Un pezzo di Hollywood a inizio Novecento (Hulton Archive/Getty Images)

Perché proprio a Hollywood

La storia di come oltre un secolo fa il cinema americano si stabilì dov'è ancora oggi, in cerca di un clima favorevole, di ambientazioni suggestive e in fuga da Thomas Edison

Un pezzo di Hollywood a inizio Novecento (Hulton Archive/Getty Images)
Caricamento player

Hollywood è un quartiere di Los Angeles ma anche una metonimia. Perché quel luogo è così tanto e da così tanto associato al cinema che, appunto, in certi casi si dice “Hollywood” per dire “cinema”. Eppure Hollywood nacque prima del cinema, e senza cinema – a dire il vero senza quasi nessun’altra forma di svago – furono i suoi primi anni. Il cinema a Hollywood ci arrivò a inizio Novecento: perché essere lì voleva dire stare in un posto con un buon clima, con tanto spazio, con paesaggi vari e, soprattutto, con Thomas Edison sufficientemente lontano.

La storia di Hollywood iniziò negli anni Ottanta dell’Ottocento, quando Harvey Henderson Wilcox, un ricco proibizionista del Kansas, comprò circa 40 ettari di terreno una quindicina di chilometri a nord-ovest della Los Angeles di allora. Sembra che il suo piano iniziale fosse costruirci una grande fattoria, ma dopo qualche anno si convinse che ci avrebbe guadagnato di più spezzettando quel grande terreno così da venderlo lotto per lotto, dedicandosi insieme alla moglie Daeida alla creazione e alla pianificazione di quella che sarebbe diventata una città, in modo da rendere più appetibili i vari lotti.

Il nome Hollywood comparve per la prima volta nel 1887. Sul perché i coniugi scelsero proprio quel nome ci sono varie storie e poche certezze. Una versione vuole che derivi da un uomo di origini cinesi che una volta disse a Wilcox, storpiando un poco le parole, che stava trasportando legname (“hauling wood”). Un’altra vuole che fu invece sua moglie Daeida a scegliere il nome, forse dopo aver conosciuto durante un viaggio in treno una donna che arrivava da un altro posto, in Illinois, che si chiamava Hollywood.

La città crebbe bene e abbastanza in fretta: intorno al 1900 aveva 500 abitanti, molti dei quali erano dediti ad agricoltura e allevamento e le cui attività gravitavano soprattutto attorno alla via principale, che allora si chiamava Prospect Avenue e che poi sarebbe diventata Hollywood Boulevard. Tra quei circa 500 abitanti, il più famoso era senza dubbio Paul de Longpré, un pittore francese (perlopiù un pittore di fiori) che la signora Wilcox aveva conosciuto e invitato a vivere a Hollywood, nella speranza di renderla elegante e artistica. E, visto che era pure molto religiosa, assai lontana da ogni tipo di vizio: era infatti vietato l’uso di alcolici e l’apertura di ogni attività eccessivamente frivola.

Come scrisse Curbed, la signora Wilcox – nel frattempo diventata vedova e risposata – voleva creare «una comunità astemia, colta e cristiana». Ma siccome spesso è una questione di punti di vista, negli anni Settanta il giornalista Jim Bishop definì la Hollywood di quegli anni «un bel posto, se eri un’arancia».

Los Angeles, intanto, aveva raggiunto i 100mila abitanti: per spostarsi tra una e l’altra ci volevano un paio d’ore almeno, e in mezzo c’erano soprattutto vigneti, agrumeti e campi di orzo. E nel 1910 Hollywood, che era arrivata a circa cinquemila abitanti, fu annessa alla città di Los Angeles, tra le altre cose per sfruttarne la rete idrica e quella elettrica.

Altrove, nel frattempo, il cinema stava crescendo. Grazie agli esperimenti, nel 1878, del britannico Eadweard Muybridge; grazie alla tecnologia e ai film di fine Ottocento dei fratelli Lumière e grazie agli studi, negli Stati Uniti, dell’inventore e imprenditore Thomas Edison, che già nel 1894 aveva organizzato a New York proiezioni di immagini in movimento (per una persona alla volta) realizzate con il kinetoscopio da lui brevettato.

