(© 2021 Disney/Pixar. All Rights Reserved)

“Luca” sta piacendo

Il nuovo film della Pixar, ambientato nella Liguria di un bel po' di anni fa, è considerato allegro, estivo e molto italiano, anche se non un capolavoro

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Da venerdì 18 giugno Luca, il nuovo film d’animazione della Pixar, è disponibile in streaming su Disney+. La maggior parte dei critici cinematografici ha scritto di averlo trovato allegro, frizzante e giustamente estivo. Pochissimi hanno parlato di un capolavoro e qualcuno lo ha ritenuto un film un po’ troppo già visto, che non osa abbastanza e che si limita a riprendere temi forti dei film Pixar. È diretto da un italiano e ambientato in un paesino ligure negli anni Cinquanta/Sessanta, anche se l’Italia mostrata nel film sembra essere un po’ troppo “da cartolina”. È un film che va benissimo anche per i bambini.

Enrico e Luca
Il regista italiano è il 49enne Enrico Casarosa, nato e cresciuto in Liguria ma negli Stati Uniti da diversi anni, dove per la Pixar si era occupato degli storyboard dei film Ratatouille, Up e Coco (gli storyboard sono una serie di disegni che rappresentano tutti i principali momenti del film). Sempre per la Pixar, qualche anno fa Casarosa aveva diretto l’apprezzato cortometraggio La Luna.

Luca (che è il titolo anche della versione originale) è ambientato in un paesino fittizio che si chiama Portorosso, un nome nato dalla fusione dei nomi di Porto Venere e Monterosso al Mare, due comuni in provincia di La Spezia.

Luca, il protagonista del film, è una creatura marina che di lavoro fa il “pastore subacqueo”; però – un po’ come la Sirenetta dell’omonimo film Disney – è parecchio incuriosito da quel che c’è fuori dall’acqua, di cui ottiene informazioni grazie a certi oggetti persi dalle barche. E quindi ci va, fuori dall’acqua, insieme a un ragazzo che di nome fa Alberto e di cognome fa Scorfano, e che come lui è un mostro marino. Oltre alla storia della loro amicizia, Luca parla della scoperta di un mondo nuovo, della giovinezza, dell’estate italiana, del sentirsi diversi e di alcune altre cose di cui spesso parla la Pixar.

Tra i doppiatori del film ci sono Saverio Raimondo, Marina Massironi, Fabio Fazio e Luca Argentero. Vista l’ambientazione italiana del film, alcuni di loro sono stati anche doppiatori della versione originale, in inglese.

Perché sì
Il sito Rotten Tomatoes ha raccolto quasi 200 recensioni di Luca fatte da critici cinematografici e ha valutato che nell’89 per cento dei casi sono state recensioni positive. In una sua sintesiil sito ha scritto: «Leggero eppure stracolmo di una gioia contagiosa, è un film che dimostra come la Pixar sia capace di andare sul sicuro e comunque affascinare spettatori di ogni età».

Su IndieWire, David Ehrlich ha scritto che a suo modo di vedere il film non raggiunge le vette drammatiche o i picchi emotivi di certi film d’animazione giapponesi dello studio Ghibli (Ehrlich cita Quando c’era Marnie e La collina dei papaveri), ma che tuttavia Luca «è mosso da un simile e frizzante senso di libertà personale». Secondo lui, Luca non è certo il migliore film Pixar, né tantomeno il più rischioso o ambizioso, ma ha tuttavia «il raro merito di non aver paura di essere quello che è».

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Secondo Andrew Webster, che ne ha scritto su The Verge, Luca «è il film perfetto per l’estate», se possibile da guardarsi «quando si è avvolti da quel peculiare tipo di stanchezza che si ha dopo un giorno passato in spiaggia». Webster aggiunge che, se proprio si vuole fare le cose per bene, Luca andrebbe guardato «all’aperto, magari con un proiettore, preferibilmente al tramonto, meglio ancora se con un po’ di gelato». Anche Webster, comunque, ammette che «così come molti altri film Pixar, Luca non è rivoluzionario: è una storia per famiglie, per larghi tratti pure prevedibile nella sua evoluzione; cosa che non toglie niente alla sua notevole capacità di emozionare».

È di un’idea simile anche Nicholas Barber di BBC, che ha paragonato Luca, il film, al «rilassarsi al tramonto» e che ha parlato di Luca, il protagonista, come di un «eroe di cui ci si innamora subito».

Molto sì
Tra chi ha molto, molto apprezzato Luca, c’è Domenico Miscagna, che su Coming Soon ha scritto: «è un piccolo miracolo da diversi punti di vista, se non altro per la sua stupefacente capacità di associare la più sincera, esaltante, immediata leggerezza con un’appagante profondità di lettura, una potenza in grado di coprire davvero ogni tipologia di pubblico… ma senza freddi calcoli». La recensione parla poi di «qualcosa di profondamente toccante nel modo in cui Luca racconta l’ineluttabilità di [certi] cambiamenti, di [un certo] indebolimento della magia dell’infanzia in favore però di una vita adulta che si apre e ne rappresenta un’evoluzione, non una tomba».

