I giocatori del Belgio inginocchiati prima della partita contro la Russia del 12 giugno (Anton Vaganov/Pool via AP)
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  • mercoledì 23 Giugno 2021

La discussione sui calciatori che si inginocchiano agli Europei

La forma di protesta contro il razzismo sta proseguendo agli Europei, ma con molte divisioni e disomogeneità, da entrambe le parti

I giocatori del Belgio inginocchiati prima della partita contro la Russia del 12 giugno (Anton Vaganov/Pool via AP)

Da alcuni anni tra gli atleti professionisti si è diffusa l’abitudine di mettersi in ginocchio prima dell’inizio di gare e partite come forma di protesta e sensibilizzazione contro le discriminazioni razziali, di cui lo sport non è esente. Questa abitudine ha preso piede specialmente nell’ultimo anno, dall’omicidio di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis che scatenò rivolte in tutti gli Stati Uniti e che ebbe ripercussioni anche in Europa.

Questa forma di protesta divenne popolare fra gli sportivi con Colin Kaepernick, ex quarterback dei San Francisco 49ers. Nel 2016 Kaepernick decise di inginocchiarsi durante l’inno statunitense suonato prima delle partite della National Football League. Disse di non poter stare in piedi e mostrare orgoglio per l’inno di un paese che continuava a discriminare e opprimere gli afroamericani e le minoranze etniche. Al termine di quella stagione, San Francisco non rinnovò il contratto di Kaepernick, che da allora è stato emarginato dalla NFL (il campionato più popolare e tradizionalista degli Stati Uniti). Dopo di lui molti altri sportivi americani si sono inginocchiati, e alcuni di questi hanno dovuto affrontare ripercussioni e dure critiche che all’epoca arrivarono anche dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Inginocchiarsi prima delle partite è un gesto che col tempo è arrivato nel calcio e che ora si sta vedendo durante gli Europei itineranti, anche se con molte divisioni e disomogeneità tra chi si inginocchia e chi no, chi fischia dagli spalti e chi applaude, chi ne è al corrente e chi non sa bene cosa stia capitando.

È successo anche durante l’ultima partita dell’Italia, quando il Galles si è inginocchiato sul campo dell’Olimpico. Degli undici giocatori italiani, cinque si sono messi in ginocchio, gli altri sono rimasti in piedi. La cosa è stata notata: il presidente federale Gabriele Gravina ha spiegato che non interferirà con le scelte dei giocatori, mentre uno dei responsabili della comunicazione dell’Italia ha detto che non tutta la squadra ne era al corrente e che nei prossimi giorni il gruppo si riunirà per cercare una soluzione condivisa.

Oltre al Galles, le altre due nazionali che hanno deciso di portare avanti questa forma di protesta agli Europei sono l’Inghilterra e il Belgio. L’Inghilterra può essere ritenuta la nazionale che si è fatta carico per prima di questa scelta, con delle motivazioni precise. In Premier League le squadre inglesi — ma non tutti i loro giocatori — continuano a inginocchiarsi da oltre un anno, come neanche il campionato di basket NBA — il più esposto e impegnato nelle proteste contro il razzismo in America— sta continuando più a fare da alcuni mesi.

La reiterazione del gesto aveva dato luogo a discussioni già mesi fa. Wilfred Zaha, per esempio, calciatore ivoriano con cittadinanza inglese del Crystal Palace, aveva smesso di inginocchiarsi spiegando di non trovare più significati nel gesto, secondo lui diventato con il passare del tempo una mera routine precedente alle partite. L’opinione di Zaha è anche la più condivisa da chi sostiene la lotta al razzismo ma allo stesso tempo mette in dubbio l’efficacia di questa protesta continuata.

Il progressivo ritorno degli spettatori sugli spalti ha allargato inevitabilmente la questione. Nelle amichevoli in preparazione degli Europei giocate dall’Inghilterra, una parte del pubblico inglese aveva fatto capire di non apprezzare e di non sentirsi rappresentata dalla protesta fischiando i giocatori.

Prima dell’esordio dell’Inghilterra agli Europei, la federazione inglese era dovuta intervenire con un comunicato in cui invitava i tifosi a riflettere sul messaggio che il loro comportamento avrebbe dato ai giocatori da loro stessi sostenuti. Non era servito a molto, però, dato che all’esordio contro la Croazia una parte distinguibile del pubblico di Wembley aveva fischiato i giocatori, mentre un’altra parte di pubblico aveva applaudito.

Episodi simili sono successi anche nelle partite che il Belgio ha giocato in Russia e in tutte le successive partite dell’Inghilterra, la cui nazionale ha spiegato che questa forma di protesta continuerà per tutto il torneo. A Roma, per Italia-Galles, il pubblico non ha reagito.

Nei primi giorni del torneo anche la Francia era intervenuta, scegliendo però di non inginocchiarsi nonostante sia da tempo considerata il miglior esempio di multiculturalità nel calcio, soggetta e coinvolta com’è nei frequenti dibattiti sul razzismo. Il difensore Rapahel Varane aveva spiegato: «Ne abbiamo discusso fra di noi e ci siamo trovati d’accordo nel ritenere che inginocchiarsi non abbia più lo stesso significato che aveva all’inizio». Secondo i giocatori francesi, il fatto che la protesta non sia appoggiata dalla UEFA ma sia a discrezione delle nazionali crea troppe tensioni e per questo va evitata.

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