(Max Cavallari/Getty Images)
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  • martedì 6 Aprile 2021

Come funziona l’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari

Introdotto la settimana scorsa, prevede sanzioni e trasferimenti per una serie di categorie professionali che ora non possono più rifiutarsi

(Max Cavallari/Getty Images)

Negli ultimi giorni gli ordini professionali, gli ospedali pubblici e privati, gli studi medici e le farmacie hanno inviato alle Regioni gli elenchi con i nominativi di tutti gli operatori sanitari, che sono obbligati a vaccinarsi come indicato nel decreto approvato dal consiglio dei ministri l’1 aprile. Ha introdotto una serie di condizioni, di scadenze e di sanzioni fino alla sospensione dello stipendio, è stato ben accolto dai sindacati e negli ultimi giorni è servito a far ricredere molti operatori, soprattutto medici, che hanno prenotato l’appuntamento e saranno vaccinati nei prossimi giorni.

La consegna degli elenchi di tutti gli operatori sanitari, prevista entro martedì 6 aprile, è il primo passo che consentirà alle Regioni di capire quanti professionisti non hanno ancora rispettato l’obbligo e, previo loro assenso, procedere alle vaccinazioni entro la fine di aprile. Fin dall’inizio della campagna vaccinale si è parlato della possibilità e dell’opportunità di obbligare il personale sanitario a vaccinarsi per garantire la salute pubblica. L’unico modo per introdurre l’imposizione, inedita per una categoria professionale, era approvare una nuova legge perché le norme dei codici deontologici e quelle in materia di sicurezza sul lavoro non prevedono un obbligo puntuale ed estensivo.

Cosa dice il decreto legge
Il decreto legge spiega che l’obbligo è previsto per «mantenere le condizioni di sicurezza nella cura e nell’assistenza» e che la vaccinazione costituisce un «requisito essenziale» all’esercizio della professione; coinvolge gli operatori che svolgono l’attività nelle strutture sanitarie, nelle RSA e nelle comunità pubbliche e private, in farmacie e parafarmacie e studi professionali.

Le professioni citate dal decreto sono piuttosto generiche. Le richieste degli elenchi pubblicate dalle Regioni, invece, sono più specifiche e citano anche veterinari, tecnici sanitari di radiologia, farmacisti, psicologi, logopedisti, nutrizionisti, biologi, iscritti all’Ordine dei chimici e dei fisici, massofisioterapisti, assistenti di studio alla poltrona. Alcune regioni, come la Puglia, hanno chiesto anche i nominativi del personale di segreteria e amministrativo degli studi medici, categorie che non sono citate espressamente nel decreto legge.

Nell’elenco fornito alle Regioni dagli ordini e dai datori di lavoro viene indicato il nome e cognome dell’operatore sanitario e il luogo di residenza: grazie a queste informazioni, chi organizza la campagna vaccinale può confrontare tutti questi nominativi con quelli delle persone che hanno già aderito alla campagna vaccinale.

Le cose da sapere sul coronavirus

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Entro dieci giorni dalla ricezione degli elenchi – indicativamente entro il 16 aprile – le regioni e le province autonome devono verificare lo stato vaccinale di ciascun nominativo e poi segnalare all’azienda sanitaria locale competente quelli che ancora non risultano vaccinati. Una volta ricevuta la segnalazione, l’ASL inviterà l’operatore sanitario a presentare l’eventuale documentazione dell’avvenuta vaccinazione, la conferma di un appuntamento per la somministrazione oppure a spiegare perché non è stato ancora vaccinato.

Lo stesso decreto, infatti, precisa che la vaccinazione non è obbligatoria solo in caso di «pericolo accertato per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale», come per chi ha particolari allergie oppure è in stato di malattia al momento della somministrazione.

