• Cultura
  • venerdì 24 febbraio 2017

Il secondo “Trainspotting”, 21 anni dopo il primo

Il sequel del famoso film di Danny Boyle è nei cinema da giovedì: c'è un po' troppa nostalgia, dice chi l'ha visto, ma se ne parla abbastanza bene

(Da "T2 Trainspotting")

T2 Trainspotting, l’atteso sequel di Trainspotting, è in Italia da giovedì 23 febbraio. T2 Trainspotting è diretto da Danny Boyle – che nel frattempo ha girato The Beach, The Millionaire e Steve Jobs, tra gli altri – ed è ispirato a Porno, il sequel del romanzo di Irvine Welsh da cui era stato fedelmente tratto il primo film, nel 1996. T2 Trainspotting è ambientato vent’anni dopo la fine di Trainspotting e i protagonisti sono gli stessi, vent’anni più vecchi: ci sono Mark Renton (Ewan McGregor), Spud (Ewen Bremner), Sick Boy (Jonny Lee Miller) e Begbie (Robert Carlyle). Giovedì è stato il film più visto in Italia e per adesso ne hanno parlato quasi tutti discretamente bene, nonostante nessuno gli riconosca la stessa grandezza del primo film e qualcuno critichi il ricorso eccessivo a una sorta di “effetto nostalgia”.

Trainspotting – una parola scozzese con molti significati, dal “guardare i treni” all’iniettarsi eroina all’essere ossessionati da qualcosa – costò tre milioni e mezzo di dollari e prima che uscisse Boyle e McGregor erano noti solo per essere stati regista e attore di Piccoli omicidi tra amici. Diventarono famosissimi dopo che Trainspotting incassò 70 milioni di dollari, una sfilza di ottime recensioni – Owen Gleiberman di Entertainment Weekly scrisse che «era difficile immaginare un film sulle droghe, la depravazione e i comportamenti sbagliati più potente» – ma soprattutto dopo che il film divenne un prodotto di culto per una generazione che ne apprezzò l’umorismo nero, la brillante sceneggiatura (candidata all’Oscar), l’originalità generale, la sfrontata volgarità e la crudezza della descrizione della dipendenza da eroina e degli emarginati sociali in Scozia. Trainspotting iniziava così (e come spiega Renton nel secondo film la frase “scegliete la vita” – “choose life” – era usata in una campagna contro le droghe).

E finiva così, con Renton che rubava i soldi guadagnati vendendo due chili di eroina con i suoi amici: Spud Murphy, quello poco intelligente e buono (a cui lasciava parte dei soldi); Simon “Sick Boy” Williamson (Jonny Lee Miller), un cinico truffatore e Francis “Franco” Begbie (Robert Carlyle), uno psicopatico violento.

Il film raccontava il loro uso di eroina, i loro tentativi per smettere, la morte di un loro amico e di un neonato, figlio di Sick Boy. Trainspotting era strapieno di apprezzate trovate di regia e montaggio, frasi ancora oggi stracitate e scene che poi furono riprese e omaggiate in altri film.

T2 Trainspotting omaggia a sua volta in più di un’occasione il film di cui è sequel: già la primissima scena richiama l’ultima di Trainspotting, con una simile inquadratura sfuocata di Renton: solo che in questo caso è ad Amsterdam, dove è scappato coi soldi, che corre su un tapis roulant. Nei primi minuti si vede che Spud è ancora dipendente da eroina, che Sick Boy vive gestendo un pub in cui non va nessuno e elaborando ricatti sessuali per ricche persone, e che Begbie è in carcere, per scontare una pena di 25 anni. Tornando a casa, Renton va sia da Spud che da Sick Boy, e in entrambi i casi l’incontro è quantomeno problematico.

L’eroina – e le droghe in generale – continuano ad avere rilevanza (come ricordo, ma anche come cosa presente) in T2 Trainspotting ma il tema principale è quello del ricordo, del sono-passati-vent’anni e siamo ancora qua, più vecchi e per niente migliori. T2 Trainspotting cita e omaggia frasi, luoghi, momenti, canzoni e cose di regia del primo film – c’è anche una piccola parte di Kelly Macdonald, la ragazza con cui Renton va a letto nel primo film – e, come si vede anche nel trailer, c’è un nuovo momento “scegliete la vita” (nel film però è senza scritte in sovrimpressione).

Trama a parte, anche T2 Trainspotting è pieno zeppo di cose che si notano: una colonna sonora molto presente e invadente, tanti fermo immagine, molte cose extradiegetiche (per esempio scritte in sovrimpressione, per esempio quelle dei messaggi ricevuti sui cellulari) e tantissime inquadrature in dutch angle: inquadrature inclinate, fatte per far mostrare qualcosa come lo si vede, per esempio, quando si inclina il collo, in modo da dare un senso di spaesamento e disagio.

T2 Trainspotting non è piaciuto quanto il primo, prevedibilmente: c’è qualche critico che ha apprezzato molto tempi, modi e approcci scelti per farlo, altri hanno invece parlato del film come di un’occasione sprecata o, addirittura, una banale operazione commerciale. «Fai il turista nella tua giovinezza», dice a un certo punto Sick Boy a Renton: ed è, più o meno, la critica che qualcuno ha fatto al film. Il 77 per cento delle recensioni raccolte da Rotten Tomatoes parla del film in modo positivo e il sito le sintetizza tutte così: «T2 Trainspotting aggiunge al suo predecessore un poscritto emotivamente risonante e inebriante, seppur lo fa senza riuscire a ricreare la freschezza sovversiva del primo».

Peter Bradshaw ha scritto sul Guardian: «T2 Trainspotting è tutto quello che potevo ragionevolmente pensare sarebbe stato: divertente, inquietante e disperatamente triste con diverse trovate visive». È anche, secondo Bradshaw, «un commovente omaggio alla disillusione degli uomini di mezza età» e, in definitiva: «T2 non è bello tanto quanto T1: è un po’ troppo lungo e si scioglie un po’ nel sentimentalismo delle ragazzate, in certi momenti comici e nell’auto-mitologia. Ma ha la stessa energia pungente, lo stesso sconfortante pessimismo e, in giro, continua a non esserci niente che gli assomigli». Matt Glasby di Total Film ha scritto che «T2 ha capito che non puoi competere con i fantasmi del passato, ma puoi mettertici a ballare». Per Neil Young di Hollywood Reporter, è invece «un’occasione mancata su svariati livelli»: stilisticamente «una sovreccitata copia dei movimenti di camera di uno che ha bevuto troppo caffè», tutte cose messe lì per «distrarci dall’assenza di un vero motivo di esistere del film».

T2 Trainspotting è costato 18 milioni di dollari ed è finora andato molto bene in Gran Bretagna (nonostante fosse vietato ai minori) e anche in Italia, dove nel primo giorno nei cinema è stato il film più visto, superando Cinquanta sfumature di nero, che stava al primo posto da diversi giorni. Boyle aveva in testa da diversi anni di fare T2 Trainspotting ma aveva aspettato perché voleva che gli attori invecchiassero abbastanza e perché – si dice – c’era un problema tra lui e McGregor: avevano litigato dopo che Boyle aveva preferito DiCaprio a McGregor per il ruolo principale di The Beach, uscito nel 2000.

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