Partendo da quel brevetto e dai suoi successivi perfezionamenti, molti altri si erano messi a fare cinema. In particolare dalle parti di Fort Lee, nel New Jersey, poco lontano da New York. Ci fu quindi un momento, nei primissimi anni del Novecento, in cui la “capitale del cinema americano” era sulla costa orientale. Tra New York e il New Jersey (scelto rispetto a New York per i maggiori spazi e i minori costi) fu girato per esempio il film del 1903 The Great Train Robbery, quello con la famosa scena del bandito che spara dritto in camera.

C’erano però due problemi: il primo era il brutto tempo che spesso complicava le riprese; il secondo erano le cause che la Motion Picture Patents Company (fondata nel 1908 e anche nota come Edison Trust o semplicemente The Trust) intentava a chi ne usava i brevetti senza permesso. Alcune produzioni provarono allora a spostarsi verso ovest, in cerca di un miglior clima e con l’obiettivo di mettere quanto più spazio possibile tra i loro set e gli emissari dell’azienda che curava gli interessi di Edison.

– Leggi anche: Dorothy Arzner, regista

Dopo essere passati e aver fatto qualche film in stati come Missouri, Colorado o Arizona, i primi set arrivarono anche in California, e da lì in quella città a nord-est di Los Angeles che fino a qualche anno prima non voleva attività ricreative di nessun tipo. In genere, si considera che il primo film di Hollywood, in quanto girato proprio lì, fu In Old California del celebre cineasta D. W. Griffith, che con la sua troupe era andato a Los Angeles ma aveva poi cercato di spostarsi un po’ fuori città in cerca di paesaggi diversi e atmosfere più rurali. Il film, infatti, era ambientato nel Diciannovesimo secolo, quando la California era ancora messicana.

In Old California uscì nel 1910 e inaugurò un decennio in cui tanti registi e tante case di produzione finirono per sperimentare Hollywood, decidendo poi di restarci in pianta stabile, tra le altre cose riuscendo poi a sviluppare tecnologie e pratiche che permisero loro di svincolarsi dalla Motion Picture Patents Company. In un paio di anni, Fort Lee smise di essere quello che era, e Hollywood iniziò a diventare quello che per molti versi ancora è.

– Leggi anche: Perché “Quarto potere” è “Quarto potere”

A Hollywood, le case di produzione che di lì a qualche anno avrebbero dato vita a quell’efficacissimo meccanismo produttivo noto come “studio system”, trovarono grandissimi spazi, manodopera a costi più bassi rispetto a quelli della costa orientale, un clima mite per buona parte dell’anno (e quindi più ore di sole per poter girare), un’area che, con spostamenti relativamente brevi, permetteva di trovare paesaggi e ambienti tra loro molto vari. Secondo un’immagine usata negli anni Venti dalla Paramount Studios per convincere certi suoi finanziatori, gli ambienti erano così diversi da includere una credibile versione dei più noti luoghi al mondo, dal deserto del Sahara alla Siberia.

C’è anche chi dice che tra i vantaggi di Hollywood ci fosse il suo essere relativamente vicina al Messico, un paese in cui chi di dovere sarebbe potuto agevolmente andare e restare per qualche tempo nel malaugurato caso in cui, almeno nei primi anni, fossero arrivati quelli di Edison a riscuotere i diritti di proprietà intellettuale. Ma sembra essere più che altro una leggenda.

– Leggi anche: La storia della scritta “Hollywood”

Ci sono invece diversi buoni argomenti per sostenere che la Prima guerra mondiale e l’influenza spagnola furono determinanti per il successo di Hollywood. La guerra perché creò grandissimi problemi al cinema europeo e molti meno a quello americano, che nel frattempo tendeva in gran parte verso Hollywood. L’influenza spagnola invece colpì la California così come ogni altra area degli Stati Uniti, ma a Los Angeles (e quindi a Hollywood) la cosa fu gestita molto meglio che altrove, riducendone il comunque grave impatto.

Alla fine degli anni Venti, Hollywood superò anche la Grande Depressione, imponendosi – mentre arrivavano primi i film sonori e poi quelli a colori – come la sede di una delle più grandi attività produttive del paese, nota tra le altre cose come “la fabbrica dei sogni”. Con il passare degli anni, le case di produzione e le attività legate al cinema superarono Hollywood e si espansero verso la cosiddetta TMZ (thirty-mile zone, zona di trenta miglia), che comprende anche gran parte di Los Angeles. Ma anche se di recente non se la sta passando benissimo, in molti credono sia ancora vero quello che disse una volta il regista John Ford: «Hollywood non è un posto che si possa definire geograficamente».