Un negozio di Dolce & Gabbana a Londra durante il lockdown, febbraio 2021 (May James/ZUMA Wire)
  • Moda
  • lunedì 8 Marzo 2021

La causa di Dolce & Gabbana contro Diet Prada

Il popolare account di Instagram di critica della moda ne ha scritto in questi giorni: è ancora per l'incidente dei "video cinesi"

Un negozio di Dolce & Gabbana a Londra durante il lockdown, febbraio 2021 (May James/ZUMA Wire)

Dolce & Gabbana, il brand italiano di moda tra i più famosi e ricchi in tutto il mondo, ha denunciato per diffamazione un popolare account di Instagram dedicato all’analisi e alla critica del mondo della moda, Diet Prada, chiedendo risarcimenti per circa 500 milioni di euro: la causa risale a due anni fa ma è stata resa pubblica da Diet Prada venerdì scorso, dopo la presentazione di una memoria difensiva presso il tribunale di Milano.

Oggetto della denuncia e della richiesta è l’incidente di comunicazione di cui Dolce & Gabbana fu protagonista alla fine del 2018 sul mercato cinese, quando tre spot pubblicitari vennero accusati di essere razzisti e offensivi e di indicare uno stereotipo occidentale e macchiettistico delle persone cinesi, per aver mostrato una modella cinese in difficoltà con alcuni cibi italiani, e di avere riproposto un’immagine stereotipata della Cina che non esiste più, fatta di lanterne, musichette buffe e molto rosso ovunque. Uno dei video, che mostrava un cannolo tra i cibi, aveva anche un’allusione sessista, con una voce maschile fuori campo che diceva alla ragazza: “è troppo grande per te?”.

Dopo le proteste e la cancellazione di un’importante sfilata in Cina, venne pubblicato un video di scuse da parte dei due fondatori e proprietari dell’azienda, Domenico Dolce e Stefano Gabbana, che risultò in ulteriori polemiche e prese in giro in tutto il mondo per la goffaggine del tentativo di rimediare. Nei mesi successivi ci furono proteste e boicottaggi da parte di molte attività commerciali in Cina e secondo molte analisi determinarono cospicue perdite economiche da parte di Dolce & Gabbana su quello che è considerato il mercato più importante e promettente per la moda internazionale.

Il popolare account di Instagram che si chiama Diet Prada – considerato molto temuto dalle case di moda e che da anni aveva un pessimo rapporto con Dolce & Gabbana – aveva criticato aspramente la campagna, e aveva pubblicato gli screenshot dei messaggi privati tra Michaela Tranova, una collaboratrice di Diet Prada, e Stefano Gabbana. Tranova aveva chiesto conto a Gabbana dei video e aveva ricevuto in risposta da Gabbana una serie di messaggi a cascata in cui insultava la divisione cinese della sua azienda per aver cancellato i video dai social network cinesi, e la Cina in generale: «D’ora in poi dirò in tutte le interviste che faccio che la Cina è un paese di merda e che può stare tranquilla, viviamo benissimo senza di te».

Secondo Gabbana – che da tempo usava Instagram molto e in modo molto disinvolto e poco istituzionale – i video erano stati immaginati come un tributo che mostrasse semplicemente la realtà della Cina: se i cinesi si erano offesi – Gabbana aveva anche indugiato sul fatto che i cinesi mangiano i cani – il problema era da considerarsi loro. Negli ultimi messaggi di Gabbana si diceva: «Cina Ignorante Mafia sporca puzzolente». In un messaggio rivolto a Diet Prada, invece: «Pensi che abbia paura dei tuoi post? Ahahahaha».

Diet Prada, il cui account su Instagram si è impegnato spesso in questi anni sui temi del razzismo e della discriminazione sessuale, ha due milioni e mezzo di followers ed è stato creato da due trentenni americani con precedenti professioni nella moda. Venerdì scorso ha rivelato di avere depositato una documentazione difensiva presso il tribunale di Milano rispetto a una denuncia per diffamazione ricevuta da Dolce & Gabbana con richiesta di risarcimento danni di 3 milioni di euro nei confronti dell’azienda e di un milione nei confronti di Stefano Gabbana, oltre a quasi 500 milioni di risarcimenti per i costi seguiti ai boicottaggi.

Dolce & Gabbana contesterebbe la pubblicazione delle conversazioni private di Stefano Gabbana e la diffamazione rispetto al modo in cui Diet Prada raccontò pubblicamente la vicenda. Gli avvocati di Diet Prada hanno parlato con Associated Press, che ha pubblicato un articolo domenica, sostenendo che la denuncia sia un’intimidazione volta a limitare la libertà di espressione.

Il business della moda è noto per avere un rapporto anomalo e ipersensibile nei confronti dell’informazione, che ha generato relazioni con i media discutibili e uniche nel campo del giornalismo, e che ha pochissima abitudine con le critiche. Gli stessi Dolce e Gabbana – la cui azienda ha un potere economico straordinario e investe molto in pubblicità – hanno una particolare storia di risentimenti, minacce e ritorsioni nei confronti di descrizioni delle loro attività che non li avevano soddisfatti, che soprattutto in Italia genera grandi timori nel campo dell’informazione ma non solo.

Nel 2007 ebbero un famoso scontro con il Sole 24 Ore per la recensione di un loro ristorante, e negli anni passati hanno chiuso i loro negozi di Milano contro le dichiarazioni di un assessore. Lo stesso incidente cinese del 2018 venne riportato dai giornali italiani – beneficiari di cospicui investimenti pubblicitari da parte dell’azienda – con straordinarie cautela e indulgenza, rispetto a quello che nel frattempo se ne diceva su internet e in tutto il mondo. E sulla stessa notizia della denuncia contro Diet Prada il sito del Corriere della Sera ha per esempio rapidamente rimosso un sobrio articolo che aveva messo online domenica pomeriggio riprendendo quello di Associated Press (l’articolo è rimasto online qui). Nessuna delle maggiori testate italiane ne ha scritto, e pochissimi anche tra i siti che si occupano di moda.

Secondo il sito Business of Fashion, «anche se Dolce & Gabbana perdesse, l’effetto potrebbe essere di attenuare i commenti a volte forti sulle piattaforme social come Instagram e Twitter». «L’intera denuncia è un modo per cercare di silenziare Diet Prada, e di silenziare personalmente Tony e Lindsay [i due autori di Diet Prada, ndr]», ha detto ad Associated Press l’avvocato Susan Scafidi, di uno dei due studi che stanno curando la difesa di Diet Prada e che sostengono nella loro memoria difensiva che l’Italia non sia la sede adatta per un giudizio sull’account di Instagram che è americano, e rispetto a dei danni che sarebbero avvenuti in Cina. Diet Prada ha creato una sottoscrizione per le spese legali che ha raccolto finora quasi 50mila dollari.