Il fondatore di Ethereum, Vitalik Buterin (foto di John Phillips/Getty Images per TechCrunch)

Cosa c’è dietro la grande crescita di Ethereum

Il valore della seconda criptovaluta dopo i bitcoin è più che triplicato da inizio anno, per gli investimenti autorevoli e le promettenti applicazioni come gli NFT

Il fondatore di Ethereum, Vitalik Buterin (foto di John Phillips/Getty Images per TechCrunch)

Stando al sito Coindesk, che monitora i prezzi delle criptovalute più importanti, martedì il prezzo di un ether (la valuta usata sulla piattaforma Ethereum) ha toccato un nuovo massimo storico, superando i 3.500 dollari (circa 2.910 euro) dopo un aumento ininterrotto cominciato il 25 aprile. Le ragioni sono diverse e, come capita spesso con le criptovalute, difficili da individuare con precisione. In parte si è verificato un fenomeno comune nel settore, che fa sì che una criptovaluta particolarmente chiacchierata inizi ad attirare sempre più investitori per il semplice fatto che sta attirando investitori. Ma con Ethereum c’è anche altro: la tecnologia alla base della criptovaluta è sempre più sfruttata in applicazioni promettenti, ed è peraltro quella più frequentemente usata per i Non-Fungible Token (NFT), un mercato in grande crescita. Hanno probabilmente contribuito al rialzo anche i recenti investimenti e interessamenti di istituzioni finanziarie internazionali molto autorevoli.

L’ether è la seconda criptovaluta al mondo per capitalizzazione dopo il bitcoin: il totale degli ether in circolazione vale cioè attorno ai 400 miliardi di dollari e rappresenta circa il 15 per cento del valore dell’intero mercato delle criptovalute, che al momento ammonta a 2.300 miliardi di dollari. Per fare un paragone, il valore totale dei bitcoin attualmente esistenti supera i 1.080 miliardi di dollari e rappresenta circa il 47 per cento del mercato.

Nonostante il divario tra le due resti alto, si è sensibilmente ridotto da inizio anno, quando il bitcoin valeva attorno al 70 per cento dell’intero mercato delle criptovalute e l’ether ne costituiva circa il 12 per cento. Come altre criptovalute, l’ether ha visto il proprio valore salire repentinamente dall’inizio del 2021, aumentando del 350 per cento (se ci aveste investito 100 euro il primo gennaio, ora il vostro investimento ammonterebbe a 450 euro). Questa crescita è stata relativamente molto più alta di quella del prezzo del bitcoin, salito nello stesso periodo dell’87 per cento e arrivato martedì attorno ai 57.200 dollari (circa 47.670 euro) dopo aver toccato un massimo di 64.800 dollari ad aprile.

La differenza nell’andamento dei prezzi delle due valute si è accentuata soprattutto nelle ultime settimane, durante le quali il valore del bitcoin è rimasto piuttosto stazionario mentre l’interesse degli investitori per l’ether, e quindi il suo prezzo, è cresciuto parecchio: ad inizio aprile, un ether valeva solo 1.920 dollari.

Capire i fattori dietro un aumento dei prezzi di strumenti finanziari così nuovi e complessi come le criptovalute è sempre difficile. Parte dell’impennata più recente è probabilmente dovuta alla speculazione: un prezzo che salga sopra determinate soglie relative viene interpretato dai trader come segnale di un possibile ulteriore rialzo, il che porta sempre più investitori a comprare, facendolo salire ulteriormente. In questo caso però sembrano esserci anche altre ragioni.

Prima di tutto, l’utilizzo della piattaforma Ethereum (quella sulla quale viene scambiato l’ether) si sta diffondendo sempre più rapidamente.

La piattaforma Ethereum è una blockchain, cioè un registro condiviso pubblicamente (simile a quello che fa funzionare il sistema Bitcoin) su cui vengono annotate tutte le transazioni in ether, che sono verificabili da chiunque e perciò difficili da falsificare.

A differenza della blockchain su cui si scambiano i bitcoin però, la piattaforma Ethereum dà la possibilità a qualsiasi sviluppatore di programmare applicazioni terze (le cosiddette Dapp, o Decentralised Applications) che ne utilizzino la blockchain per qualsiasi funzione essa possa svolgere, funzioni anche diverse dalle transazioni in denaro ma che abbiano comunque bisogno di annotare informazioni su un registro pubblico e condiviso. Inoltre, Ethereum permette di programmare ed eseguire quelli che in gergo si chiamano “smart contract”, contratti intelligenti, cioè contratti che entrano in vigore automaticamente (dando luogo per esempio a una transazione) al verificarsi di determinate condizioni.

