Giuseppe Conte, Beppe Grillo e Luigi Di Maio (Roberto Monaldo / LaPresse)

Nel M5S si litiga sul nuovo statuto

A causa del progetto di Conte di rendere il Movimento più simile a un partito tradizionale, e del ruolo di Beppe Grillo

Giuseppe Conte, Beppe Grillo e Luigi Di Maio (Roberto Monaldo / LaPresse)

Da qualche giorno le cronache politiche sono tornate a concentrarsi sulla situazione interna al Movimento 5 Stelle, in particolare sulla questione che riguarda l’approvazione del nuovo statuto a cui ha lavorato l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, considerato leader di fatto del M5S. La transizione formale che Conte vorrebbe mettere in atto ha provocato però molte resistenze tra i rappresentanti dell’ala più radicale e legata alle origini del Movimento, e ha portato il fondatore Beppe Grillo a intervenire criticando apertamente lo statuto voluto da Conte, che a suo dire non rispetterebbe a sufficienza la tradizione del M5S e lo escluderebbe da buona parte dei processi decisionali.

Lo statuto avrebbe dovuto essere presentato questa settimana, e anche se non ci sono molti dettagli sul suo contenuto, sembra che introduca alcune limitazioni al ruolo del cosiddetto “garante” del partito, cioè Grillo. Inoltre, le nuove regole volute da Conte vedrebbero un superamento della regola dei due mandati per i parlamentari e l’introduzione di nuovi organi e nuove figure dirigenziali (segreteria, presidente, vice-presidenti) tipiche dei partiti tradizionali.

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Grillo tuttavia si è rifiutato di partecipare alla presentazione, che quindi è saltata. Giovedì ci sono stati due incontri con i deputati e senatori del M5S, all’Hotel Forum di Roma, dove secondo i giornali Grillo avrebbe parlato delle sue perplessità sul nuovo statuto dicendo che Conte non conosce bene «la nostra storia» e quindi deve capire che non può estrometterlo, e avrebbe aggiunto che è Conte ad avere bisogno del Movimento e non il contrario. Peraltro Grillo si è presentato agli incontri con il logo del partito stampato nella versione modificata, con l’anno “2050” all’interno (quella di aggiungere l’anno “2050” ai loghi dei partiti è una proposta fatta da Grillo qualche tempo fa, basata sull’idea che la politica dovrebbe avere obiettivi di lungo periodo, ma non adottata ufficialmente dal Movimento).

Beppe Grillo con i parlamentari del Movimento, giovedì 24 giugno (ANSA)

Su Repubblica di oggi Annalisa Cuzzocrea scrive che la posizione di Grillo e quella di Conte sono inconciliabili: il primo vorrebbe che si instaurasse una specie di diarchia, come ai tempi di Gianroberto Casaleggio, co-fondatore del M5S. Il secondo invece avrebbe voluto più autonomia e non sarebbe propenso ad accettare di guidare il partito con la presenza ingombrante di Grillo perché, scrive Cuzzocrea, «significherebbe cominciare un percorso già difficile con sopra la testa la spada di Damocle del fondatore. Che pretende ancora di essere l’imperatore nell’arena, colui che ha sempre l’ultima parola».

La questione nata intorno allo statuto è l’ultima di una lunga serie che il M5S e Giuseppe Conte si sono trovati ad affrontare negli ultimi tempi. A inizio giugno se ne era appena risolta un’altra tra lo stesso Conte e Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto e amministratore delegato dell’Associazione Rousseau, che possiede l’omonima piattaforma online usata per le votazioni del M5S. Le controversie riguardavano soprattutto i dati sugli iscritti al Movimento, che Casaleggio si rifiutava di consegnare per via della mancanza di un vero capo politico, ma che la dirigenza chiedeva per cominciare a sganciarsi da Rousseau e da Casaleggio.

La questione era andata avanti per settimane, finché il 1° giugno era intervenuto il Garante della privacy che aveva ordinato all’Associazione Rousseau di consegnare i dati. Il 7 giugno Casaleggio aveva annunciato in un’intervista di voler lasciare il M5S.

Venerdì mattina Casaleggio è intervenuto sulla questione dello statuto, esprimendo una posizione vicina a quella di Grillo. Parlando con Radio Capital, ha detto: «Io ho espresso diverse volte il mio pensiero su come il Movimento si stia trasformando in qualcosa di diverso in questo ultimo anno. Fino a un anno fa i princìpi erano ben chiari, oggi meno e per questo ne ho preso le distanze». E ha aggiunto: «Le idee di Conte sul M5S non mi sono ancora chiare e non capisco perché questo fantomatico statuto sia stato tenuto segreto in questi mesi. Ma non è con uno statuto che si fa un movimento».

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