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  • martedì 23 Febbraio 2021

“Trainspotting” si fece sentire

A rendere speciale il film di Danny Boyle uscito 25 anni fa erano diverse cose, e ai primi posti c'era la colonna sonora

Il 23 febbraio 1996, quando il singolo più venduto del Regno Unito era “Spaceman” dei Babylon Zoo, nei cinema britannic uscì Trainspotting, il secondo film di Danny Boyle. Nelle settimane successive, mentre il posto in classifica di “Spaceman” veniva preso da “Don’t Look Back in Anger” degli Oasis, “How Deep is Your Love” dei Take That e “Firestarter” dei Prodigy, Trainspotting passò per il Festival di Cannes, e poi uscì nel resto del mondo. E nel giro di qualche mese, mentre il mondo iniziava a conoscere le Spice Girls, il film arrivò a incassare oltre 70 milioni di dollari, più o meno trenta volte quanto era costato.

– Leggi anche: Cosa fu Trainspotting

Tratto da un romanzo di tre anni prima dello scrittore scozzese Irvine Welsh, Trainspotting si fece notare per un sacco di cose: una fu di certo la sua musica. Già dalla sua prima scena, con la fuga per le strade di Edimburgo di due taccheggiatori eroinomani accompagnata da “Lust for Life” di Iggy Pop, uscita circa vent’anni prima.

Una canzone che, tra l’altro, già si era sentita negli ultimi secondi del teaser trailer di Trainspotting, un termine gergale scozzese con molti significati: il letterale “guardare i treni” ma anche l’essere ossessionati da qualcosa o dipendenti dall’eroina.

Nel raccontare le vicende dei suoi protagonisti tossicodipendenti Rent Boy, Spud, Sick Boy, Begbie e Tommy, complicate, spesso drammatiche ma talvolta divertenti, Boyle studiò una colonna sonora diventata tra le più famose degli anni Novanta. C’erano tra le altre “Deep Blue Day” di Brian Eno, due diverse “Temptation” (degli Heaven 17 e dei New Order), una cover di “Atomic” fatta dagli Sleeper, “Sing” dei Blur, “Mile End” dei Pulp, “Atmosphere” dei Joy Division e “Perfect Day” di Lou Reed, notoriamente associata all’eroina, e scelta come sottofondo musicale per un’overdose.

La canzone usata nel finale, “Born Slippy .NUXX” degli Underworld, diventò una delle più famose del decennio proprio grazie a Trainspotting. Accompagna la decisione di Rent Boy di tradire i suoi amici, cresce d’intensità mentre lo fa e resta fino alla fine, quando lui sorride e ritratta la sua dichiarazione d’intenti a inizio film, fino ai titoli di coda (sulle note di “Closet Romantic” di Damon Albarn).

Come scrisse NME qualche anno fa, «la colonna sonora di Trainspotting fu un grande successo, anche a prescindere dal film, per come riuscì a mettere insieme la “club culture” britannica dei Leftfield e dei Bedrock, la controcultura del rock anni Settanta e la scena emergente fatta da gruppi come Blur ed Elastica». Secondo GQ, «i membri della “generazione britpop” seppero di voler vedere il film ancora prima di sapere di cosa parlasse, anche se non conoscevano il libro e non capivano a cosa facesse riferimento il titolo».

Matt Glasby, autore del libro Britpop Cinema: From Trainspotting To This Is England, ha scritto che l’effetto generale fu quello di «un insieme di canzoni che non invecchiano mai, e che più che le canzoni di un film sembrano la colonna sonora della vita di qualcuno». Sempre secondo NME, Trainspotting fu per la musica «una perfetta istantanea del 1996», un anno che per il Regno Unito fu «musicalmente trasformativo», durante il quale gli Oasis dominarono le classifiche ma anche un anno in cui le Spice Girls «arrivarono per calpestare tutte quelle chitarre».

La colonna sonora di Trainspotting uscì il 9 luglio 1996 (quando al primo posto delle classifiche britanniche c’era “Killing Me Softly” dei Fugees), vendette 700mila copie ed ebbe un tale successo che nell’ottobre 1997 fu pubblicato un secondo disco legato al film, questa volta con canzoni che non erano state incluse nella versione finale ma che erano comunque state usate da Boyle in fasi preliminari di regia e montaggio, o che Boyle disse di aver ascoltato come fonti d’ispirazione.

Tra tutte le canzoni, quella che più ebbe successo fu senza dubbio “Born Slippy”, per alcuni giorni il secondo singolo più ascoltato del Regno Unito, nonostante fosse uscito un anno prima. “Born Slippy” (la canzone originale e senza parole) e “Born Slippy .NUXX” (che tra le varie modifiche aveva anche un testo) erano uscite infatti nel luglio 1995. Le parole della versione remix, registrate in una sola sessione, le aveva aggiunte il cantante e frontman degli Underworld, Karl Hyde, dopo una notte molto alcolica, nel tentativo di raccontare come un ubriaco vede il mondo «a frammenti». Ai tempi Hyde aveva problemi di alcolismo e spiegò che non voleva che la canzone diventasse una sorta di inno, e che anzi l’aveva scritta «per chiedere aiuto».

Rick Smith, l’altro componente degli Underworld, ha raccontato che Boyle aveva usato un loro disco del 1994 (dubnobasswithmyheadman) come «battito cardiaco» del film, cioè per aiutarsi nel tenere un certo ritmo di montaggio. Dopo aver comprato per caso il singolo di “Born Slippy”, capì che doveva accompagnare il finale del film. All’inizio gli Underworld furono titubanti, ma Smith spiegò che bastò loro «vedere i primi 15 minuti di film per decidere di fargli usare tutto ciò che voleva».

A proposito delle sue scelte musicali per Trainspotting, Boyle disse: «Decidemmo molto presto durante la produzione che non volevamo una colonna sonora tradizionale e cercammo di ispirarci ai maestri. Per esempio a Martin Scorsese, nello specifico alla colonna sonora del suo Mean Streets».

Welsh raccontò invece che «senza i Clash e i Sex Pistols non avrebbe mai potuto scrivere Trainspotting». Anche se nel film, e nemmeno nel secondo disco della colonna sonora, ci sono canzoni dei Clash o dei Sex Pistols. Non ci sono nemmeno gli Oasis, nonostante il 1996 fu per loro un grande anno e nonostante la loro preminenza nel britpop tanto legato a Trainspotting. A quanto pare gli chiesero di poter usare almeno una loro canzone, forse anche di farne una apposta, ma gli Oasis rifiutarono la proposta pensando che si trattasse di un film su dei “trainspotter”, degli appassionati di treni.

– Leggi anche: Com’era il secondo Trainspotting