Una canzone dei Mott The Hoople

Che svoltò loro la carriera, e tutto grazie a David Bowie

(Jo Hale/Getty Images)
(Jo Hale/Getty Images)

Le Canzoni è la newsletter serale che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. L’indomani – il martedì, mercoledì e venerdì – la pubblichiamo sul Post, ci si iscrive qui.
Donatella Versace ha raccontato del buffo incidente per cui invitò a suonare alle sfilate milanesi, nel 2001, la band dei Blue, per sbaglio: aveva chiesto i Blur.
Il 4 giugno esce un nuovo disco dei James: intanto hanno pubblicato anche questa, non delle loro migliori ma ricade nel meccanismo-Duran-Duran di cui parlavamo ieri (strofa stressante per farvi sospirare di sollievo al refrain).
Nota di metodo per nuovi arrivati: quando metto un link sul nome di una band o di un musicista, rimanda alla volta che abbiamo usato una sua canzone in questa newsletter.

All the young dudes
Mott The Hoople

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L’allegria che mette sempre All the young dudes, malgrado le cupezze del testo: fu IL pezzo dei Mott the Hoople, glielo scrisse David Bowie facendo loro svoltare per un po’ la carriera, era il 1972. Il nome strambo della band lo avevano preso dal titolo di un romanzo del 1966 assai meno noto di quanto lo divenne la band, seppure non a lungo. Il loro leader era Ian Hunter, che poi rimase un musicista di culto e rilievo soprattutto nel Regno Unito. In quegli anni erano una band di “glam rock”, quell’etichetta assegnata più con criteri estetici che musicali (che pure c’erano: arrangiamenti ricchi, corali e rock, ma con attenzioni al pop) e che di recente avete visto rispolverata per i Måneskin: costumi vistosi, atteggiamenti teatrali, androginie, zatteroni e fronzoli.

La storia è che a Bowie la band piaceva, ma solo a lui e pochi altri e quindi stavano per sciogliersi: lui offrì loro una sua canzone, Suffragette city, ma a loro non convinceva e gli dissero “grazie, ma no grazie”, ed ebbero ragione perché lui tornò e propose All the young dudes: e stavolta loro non ci potevano credere a che super pezzo si stessero portando a casa.

Il testo e i suoi vari riferimenti hanno avuto varie interpretazioni, e pure consolatorie e fiere: ma Bowie le ha deluse a un certo punto spiegando che la canzone parla di notizie sulla fine del mondo.

All the young dudes
Carry the news
Boogaloo dudes
Carry the news

Bowie stesso si mise a cantarla dal vivo presto, e anche con Ian Hunter una ventina d’anni dopo. E vi metto lì anche Michael Stipe.


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