Si può “giocare” a combattere la crisi climatica?

Ci sta provando l'inventore di “Pandemic” con un nuovo gioco da tavolo che parla dei cambiamenti climatici, con qualche difficoltà

Il game designer Matt Leacock, noto per aver inventato il gioco da tavolo Pandemic, ha raccontato al New York Times di essere alle prese con la realizzazione di un nuovo gioco che affronta il complesso tema dei cambiamenti climatici. Quello che Leacock sta sviluppando assieme al game designer italiano Matteo Menapace non è il primo gioco da tavolo o di carte in cui si combattono gli effetti della crisi climatica, ma a detta degli addetti ai lavori potrebbe diventare il migliore, anche se per ora c’è stata più di una difficoltà.

Come Pandemic, che è diventato famosissimo grazie alla sua espansione Pandemic: Legacy, anche il nuovo gioco di Leacock, Climate Crisis, è un gioco collaborativo, in cui cioè i giocatori non devono cercare di sconfiggersi tra loro, bensì unire le loro forze per raggiungere un obiettivo comune. Se Pandemic voleva creare un senso di tensione, ha detto Leacock, il gioco che sta realizzando ha «ambizioni più alte»: Climate Crisis, infatti, è una «grande opportunità di proporre un gioco collaborativo che faccia la differenza» e che possa dare un contributo educativo più concreto rispetto ai problemi legati ai cambiamenti climatici.

Leacock ha raccontato di aver pensato di inventare un gioco che parlasse della crisi climatica per la prima volta nell’agosto del 2019, quando un accademico britannico gli aveva suggerito di ritoccare Pandemic affinché affrontasse anche quel tema. Inizialmente Leacock accantonò l’idea, ma poi «me ne parlò anche un’altra persona, e poi un’altra ancora», ha detto.

Così, nel marzo del 2020, iniziò a leggere e a informarsi sui cambiamenti climatici, capendo presto che una delle difficoltà più grosse sarebbe stata immaginare come far vincere i giocatori, che è un aspetto «estremamente importante» quando si crea un gioco. Leacock ha detto che mentre i libri sui cambiamenti climatici «iniziano tutti a mettere in fila i motivi della crisi per farti capire la gravità della situazione», il suo nuovo gioco avrebbe anche dovuto far divertire i giocatori.

Le soluzioni e gli incentivi per superare la crisi climatica nel gioco hanno iniziato a prendere forma quando Leacock ha iniziato a collaborare con Menapace, circa un anno fa.

Leacock voleva che il suo gioco fosse scientificamente accurato e per questa ragione ha coinvolto diversi ricercatori ed esperti per raccogliere pareri e indicazioni. Tra di loro ce ne sono diversi del Red Cross Red Crescent Climate Center – organizzazione olandese che si occupa della lotta agli effetti dei cambiamenti climatici –, alcuni dei quali sabato hanno giocato a Climate Crisis in una simulazione seguita da Leacock e Menapace.

Nella versione attuale del gioco, che è ancora in fase di sperimentazione, i giocatori sono quattro: Stati Uniti, Europa, Cina e il Sud del mondo. Il loro obiettivo è far abbassare le emissioni di gas nocivi e impedire l’aumento delle temperature sulla Terra, evitando così vari tipi di crisi, come lo scioglimento dei ghiacciai o le migrazioni dei cosiddetti “rifugiati climatici”.

Ciascun turno copre un periodo di 4 anni, dal giorno d’oggi al 2050. Sulla plancia del gioco, accanto alla mappa della Terra e alla sua atmosfera, compare un termometro che indica le temperature del pianeta. Le carte da gioco che hanno a disposizione i giocatori rappresentano diversi strumenti o politiche che permettono di ridurre le emissioni nocive, per esempio la costruzione di centrali elettriche fotovoltaiche oppure progetti di geoingegneria che consentono di rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera.

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Ci sono poi dei blocchi marroni che rappresentano le emissioni: a seconda delle mosse dei giocatori al loro turno, alcuni blocchi verranno “assorbiti” dalle foreste e dagli oceani, mentre altri si depositeranno nell’atmosfera. L’obiettivo è raggiungere le cosiddette “emissioni zero” (o “neutralità carbonica”), che nel gioco significa compensare i blocchi che rappresentano le emissioni nocive nell’atmosfera con scelte che consentano di rimuoverne la stessa quantità.

Finora Leacock e Menapace hanno sperimentato 70 versioni diverse del gioco e secondo loro mancano ancora alcuni mesi di lavoro; per dare l’idea, per realizzare Pandemic ci erano voluti tre anni (Leacock lavora a tempo pieno come user experience designer a Yahoo).

Menapace ha detto che il problema più grosso è stato capire come dare ritmo e creare suspense nel gioco. Durante un recente test, per esempio, per tre turni era andato tutto piuttosto bene e poi le temperature della Terra si erano alzate di colpo, facendo finire il gioco in maniera repentina. Menapace ha commentato: questa «potrebbe essere una buona rappresentazione di come stanno andando le cose nel mondo, ma non è una cosa fantastica dal punto di vista del gioco».

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Alcuni game designer contattati dal New York Times hanno spiegato che progettare un gioco che parli di crisi climatica sembra un’impresa. Elizabeth Hargrave, creatrice di Wingspan, che nel 2019 aveva vinto uno dei più importanti riconoscimenti nel settore dei giochi da tavolo (Spiel des Jahres), ha però detto che «se c’è qualcuno che può farlo, quello è Matt Leacock».

Come si legge su Boardgamegeek, il più importante sito che si occupa di giochi da tavolo, negli ultimi anni sono stati ideati altri giochi che parlano della lotta ai cambiamenti climatici: tra questi il migliore è considerato CO2, ideato dal game designer Vital Lacerda. Lo stesso Lacerda ha spiegato al New York Times che il suo gioco era particolarmente complesso e adatto a un pubblico molto ristretto (per dirne una, ha un manuale di 26 pagine). Per questa ragione, ha detto Lacerda, se Leacock vuole che il suo gioco diventi popolare non dovrà strafare coi dettagli.