Queste caratteristiche fanno sì che la piattaforma Ethereum venga utilizzata attualmente come base per il funzionamento di più di tremila applicazioni, con gli scopi più disparati: dal crowdfunding ai giochi, dalla compravendita di NFT (Non-Fungible Token, certificati di autenticità usati nello scambio di opere d’arte digitali e non solo) alla decentralizzazione di operazioni finanziarie finora svolte tradizionalmente in maniera centralizzata dalle banche, come la concessione di crediti o l’emissione di strumenti derivati.

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Quest’ultimo utilizzo prende il nome di Decentralized Finance (DeFi), e ha conosciuto un notevole sviluppo nell’ultimo anno, divenendo un settore strutturato in cui operano una serie di società dal valore complessivo di circa 100 miliardi di dollari. Due fra i più noti esempi di progetti di Decentralized Finance sono Uniswap, una borsa decentralizzata per scambiare criptovalute, e Compound, una piattaforma per prestare criptovalute riscuotendo interessi (pratica chiamata in gergo “yield farming”, cioè far crescere il raccolto). Queste e altre applicazioni dello stesso settore, molte delle quali girano sulla piattaforma Ethereum e regolano perciò le proprie transazioni in ether, hanno attratto sempre più capitali. Per farsi un’idea, l’ammontare di criptovalute confluite e mantenute in applicazioni DeFi è quadruplicato da inizio 2021, arrivando a un valore totale di circa 72 miliardi di dollari.

Insomma, l’utilizzo della piattaforma Ethereum è cresciuto drasticamente da inizio anno: secondo i dati di Glassnode citati da CoinDesk, il numero di transazioni giornaliere è salito del 22 per cento, a 1,37 milioni. Secondo CoinMetrics, il numero degli indirizzi attivi sulla piattaforma ha raggiunto un massimo storico di 771 mila. Questo ha probabilmente contribuito ad attrarre l’attenzione degli investitori sull’ether, perché teoricamente il valore di una rete come quella di Ethereum aumenta all’aumentare dei suoi utilizzatori (un fenomeno chiamato network effect).

Tuttavia, sul lungo periodo, la relazione tra il prezzo dell’ether e l’espansione dell’utilizzo della piattaforma Ethereum resta tutta da dimostrare: a differenza dei bitcoin, programmati per essere emessi nel numero finito di 21 milioni, non è stato infatti imposto finora alcun tetto alla creazione di ether. In altre parole, il fatto che aumenti la domanda di ether non significa automaticamente che ne salga il valore sul lungo termine, perché al momento gli ether sono potenzialmente infiniti e quindi l’offerta potrebbe salire altrettanto.

Un secondo motivo del recente aumento di prezzo dell’ether potrebbe essere dovuto ai segnali d’interesse per la piattaforma arrivati ultimamente da istituzioni affermate. Il 27 aprile, la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha lanciato un’emissione di obbligazioni digitali biennali del valore di 100 milioni di euro sulla blockchain Ethereum in collaborazione con Goldman Sachs, Santander e Société Générale, decidendo di impiegare questa tecnologia per registrare e regolare le obbligazioni digitali.

Poche settimane prima, l’8 febbraio, la borsa di Chicago aveva lanciato contratti future (cioè contratti derivati in cui due parti decidono oggi il prezzo a cui si scambieranno un bene in una specifica data futura) sul prezzo dell’ether. La borsa di Chicago è il più grande mercato di strumenti derivati al mondo, il che ha probabilmente contribuito a conferire all’ether serietà e relativa sicurezza agli occhi degli investitori.

Infine, potrebbero esserci delle ragioni tecniche. A marzo, gli sviluppatori della piattaforma hanno approvato una proposta di miglioramento del codice chiamata “Ethereum Improvement Proposal 1559”, o “EIP 1559”, che dovrebbe entrare in funzione da luglio e dovrebbe rendere le transazioni più efficienti e veloci. Introducendo un meccanismo che, tra le altre cose, implicherebbe che alcuni degli ether pagati come commissione alla piattaforma per ogni transazione vengano “bruciati”, cioè eliminati dal mercato. Questo potrebbe avere un effetto positivo sul prezzo nel breve-medio termine, perché ridurrebbe l’ammontare di ether in circolazione all’aumentare delle transazioni. L’attesa per l’EIP 1559 potrebbe quindi essere tra i motivi del rialzo, anche se è ancora presto per dire che conseguenze avrà davvero il nuovo codice sul lungo periodo.