(ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Perché Davide Casaleggio ha lasciato il M5S

Lo ha spiegato in un'intervista alla Stampa, parlando in modo molto critico di come il partito sarebbe cambiato negli ultimi anni

(ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Il 5 giugno Davide Casaleggio ha annunciato la sua uscita dal Movimento 5 Stelle, di cui era tra i soci fondatori. In un post sul Blog delle Stelle, l’organo ufficiale del Movimento 5 Stelle, ha motivato la sua decisione dicendo che «Questo non è più il Movimento e sono certo non lo avrebbe più riconosciuto nemmeno mio padre». Casaleggio è amministratore delegato dell’Associazione Rousseau, fondata dal padre Gianroberto, che possiede l’omonima piattaforma online per le votazioni del M5S.

Lunedì 7 giugno, in un’intervista alla Stampa, Casaleggio ha parlato della sua uscita dal M5S, sostenendo che negli ultimi mesi il partito avrebbe violato «così tante regole e princìpi di democrazia interna e di rispetto delle decisioni degli iscritti da rendere impossibile per noi continuare un percorso condiviso». Casaleggio ha anche parlato molto criticamente di come il M5S sia cambiato rispetto alle elezioni del 2018, quando risultò il partito più votato, con il 33 per cento delle preferenze:

«Il modello del Movimento 5 stelle ha consentito di ottenere il 33% di fiducia del Paese e ha dato la possibilità a migliaia di cittadini sconosciuti, come lo stesso Giuseppe Conte, di rivestire ruoli prestigiosi e di potere impensabili. Probabilmente quello che oggi non va più bene è che si vuole dare questa possibilità a persone ben definite».

La decisione di Casaleggio è arrivata dopo mesi di tensioni all’interno del partito, con una spaccatura sempre più marcata tra un’ala moderata, guidata dal ministro degli Esteri Luigi di Maio e dall’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e una più radicale, guidata dallo stesso Casaleggio. La spaccatura era iniziata con l’ingresso del M5S nella maggioranza che sostiene il governo Draghi, e si era fatta più netta dopo che Casaleggio si era rifiutato di consegnare al partito i dati sugli iscritti del movimento, raccolti e conservati dall’Associazione Rousseau.

Il 1º giugno il Garante per la protezione dei dati personali aveva ordinato all’associazione Rousseau di consegnare al Movimento 5 Stelle i dati sui suoi iscritti, stabilendo che l’associazione ne è responsabile, ma il M5S ne è titolare, e quindi può disporne come vuole.

Nell’intervista alla Stampa Casaleggio ha anche parlato della possibilità che in futuro nasca una nuova forza politica, guidata da fuoriusciti del M5S come Alessandro Di Battista. Al riguardo Casaleggio non ha dato una risposta netta ma ha detto che «qualunque comunità di cittadini vorrà promuovere la partecipazione dal basso troverà in Rousseau un acceleratore per portare avanti battaglie e idee».

Sempre lunedì 7 giugno, sul Corriere della Sera, Giuseppe Conte – di fatto nuovo leader del M5S –  ha dato la sua prima intervista da quando ha lasciato la presidenza del Consiglio a febbraio. Parlando dell’uscita di Casaleggio dal M5S e della nuova forma che il partito avrà in futuro, Conte ha detto di avere grande rispetto per Casaleggio e suo padre e per i princìpi fondativi del M5S, e che sulla base di questi «costruiremo una struttura leggera, ma efficiente, con un linguaggio e un metodo di lavoro rinnovati».

A proposito di Di Battista ha invece detto che «è un ragazzo leale e appassionato, adesso è in partenza per l’America Latina ma quando tornerà ci confronteremo e valuteremo le ragioni per camminare ancora insieme». Conte ha anche parlato della possibilità di candidarsi alle elezioni suppletive per il seggio di Roma lasciato dalla deputata del M5S Emanuela Del Re, che il 3 giugno è stata nominata rappresentante speciale dell’Unione europea per il Sahel. Conte ha detto di non averci mai pensato e che, per quanto gli farebbe piacere, deve dedicarsi a tempo pieno «alla ripartenza del Movimento».

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