Se l’operatore non presenterà nessuna documentazione, l’azienda sanitaria lo inviterà formalmente a sottoporsi alla somministrazione del vaccino indicando le modalità e i tempi entro i quali adempiere all’obbligo. Se la persona continua a rifiutarsi, sono previste sanzioni precise. Già all’atto di accertamento da parte dell’azienda sanitaria, per esempio, gli operatori sanitari vengono sospesi da lavori che prevedono contatti interpersonali o comportano il rischio di diffusione del contagio.

Quando non sarà possibile assegnare gli operatori non vaccinati a mansioni non a rischio, è prevista la sospensione della retribuzione. «Mantiene efficacia fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021». Significa che se non ci sarà una proroga del decreto le sanzioni perderanno efficacia a partire dall’inizio del 2022.

A causa delle distinzioni legate a possibile malattie o a ritardi, al momento è difficile capire quanti siano effettivamente gli operatori sanitari convinti di non voler far il vaccino.

I dati nelle regioni
Secondo gli ultimi dati pubblicati dal governo, e aggiornati a venerdì 2 aprile, è stato vaccinato il 91,6 per cento degli operatori sanitari italiani: un milione e 656 mila professionisti hanno ricevuto la prima dose sul totale di 1,8 milioni, mentre 1,3 milioni hanno ricevuto anche la seconda dose.

In tutta Italia sono 150mila gli operatori sanitari ancora in attesa della prima dose. Ma i dati potrebbero non essere del tutto affidabili, perché è poco plausibile che in grandi regioni come la Lombardia, dove risulta il 100 per cento degli operatori vaccinati, non ci sia nemmeno un medico o un infermiere che finora ha rifiutato il vaccino. I dati sono incerti anche in Friuli Venezia Giulia, dove secondo il governo deve ancora essere vaccinato il 28,8 per cento di medici e infermieri, mentre secondo l’azienda sanitaria la percentuale è più bassa, al 5 per cento.

I dati pubblicati dal governo dicono anche che a Bolzano tutti gli operatori sanitari avrebbero fatto il vaccino, anche se in realtà secondo i dati della provincia autonoma risulterebbero circa un migliaio tra medici e infermieri non ancora vaccinati, oltre a circa quattromila persone che lavorano nei servizi socio assistenziali, soprattutto nelle case di riposo. Non è un caso, perché in Alto Adige il movimento no vax è piuttosto radicato, anche tra gli operatori sanitari: all’inizio di marzo alcuni medici e farmacisti avevano realizzato un video per esprimere scetticismo nei confronti del vaccino. Dopo aver segnalato il caso all’Ordine dei medici, l’Azienda sanitaria provinciale aveva presentato una denuncia per procurato allarme. Waltraud Deeg, assessora alle Politiche sociali della provincia autonoma, non condivide la scelta del governo di introdurre l’obbligo vaccinale, e teme che molti operatori possano licenziarsi. «Ho già ricevuto decine di mail di collaboratori che minacciano di licenziarsi se verrà loro imposto il vaccino», ha spiegato al Corriere dell’Alto Adige.

A Bologna circa il 15 per cento degli 8.500 operatori sanitari non è ancora stato vaccinato, ma molti non hanno ricevuto la somministrazione perché sono stati contagiati e devono aspettare di essere negativi. Negli ultimi giorni, dopo l’approvazione dell’obbligo vaccinale, molti dipendenti hanno presentato la richiesta e l’azienda sanitaria ha dovuto organizzare sedute aggiuntive per vaccinare i ritardatari. Lo stesso è avvenuto anche a Milano e in molte altre città. Una settimana fa, al policlinico di Bari erano 300 gli operatori sanitari non ancora vaccinati: negli ultimi sette giorni molti di questi medici e infermieri hanno prenotato la somministrazione e il conto di chi è in attesa del vaccino è sceso a 140. In tutta la Campania, invece, secondo i dati pubblicati da Repubblica Napoli sono circa 5.300 gli operatori sanitari che non risultano vaccinati.