Il parlamento australiano, a Canberra (Mark Metcalfe/Getty Images)
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  • martedì 16 Febbraio 2021

Nel 2019 una donna fu stuprata nel Parlamento australiano

Era una collaboratrice del Partito Liberale al governo, e ha raccontato pubblicamente la sua storia solo oggi

Il parlamento australiano, a Canberra (Mark Metcalfe/Getty Images)

Lunedì Brittany Higgins, una collaboratrice del Partito Liberale australiano, ha rivelato di essere stata stuprata all’interno della Camera dei rappresentanti del Parlamento, a Canberra. Higgins, che ha raccontato la sua storia in un’intervista al programma televisivo The Project e sul sito news.com.au, ha detto che lo stupro avvenne nel 2019 nell’ufficio della ministra della Difesa, Linda Reynolds: a violentarla fu un altro collaboratore del partito, di cui Higgins non ha fatto pubblicamente il nome.

Del caso si sta parlando molto perché Higgins ha detto che il governo era a conoscenza della violenza subita. Ha raccontato di avere subìto pressioni indirette per non denunciare l’accaduto, e mantenere così il suo lavoro. Martedì il primo ministro australiano Scott Morrison, leader del Partito Liberale, ha chiesto pubblicamente scusa a Higgins: ha detto che «una cosa del genere non sarebbe mai dovuta accadere».

Higgins, che all’epoca dei fatti aveva 24 anni e che aveva iniziato a lavorare in Parlamento con il Partito Liberale da quattro settimane, ha raccontato che la sera del 22 marzo 2019, un venerdì, era uscita a bere in un locale insieme ad alcuni colleghi, tra cui l’uomo che poi l’avrebbe violentata. A un certo punto della serata, quando erano rimasti solo in quattro, l’uomo aveva offerto a Higgins un passaggio a casa in taxi, perché entrambi dovevano andare nella stessa direzione. Lei aveva accettato ma poi l’uomo aveva fatto fermare il taxi davanti al Parlamento.

Higgins ricorda di non avere avuto con sé il pass che permette di entrare negli uffici del governo, ma che l’uomo era riuscito a portarla all’interno dell’ufficio di Reynolds. Lì Higgins aveva iniziato a sentirsi poco bene e si era stesa su un divano a dormire. Poco dopo però si era risvegliata senza vestiti, con l’uomo addosso che la stava violentando. «Mi svegliai nel mezzo dello stupro. Gli dissi di fermarsi. Piangevo. Lui nemmeno mi guardava. Mi sentii come se il mio corpo non fosse lì», ha raccontato Higgins. Lo stupro, secondo Higgins, sarebbe avvenuto nelle prime ore di sabato 23 marzo.

Dopo lo stupro l’uomo se ne era andato lasciandola sul divano seminuda. Higgins racconta di essere stata trovata nell’ufficio di Reynolds il mattino seguente da un addetto alla sicurezza, e che ancora in stato di shock aveva chiamato un taxi per farsi riportare a casa. L’addetto alla sicurezza aveva informato dell’accaduto l’unità di polizia che sorveglia il Parlamento. Il lunedì seguente, 25 marzo, Higgins era tornata al lavoro ed era stata convocata da una sua superiore per discutere della violazione che aveva compiuto entrando nell’ufficio di Reynolds senza autorizzazione. In quel momento era venuta a sapere che l’uomo con cui era entrata in Parlamento aveva dato le sue dimissioni quello stesso giorno, ma solo per aver violato la sicurezza.

Inizialmente Higgins non aveva parlato dello stupro, ma in un secondo incontro con la sua superiore aveva raccontato quanto successo. Nei giorni seguenti anche la ministra Linda Reynolds le aveva parlato in un incontro tenuto proprio nell’ufficio in cui era stata violentata. Higgins era stata invitata a parlare dello stupro con polizia, cosa che poi avvenne, anche se solo diversi giorni dopo. Reynolds le aveva detto che «in quanto donne, son cose che dobbiamo affrontare» e che se avesse deciso di andare dalla polizia sarebbe stata sostenuta nel processo, ma che avrebbe dovuto informare il governo per tempo. «Sentii che stava avendo con me quella conversazione solo per poter dire che ufficialmente mi aveva detto che potevo andare dalla polizia», ha detto Higgins.

Il 13 aprile Higgins aveva chiesto alla polizia di fermare le indagini, dicendo di non sporgere una denuncia formale: due giorni prima il primo ministro Scott Morrison aveva indetto elezioni anticipate.

Higgins ha spiegato di avere deciso di non denunciare lo stupro per proteggere il Partito Liberale e il suo “lavoro dei sogni”, a pochi giorni dalle elezioni anticipate del maggio 2019. «Fu solo per il mio lavoro. Se fosse successo all’angolo di una strada lontano dal Parlamento non avrei avuto dubbi. Ovviamente», ha detto Higgins.

Nei giorni seguenti, ha raccontato Higgins, Reynolds le aveva detto che avrebbe potuto tornare a casa, sulla Gold Coast, nello stato del Queensland, e venire comunque pagata, oppure unirsi a lei e agli altri membri del suo staff che avrebbero preparato le elezioni in Australia Occidentale, sede del collegio di Reynolds. Higgins aveva deciso di aggregarsi allo staff di Reynolds, temendo che se fosse tornata a casa non avrebbe riavuto il lavoro dopo le elezioni.

Dopo le elezioni Higgins era andata a lavorare presso l’ufficio della ministra del Lavoro, Michaelia Cash, che ha detto di essere venuta a conoscenza dello stupro solo di recente. Il ministero ha detto in sua difesa di aver offerto a Higgins di accedere a un programma di assistenza ai dipendenti con problemi personali, e ha detto anche che Higgins vi era entrata, ma nell’intervista Higgins lo ha negato. Higgins ha continuato a lavorare al ministero fino al 29 gennaio del 2021, quando ha dato le dimissioni: ha detto di non essere riuscita più a sostenere il peso di quanto le era accaduto. La ministra Cash ha detto di averle chiesto di rimanere e che l’avrebbero aiutata trovandole un lavoro nel Queensland, ma che Higgins si è rifiutata.

«Mi vergognavo, e l’ho in qualche modo interiorizzato. Sentivo di voler lasciare il Parlamento. Non è un posto in cui volevo stare», ha raccontato Higgins nell’intervista. «Non credo che quello che è successo sia un’eccezione. Avviene di continuo. È una cosa devastante e mi distrugge l’anima e ci penso tutti i giorni, ma l’unica cosa che so è che le persone che se ne sono interessate lo hanno fatto solo per il luogo in cui è successo e per le connessioni politiche. A loro non importava di me. A loro importava del partito».

Dopo la pubblicazione dell’intervista l’ufficio del primo ministro Scott Morrison ha diffuso un comunicato in cui ha detto che «le notizie odierne di una presunta violenza sessuale nel 2019 nell’ufficio di un ministro sono profondamente angoscianti», ma ha ribadito che Higgins era stata informata della possibilità di denunciare la violenza e che sarebbe stata assistita per tutta la durata del processo, e che tale offerta rimane valida nel caso in cui Higgins voglia sporgere ora denuncia.