Il primo ministro dei Paesi Bassi Mark Rutte parla con i giornalisti dopo i primi exit poll sulle elezioni, all'Aia, nei Paesi Bassi (Eva Plevier/Pool via AP)

Mark Rutte ha vinto di nuovo

Il partito del primo ministro olandese si è riconfermato primo alle ultime elezioni, nonostante le molte critiche dei mesi scorsi

Il primo ministro dei Paesi Bassi Mark Rutte parla con i giornalisti dopo i primi exit poll sulle elezioni, all'Aia, nei Paesi Bassi (Eva Plevier/Pool via AP)

Alle elezioni generali nei Paesi Bassi ha vinto di nuovo il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) di Mark Rutte, di centrodestra, che governa dal 2010: a scrutini quasi completi, il VVD è risultato di gran lunga il primo partito e se, come da aspettative, sarà di nuovo Rutte a guidare la coalizione di governo, si tratterà per lui del quarto mandato consecutivo.

Alle elezioni – che a causa della pandemia sono durate tre giorni, da lunedì a mercoledì – si votava per rinnovare i 150 deputati che compongono la Camera. Il precedente governo di Rutte, in carica dal 2017, si era dimesso lo scorso gennaio a seguito di uno scandalo legato ai sussidi per le famiglie meno abbienti. Secondo i dati disponibili il VVD dovrebbe ottenere alla Camera dei deputati 2 o 3 seggi in più di quelli che aveva finora. L’affluenza è stata molto alta, oltre l’82 per cento.

Nei Paesi Bassi il sistema elettorale è un proporzionale puro, e questo causa grande frammentazione nei risultati: a queste elezioni si sono presentati 37 partiti, e 17 dovrebbero ottenere seggi alla Camera. Nessun partito raggiunge da decenni la maggioranza assoluta alla Camera, che è di 76 seggi, ma nonostante questo è sempre stato possibile formare governi più o meno stabili, anche dopo negoziati molto duri.

Anche in questo caso Rutte dovrà formare una coalizione: è probabile che confermerà quella del precedente governo da lui guidato, che oltre a VVD era composto da altri tre partiti: i social-liberali di Democratici 66 (D66), i conservatori liberali di Appello Cristiano Democratico (CDA) e i conservatori di Unione Cristiana (CU).

La novità rispetto alla precedente coalizione sarà il maggiore peso di D66, partito europeista e con idee più centriste rispetto agli altri partiti che potrebbero formare il governo. D66 a queste elezioni è andato molto bene, risultando il secondo partito del paese: dovrebbe ottenere 24 seggi, 5 in più di quelli che aveva nel precedente mandato.

VVD, il partito di Rutte, con il 22 per cento dei voti, dovrebbe ottenere 35 o 36 seggi, CDA 15 e CU 5. In questo modo la coalizione avrebbe circa 80 seggi alla Camera.

Il principale partito di opposizione, il Partito per la Libertà (PVV), è andato peggio delle aspettative: otterrà probabilmente 17 seggi alla Camera, 3 in meno di quelli che aveva, e non sarà più il secondo partito nel paese. Il PVV è un partito di estrema destra guidato da Geert Wilders, uno dei più noti e importanti leader sovranisti e nazionalisti d’Europa.

Wilders era stato al governo nel 2010, sempre con Rutte primo ministro, e lo aveva poi fatto cadere nel 2012: si era creata una crisi di governo intorno a una manovra economica fortemente voluta da Rutte, perché prevedeva tagli alla spesa pubblica che Wilders non accettava, e di cui incolpava l’Europa. Da allora è uno dei principali oppositori di Rutte, che ha criticato molto anche nell’ultimo anno per la gestione della pandemia. Dall’altra parte Rutte lo ha attaccato spesso per le sue posizioni anti-islamiche e contro l’immigrazione, e ha escluso la possibilità di formare nuovamente un governo con lui.

È invece andato molto meglio del previsto (8 seggi) un altro partito di estrema destra, Forum per la Democrazia (FvD), che ha idee euroscettiche e ha fatto campagna elettorale sostenendo la necessità di uscire dal lockdown. FvD e il suo fondatore, Thierry Baudet, erano stati coinvolti in una serie di scandali, e si pensava che non potessero andare oltre 2 o 3 seggi alla Camera. Il partito è stato anche l’unico a tenere manifestazioni pubbliche durante la pandemia, mentre il resto della campagna elettorale si è svolta principalmente con dibattiti televisivi.

Queste elezioni erano viste anche come un giudizio sull’operato del governo durante la pandemia: Rutte aveva basato molto la sua campagna elettorale sull’esperienza acquisita durante quest’anno e nei precedenti dieci al governo e sulla necessità di affidarsi a un esecutivo che sapesse già affrontare l’emergenza. Nei Paesi Bassi negli ultimi tempi era cresciuto molto il malcontento per le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria: ci sono state diverse manifestazioni di protesta, continuate anche durante la campagna elettorale e fino alla scorsa domenica.

Rutte, che ha definito la vittoria come «schiacciante», è riuscito a superare anche lo scandalo che era stato la causa delle sue dimissioni, due mesi fa.

Un rapporto parlamentare lo scorso gennaio aveva fatto emergere che dal 2012, e quindi sempre con il PVV al governo, lo stato aveva usato un approccio molto aggressivo per chiedere indietro a circa 20mila famiglie i sussidi mensili ricevuti come contributo alla crescita dei figli accusandole di frode. Dopo molti anni si era scoperto che le famiglie in questione – metà delle quali di origine straniera – erano state perseguitate per errore, ma ormai molte si erano dovute fortemente indebitare per restituire i soldi allo stato o avevano comunque avuto grandi difficoltà.

Lo scandalo era stato considerato molto grave dall’opinione pubblica e dallo stesso Rutte, che si era dimesso poco dopo. Come in campagna elettorale, nel discorso in cui ha dichiarato la vittoria Rutte ha detto di aver imparato dagli errori commessi in dieci anni, in cui «non tutto è andato bene», e di voler costruire la ripartenza del paese una volta superata la pandemia, sostenendo di avere «energia per altri dieci anni».