(Eamonn M. McCormack/Getty Images)

Una canzone di Will Young

Che si è messo nella categoria George Michael senza la grandezza di George Michael, ma qualcosa si salva

(Eamonn M. McCormack/Getty Images)

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera, pubblicata qui sul Post l’indomani, ci si iscrive qui.
Oggi una cosa sola, prima: di metodo e sguardo verso l’orizzonte.
Dopo aver letto le vostre preziose risposte al sondaggio del mese scorso, avere studiato i dati e letto le mail arrivate in questi mesi, abbiamo infine definito la “versione 2.0” della newsletter (alcune proposte le abbiamo già adottate da un paio di settimane). I criteri sono soprattutto due: “normalizzare” un po’ la frequenza, che intensa com’è stata finora impedisce a molti di leggere e ascoltare tutte le cose di queste newsletter (e io ne soffro); ed estendere e sparigliare il repertorio, come chiesto da diversi altri, attenuando la prevalenza delle canzoni “quiete e notturne”, anche in considerazione della quota estesa di lettori del mattino.
Poi ci aggiungo un desiderio mio, che è che non vadano perdute dai nuovi iscritti le canzoni che condividemmo con la minoranza degli iscritti della prima ora, un anno e mezzo fa.

Quindi da questa settimana facciamo così:
– le newsletter diventano quattro alla settimana, anziché cinque, dal lunedì al giovedì;
– quella del lunedì resta quieta e notturna
– quella del giovedì resta vivace;
– quella del mercoledì la riprendiamo da quelle del 2019 (ma le “Altre cose, prima” saranno nuove e attuali)
– quella del martedì chi lo sa, improvviserò, perché tutta questa regolamentazione mi pare anche troppo: rifaccio i letti il lunedì, innaffio i gerani il martedì, faccio la lavatrice il mercoledì…
Poi, come abbiamo detto dal primo giorno, abbiamo le mani libere per qualunque nuovo assestamento, “se ci stufiamo o cosa”.
gira il minestrone che sennò s’attacca
bagna questa pianta che sennò si secca
apri la finestra fai entrare il vento
uh! è tutto quanto in movimento!

Friday’s child
Will Young

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Will Young è uno di quei rari casi in cui se un musicista in Italia è meno noto e celebrato che al paese suo, il Regno Unito, non è perché non sia abbastanza accessibile. Laggiù cominciò a spopolare vent’anni fa partendo da una ricca e importante famiglia, da una vocetta da Jackson Five e da uno dei primi “talent show” musicali: di cui divenne stracampione. Rimase sul pop non eterno, ma con un suo carattere e una sua maturità: la categoria George Michael senza la grandezza di George Michael. Finì nei ventilatori dei tabloid, ebbe i suoi casini e fatiche, si impegnò molto contro l’omofobia di cui è stato spesso vittima, e decise di godersi ricchezza e fama senza andare a cercare più di tanto i mercati internazionali. Ora ha 42 anni e sta facendo uscire un disco di cover, non particolarmente promettente.

Il suo secondo disco fu accolto con favore, considerato da dove era partito, come una cosa pop più rispettabile. La prima canzone era una cover di Stephen Stills, nota a noialtri qui; un’altra aveva al piano Anne Dudley, idem. L’ultima dava il nome al disco, e lo prendeva da una filastrocca che aveva ispirato già molte cose più illustri nella storia della musica. Aveva un delizioso andamento soul da fine della festa e durava nove minuti.
La sola cosa un po’ debole è il coro, ma per quello c’è un più breve remix che lo elimina e crea una base “lounge” altrettanto piacevole.

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