(Roberto Monaldo/LaPresse)

Nel M5S si decide chi comanda

Dopo mesi a preparare la nomina di Giuseppe Conte come nuovo leader, ora uno scontro sui poteri che avrà Beppe Grillo sta complicando tutto

(Roberto Monaldo/LaPresse)

Tra il leader di fatto del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, e il “garante” e fondatore del partito, Beppe Grillo, è in corso da giorni un duro scontro di potere assai raccontato in questi giorni dai giornali, con abbondanti retroscena e ricostruzioni. Riguarda diverse questioni tecniche di statuto e regole interne, ma è soprattutto un conflitto per la guida del partito: Conte vuole riformare la struttura direttiva in modo da esautorare in larga parte Grillo, che negli ultimi tempi è tornato ad avere estesi poteri e influenze sulla linea del partito, spesso muovendosi nella zona grigia e nell’elasticità del suo ruolo di “garante”.

A momenti, e soprattutto nei giorni scorsi, è sembrato che lo scontro potesse portare addirittura a una rottura definitiva tra i due e a una conseguente ridefinizione dei ruoli e delle prospettive del M5S: ma tra ieri e oggi sono andate avanti le trattative tra Grillo e Conte, perché di fatto una divisione non sembra convenire a nessuno dei due, e ancor meno al M5S. Questa sera è attesa una conferenza stampa di Conte in cui dovrebbe spiegare la situazione: la domanda è se per allora i due avranno trovato una quadra.

La discussione era nata a causa del nuovo statuto voluto da Conte, sul cui contenuto Grillo aveva avuto da ridire, ma si è presto spostata su un livello più personale e sulla gestione del potere all’interno del partito. Alle 17.30 di lunedì ci si aspetta un qualche tipo di annuncio da parte di Conte, che dovrebbe chiarire se ci sono margini per restare capo politico del Movimento oppure se ne uscirà per fondare probabilmente una nuova formazione politica, come anticipato la scorsa settimana dalle agenzie di stampa.

I giornali di oggi raccontano che Grillo sta cercando di ammorbidire la propria posizione e tentare una mediazione con Conte, che invece sta tenendo il punto e viene descritto come «rigido sulle sue posizioni». Grillo vorrebbe che siano condivisi con lui i processi decisionali più importanti, mentre Conte vuole evitare che si instauri una diarchia. Sostanzialmente il suo è un tentativo di delimitare il campo, rendere chiari e ben divisi i ruoli e ottenere quanta più autonomia possibile da capo politico.

La questione inizialmente sembrava essere di merito, sul contenuto del nuovo statuto del M5S, a cui Conte aveva lavorato nelle scorse settimane e che era intenzionato a presentare insieme allo stesso Grillo la scorsa settimana, tra mercoledì e giovedì. Poi giovedì c’era stata la visita di Grillo a Roma e gli incontri con i parlamentari del M5S, durante i quali aveva criticato lo statuto – che prevede tra le altre cose un superamento della regola dei due mandati per i parlamentari – perché andrebbe contro la tradizione del Movimento, e aveva detto che Conte non conosce bene «la nostra storia» e quindi deve capire che non può estrometterlo, aggiungendo che è Conte ad avere bisogno del Movimento e non il contrario.

Poco dopo le agenzie avevano riferito di come Conte fosse «pronto a lasciare il M5S», riprendendo fonti evidentemente vicine all’ex presidente del Consiglio e che quindi avevano probabilmente interesse a mettere in circolazione ipotesi radicali per provare a guadagnare potere contrattuale nelle trattative. I colloqui tra Grillo e Conte sono andati avanti, sembra però non in modo molto fluido (il Corriere oggi racconta che in generale Grillo sarebbe frustrato perché Conte gli risponde poco al telefono).

Il Fatto Quotidiano scrive comunque che Conte non vuole cedere anche perché è «troppa la delusione verso chi gli aveva chiesto di rifondare tutto, salvo poi imputargli di voler fare di testa sua». Ma oltre alla questione personale c’è anche il tema della divisione dei poteri: Grillo ha capito che con la nuova struttura pensata da Conte – che vorrebbe istituire tradizionali organi di partito come la segreteria, la presidenza e la vicepresidenza – la sua influenza all’interno del Movimento ne uscirebbe pesantemente indebolita.

Annalisa Cuzzocrea e Matteo Pucciarelli su Repubblica di oggi scrivono che la nuova struttura pensata da Conte servirebbe proprio a emancipare il M5S «dalla guida occulta» che ha da sempre, cioè quella di Grillo, ed è quindi questo il nodo principale della questione. Sempre secondo Repubblica Conte vorrebbe che la figura di “garante” che Grillo ha avuto in questi anni sia meno operativa e più simbolica, e che il suo ruolo sostanziale sia quello di «tutelare la memoria» del M5S. Non è ancora chiaro se Grillo sarà disposto a cedere fino al punto di accettare un ruolo del genere, ma comunque molto dipenderà da cosa dirà Conte nel pomeriggio.

– Leggi anche: Perché Davide Casaleggio ha lasciato il M5S