o fuori il partito, figure che si potessero imporre come candidati possibili», ha scritto sul Corriere della Sera il giornalista Massimo Rebotti, milanese ed ex direttore di Radio Popolare.

Non aiuta il fatto che a livello nazionale gli equilibri interni alla coalizione siano molto cambiati rispetto alle ultime elezioni comunali, e sembrano inoltre piuttosto fluidi. Nel 2016 Forza Italia e Fratelli d’Italia erano il primo e il terzo partito della coalizione. Oggi i ruoli si sono praticamente invertiti, mentre la Lega ha perso in pochi mesi quasi una decina di punti.

Ma oltre agli equilibri nazionali vanno considerati quelli locali: a Milano Forza Italia rimane più forte che altrove, la Lega è saldamente il primo partito ma Fratelli d’Italia sta guadagnando sempre più adesioni, anche a livello regionale. Qualche settimana fa Riccardo De Corato – storico politico post-fascista milanese, ex vicesindaco con Albertini – ha fatto notare alla Stampa che «la destra oggi in Consiglio regionale in Lombardia ha cinque consiglieri, un numero mai raggiunto nella storia».

A queste complicazioni si aggiunge il fatto che in assenza di un candidato non è stato fatto nessun lavoro preparatorio: non ci sono liste civiche che arricchiscano la coalizione, la macchina elettorale fatta di volontari e banchetti non è ancora partita, e al momento non esiste nemmeno una piattaforma politica su cui impostare la campagna.

Al contrario il centrosinistra ha già avviato la campagna elettorale, concordato una serie di liste civiche a sostegno di Sala – alcune delle quali sono state sviluppate nel corso di molti mesi – mentre non ha bisogno di alcun programma politico: Sala ha già detto che intende proseguire con quanto fatto negli ultimi anni, completando per esempio la riqualificazione degli Scali ferroviari e di alcune periferie, e insistendo ancora di più su uno stile di vita cittadino sempre più sostenibile.

Per il centrodestra l’assenza di programma riflette un problema più ampio: nessuno sembra avere un’idea chiara di dove portare la città. Non sembra un caso che la coalizione abbia chiesto di ricandidarsi ai suoi ultimi sindaci, Albertini e Letizia Moratti, che hanno concluso il proprio mandato rispettivamente quindici e dieci anni fa. Ne ha scritto di recente sul Foglio Fabio Massa, giornalista politico che si occupa soprattutto di Milano.

La destra che programma ha, per Milano? Come pensa di declinare la nuova esigenza urbanistica di presìdi di salute, la nuova esigenza di mobilità, la nuova esigenza di lavoro, del commercio, l’epoca post covid? Modello culturale: la Scala e il [Teatro] Piccolo iper sovvenzionati e agli altri briciole, o si può pensare a una migliore collaborazione col privato, stile Teatro Parenti ma non solo? Partecipate: cassaforte o bracci operativi? Sottomesse e funzionali oppure libere e indipendenti? Case popolari: gestore unico oppure gestori suddivisi? Acqua: gestore unico oppure gestori suddivisi? Visione da città metropolitana, o solo cittadina?

Ve lo ricordate Salvini quando diceva di pedonalizzare il centro di Milano? Era un’idea, pure buona, perché il Salvini consigliere comunale conosceva Milano assai bene, i marciapiedi di Barona e gli odori cattivi di San Siro, il deserto di piazza Duomo di notte. A sinistra ci sono i Boeri, i Resta, i Bassetti e i Guzzetti: gente che ha visioni. Milano si merita idee anche da destra, e invece non ha nulla, ad oggi.

Al momento i consiglieri comunali e di municipio di centrodestra si limitano ad attaccare Sala e la sua giunta su piccole questioni puntuali – la costruzione di piste ciclabili, considerata eccessiva da una fetta di milanesi, e più di recente i blackout in vari quartieri centrali – oppure su problemi storici come la sicurezza di alcune zone e le difficoltà delle periferie; di cui però difficilmente si può incolpare il solo centrosinistra, dato che dal 1991 a oggi ha governato circa dodici anni, contro i diciotto del centrodestra.

Ovviamente il centrodestra ha ancora la possibilità di vincere le elezioni di ottobre, specialmente se dovesse scegliere un candidato già noto e non impiegasse quello che resta della campagna elettorale a farlo conoscere ai milanesi: ma più tempo passa e più questa possibilità si riduce.