Sì, ma
Nel paragonare Luca un po’ a Pinocchio e un po’ alla Sirenetta e nel definire Luca «un essere con radici folkloristiche e con una personalità amichevole, moderna e pop», il A. O. Scott ha scritto sul New York Times che «Luca non è di certo un capolavoro». E che sebbene il film non sia «un ruffiano e odioso usa e getta dell’intrattenimento per famiglie» è comunque una storia senza granché di nuovo, «che parla di amicizia, lealtà e competizione», con «un pittoresco mondo animato sullo sfondo». Tra l’altro, secondo Scott, «il film è così preso dalle sue tante trame – e troppo innamorato dal suo mood estivo e turistico – per fermarsi a ragionare su sentimenti negativi o evoluzioni tristi».

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Tra chi ha parlato bene ma non benissimo di Luca c’è anche Gabriele Niola, che su Wired ha scritto: «non sarà mai uno dei grandi capolavori Pixar, gli manca la capacità di prendere qualcosa nel profondo dello spettatore e portarlo di colpo in cima, sorprendendo lui per primo fino a far lacrimare gli occhi per l’evidente sincerità di quel che rappresenta, ma è un film con una cifra visiva così distintiva e una capacità di trasformare in simbolo così tante sensazioni insieme da essere comunque più significativo di tutti gli altri film d’animazione usciti quest’anno».

L’estate italiana
Tra le altre cose, Niola ha definito Luca «un dispositivo di nostalgia», pieno di «piccole grandi madeleine», cioè di riferimenti culturali in cui molti adulti italiani potrebbero riconoscersi: «quello che questo film dice a un adulto è sicuramente superiore a quel che dice a un bambino».

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Seppur fatto da un italiano, Luca è però pur sempre un film fatto da un italiano che ha passato buona parte della sua vita negli Stati Uniti, per una casa di produzione statunitense e per un pubblico mondiale. Va da sé, quindi, che certe cose siano un po’ stereotipate o comunque volutamente accentuate.

Non sembra fin qui che qualche italiano se ne sia particolarmente offeso, e sembra invece che all’estero a molti piaccia l’Italia di Luca: c’è per esempio una gara che comprende il dover mangiare molta pasta, e c’è il fatto che Luca e Alberto provano, insieme, a costruire una Vespa. «Dopo averlo visto, sentirete per ore in bocca il sapore del gelato», ha scritto Anghe Han su Mashable.

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Con più moderazione, Ehrlich ha scritto di volersi trattenere dallo scrivere una frase come «il paese stesso è un personaggio a sé del film», ma che comunque l’ambientazione è davvero ricca e soddisfacente, ed è evidente che l’ispirazione per il film arrivi dai ricordi d’infanzia del suo regista. Su BBC, Barber ha scritto: «Se non vivete in Italia, e se non avete in programma di andarci in vacanza, guardare Luca è la terza miglior cosa che possiate fare».

Insomma, a parte quel fatto che difficilmente molti potranno andarci, ci sono buoni elementi per ritenere che Luca farà bene al turismo straniero verso le Cinque Terre.

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Luce e acqua
Oltre che per il suo cibo e i suoi scorci sul mare, Luca sta ricevendo anche apprezzamenti un po’ più tecnici. Su Hollywood Reporter David Rooney ha ben recensito la capacità del film di creare i suoi due mondi – quello subacqueo e quello terrestre – e, più nello specifico, il modo in cui il film usa la luce. La versione inglese di Wired, invece, ha raccontato quanto lavoro si è dovuto fare per creare l’acqua del film: un elemento che è evidentemente molto presente e importante, e che è sempre molto complicato da fare, quando si tratta di animazione.

Ma anche no
Tra tanti apprezzamenti, c’è anche chi ha parlato di Luca come di un film «arbitrario, non abbastanza sviluppato e forse fatto di fretta», chi lo ha definito «una delusione» e chi lo ha trovato «una Sirenetta senza cuore o un Piovono polpette che non fa ridere», adatto perlopiù a un pubblico «giovane e senza troppe pretese».

Enrico, su Luca
In più di un articolo si è parlato inoltre del fatto che quella tra Luca e Alberto potrebbe essere anche più di un’amicizia, e che quindi – in breve – il loro essere “diversi” in quanto creature marine (con la necessità di dover nascondere la loro vera identità) potrebbe essere simbolo anche di un loro sentirsi diversi in quanto omosessuali. A questo proposito, molti hanno tirato in ballo – anche per evidenti assonanze legate all’ambientazione italiana – Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino.

Casarosa, però, ha spiegato che il film è ispirato a un’amicizia e racconta un’amicizia.

Nel rispondere invece a una domanda del Venerdì di Repubblica sul nome scelto per il titolo del film, Casarosa ha detto: «Quando cerchi il titolo per un film, la ricerca può durare mesi. Questa è una storia profondamente personale, ispirata alla mia esperienza, con il mio migliore amico d’infanzia, Alberto, ma non potevo certo mettere il mio nome nel titolo. Luca sì, mi è sempre piaciuto. È semplice. Si pronuncia bene anche in americano, ci sono tanti Luca pure qua e molti non sono italiani. Pragmatismo».