(AP Photo/Peter Dejong, File)

È caduto il governo dei Paesi Bassi

Per un vecchio scandalo legato ai sussidi per le famiglie: il primo ministro Mark Rutte sembra comunque il favorito per le elezioni che si terranno fra due mesi

(AP Photo/Peter Dejong, File)

Il primo ministro dei Paesi Bassi Mark Rutte ha annunciato le sue dimissioni durante una conferenza stampa. Rutte ha spiegato che la sua decisione riguarda un caso nato nelle ultime settimane intorno a migliaia di assegni familiari chiesti indietro per errore dal governo a partire dal 2012. Per la stessa ragione ieri si era dimesso il capo del Partito Laburista, Lodewijk Asscher, che dal 2012 al 2017 era stato ministro per gli Affari sociali e vice primo-ministro di Rutte.

Rutte e il suo governo rimarranno comunque in carica per gli affari correnti fino a marzo, quando sono previste le prossime elezioni legislative. Rutte ha 53 anni, è primo ministro dal 2010 e al momento governava con una coalizione di centro guidata dal suo Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia, di centrodestra.

La crisi politica che il governo Rutte stava attraversando da giorni è legata a un rapporto parlamentare sull’approccio molto aggressivo utilizzato dallo stato, a partire dal 2012, per chiedere indietro a circa 20mila famiglie i sussidi mensili ricevuti come contributo alla crescita dei figli accusandole di frode. Dopo molti anni si è scoperto che le famiglie in questione – metà delle quali erano formate da persone con la doppia cittadinanza, quindi di origine straniera – erano state perseguite per un errore burocratico. Nel frattempo però alcune di loro si erano indebitate per risarcire il governo, e in generale avevano gestito le accuse con grandissime difficoltà.

Il governo si è già scusato pubblicamente per l’errore e ha stabilito che ogni famiglia coinvolta riceverà circa 30mila euro di indennizzo, ma la storia ha continuato ad allargarsi. Qualche giorno fa un gruppo delle famiglie coinvolte ha fatto causa allo stato citando esplicitamente cinque politici, fra cui l’attuale ministro delle Finanze Wopke Hoekstra – che da tempo è considerato un potenziale successore di Rutte – per il suo ruolo nella vicenda.

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Nella conferenza stampa in cui ha annunciato le sue dimissioni, Rutte ha spiegato che per colpa del governo «persone innocenti sono state criminalizzate, e le loro vite sono state distrutte». «Qualcosa è andato terribilmente storto» nella maniera in cui la vicenda è stata gestita dallo stato e dal governo, ha aggiunto Rutte.

Ieri sera c’era stata una riunione politica fra i partiti di governo in cui si era parlato di come gestire lo scandalo: al termine Rutte aveva specificato che una decisione definitiva sarebbe stata annunciata oggi. «Tutto lascia pensare alle dimissioni dell’intero governo Rutte», titolava stamattina il popolare sito di news NOS.

Le ripercussioni politiche delle dimissioni del governo non sono chiarissime: il suo partito di centrodestra, il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia, sta andando fortissimo nei sondaggi grazie all’efficiente gestione di Rutte della pandemia, e in generale l’elettorato dei Paesi Bassi apprezza i politici che si assumono le responsabilità dopo uno scandalo. Negli ultimi tempi però sta tornando a guadagnare consensi anche il partito di estrema destra guidato da Geert Wilders, che alle elezioni del 2017 fu sconfitto da Rutte dopo una serrata campagna elettorale. Le prossime elezioni legislative sono in programma il 17 marzo.

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