Jonathan Ikone e Yusuf Yazici del Lille esultano per un gol segnato al Celtic in Europa League (Ian MacNicol/Getty Images)
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  • venerdì 9 Aprile 2021

Il Lille contro ogni pronostico

Una squadra di seconde scelte, pignorata a dicembre e in crisi economica può soffiare il campionato di calcio francese al Paris Saint-Germain

Jonathan Ikone e Yusuf Yazici del Lille esultano per un gol segnato al Celtic in Europa League (Ian MacNicol/Getty Images)

La seconda stagione del calcio europeo durante la pandemia sembra stia portando tutte le sorprese che nella prima erano mancate. In Scozia, per cominciare, i Rangers Glasgow sono riusciti a togliere il titolo ai rivali del Celtic dopo nove anni. In Italia, quando mancano nove giornate al termine della Serie A, la Juventus è a dodici punti di distanza dal primo posto: a meno di enormi sorprese, a maggio ci sarà un nuovo vincitore, anche in questo caso dopo nove anni.
Se in Germania il Bayern Monaco sembra avviato verso un’altra vittoria e in Spagna c’è una corsa a tre fra Atletico, Barcellona e Real Madrid, la Ligue 1 francese è l’altro grande campionato da cui potrebbero arrivare delle sorprese.

Il Paris Saint-Germain vince ininterrottamente dal 2018 ma ora, quando mancano sette giornate al termine, è secondo a tre punti dal Lille, ritenuto da molti la più grande sorpresa di questa stagione europea. Nell’ultima giornata ha battuto proprio il PSG nello scontro diretto di Parigi e ha la possibilità di rimanere primo fino alla fine, tenendo testa anche al Monaco dell’oligarca russo Dmitrij Rybolovlev e al Lione di Jean-Michel Aulas, istituzione del calcio locale.

In Francia capita raramente che il PSG, da quando è di proprietà qatariota, non vinca il titolo. Quando succede è perché viene superato da squadre speciali. Accadde nel 2012, quando ancora in fase di costruzione fu battuto dal Montpellier di Olivier Giroud, Benjamin Stambouli e Younes Belhanda, e accadde nel 2017 per merito di una squadra veramente speciale: il Monaco che lanciò nel calcio europeo Kylian Mbappé, Bernardo Silva, Benjamin Mendy e Tiemoue Bakayoko.

A queste si potrebbe aggiungere il Lille, una squadra meno talentuosa e spettacolare del Monaco del 2017 ma comunque particolare e creata dalla stessa persona: il portoghese Luis Campos, che di quel Monaco fu il principale artefice nel suo ruolo di direttore tecnico, lo stesso incarico ricoperto al Lille fino allo scorso dicembre. Dopo aver costruito una squadra vincente, Campos se n’è infatti andato in concomitanza con il pignoramento della proprietà del club da parte di JP Morgan Chase e del fondo Elliott (lo stesso che controlla il Milan). Il pignoramento era arrivato a causa dei debiti del vecchio proprietario, Gerard Lopez, che dei 225 milioni ricevuti in prestito dai fondi era riuscito a ripagarne appena un centinaio. Il suo debito è stato rilevato, insieme al capitale del club, dal fondo Merlyn Advisor, che però ha mantenuto l’impronta data alla squadra dalla vecchia proprietà.

Tiago Djalo e Neymar nella vittoria del Lille a Parigi (AP Photo/Christophe Ena)

Quattro anni fa il Lille disputò una stagione disastrosa in cui sfiorò la retrocessione in seconda divisione. Il club si era affidato all’allenatore argentino Marcelo Bielsa per tornare a proporre un calcio offensivo, innovativo e di qualità, ma andò male fin dall’inizio e il progetto durò appena qualche mese. Per salvare il salvabile, a dicembre Bielsa fu rimpiazzato da Christophe Galtier, apprezzato allenatore francese che nel 2013 aveva fatto vincere una coppa al Saint-Etienne dopo trentadue anni di attesa.

Dopo aver salvato il Lille dalla retrocessione per appena un punto in classifica, nella stagione successiva Galtier portò la squadra al secondo posto: un miglioramento di quindici posizioni in meno di un anno. L’anno scorso il Lille si è piazzato invece in quarta posizione in una stagione interrotta a dieci giornate dal termine a causa della pandemia. A distanza di un anno si ritrova primo, in piena corsa per vincere il titolo con una squadra composta dai giovani di qualità per cui il Lille e il suo reparto scouting sono famosi da tempo, ma anche da tante seconde scelte e giocatori in cerca di rivincite: come Renato Sanches, apparentemente sparito dopo gli Europei vinti da protagonista, a diciotto anni, con il Portogallo.

Da quando è a Lille, Galtier ha costruito una squadra compatta che va alla ricerca della verticalità in qualsiasi modo possibile. A seconda degli spazi che trova, può spostare il suo baricentro in avanti e prendere il controllo del gioco, ma può anche chiudersi nella sua metà campo per provare a spezzare il gioco avversario e ripartire in contropiede, come si è visto nella sofferta vittoria di Parigi. Proprio per quella partita, un tifoso con poche speranze aveva scritto su Twitter che avrebbe regalato a Galtier 31 rose se fosse riuscito a vincerla: queste rose. Le qualità del Lille si erano viste anche in Italia, nel 3-0 con cui aveva battuto il Milan a San Siro nei gironi di Europa League.

Christophe Galtier (AP Photo/Daniel Cole)

L’efficacia dell’impostazione data da Galtier si nota soprattutto dalla frequenza con cui la squadra cambia giocatori – spesso i migliori – senza subire contraccolpi. Il Lille è infatti primo in classifica nonostante in estate abbia ceduto al Napoli per oltre 70 milioni di euro il suo centravanti, Victor Osimhen, e all’Arsenal per circa la metà il centrale di difesa brasiliano Gabriel. L’anno prima era capitato lo stesso con le cessioni di Rafael Leao al Milan e di Nicolas Pépé all’Arsenal (pagato ben 80 milioni di euro).

Prima di lasciare Lille, Campos è riuscito a rimpiazzare tutte queste cessioni indovinando ancora una volta i giocatori sui quali puntare. In attacco il canadese Jonathan David, ventunenne arrivato dal Genk, e il turco Burak Yilmaz, ingaggiato gratuitamente a 35 anni, hanno messo insieme una ventina di gol. In difesa, al posto di Gabriel, è stato scelto Sven Botman, un olandese di quasi due metri, cresciuto nell’Ajax, il cui valore si è già triplicato rispetto agli 8 milioni pagati a luglio. Insieme all’esperto José Fonte, forma la coppia difensiva meno battuta del campionato francese.

Quello che sta facendo il Lille è ancora più speciale se si tiene conto della sua lunga crisi finanziaria. Nonostante abbia strutture di alto livello — come lo stadio Pierre Mauroy costruito per gli Europei del 2016 — e riesca a generare grandi profitti dalla valorizzazione dei giocatori che scova, i suoi bilanci sono in perdita da anni. Nel 2018 chiuse con un rosso di oltre 100 milioni di euro, un passivo che è calato negli ultimi due anni ma non ancora del tutto. Anche con una nuova proprietà sostenuta da due grandi fondi d’investimento, la salute economica del club è stata compromessa dalla perdita di una parte dei diritti televisivi, causata prima dall’interruzione della passata stagione e poi dall’accordo saltato con la società spagnola Mediapro che ha messo nei guai l’intero campionato francese. In questa situazione, una vittoria del campionato (e il ritorno in Champions League) potrebbe essere fondamentale per il suo rilancio.