Una scritta sul muro di una via di Parigi che dice "Duhamel e tutti gli altri, non avrete mai pace". (AP Photo/ Francois Mori via LaPresse)
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  • mercoledì 10 Febbraio 2021

In Francia si discute molto degli abusi sessuali in famiglia

A causa delle accuse rivolte al politico ed ex europarlamentare Olivier Duhamel dalla sua figliastra, che hanno avuto ripercussioni

Una scritta sul muro di una via di Parigi che dice "Duhamel e tutti gli altri, non avrete mai pace". (AP Photo/ Francois Mori via LaPresse)

Frédéric Mion, direttore del prestigioso Istituto per gli studi di Scienze sociali di Parigi Sciences Po, si è dimesso per uno scandalo di abusi sessuali che coinvolge l’ex presidente della Fondazione Nazionale di Scienze Politiche che controlla Sciences Po, Olivier Duhamel. Mion aveva negato di essere a conoscenza delle accuse di abusi che erano state rivolte a Duhamel dalla sua figliastra, l’avvocata Camille Kouchner, che ne aveva parlato in un libro pubblicato a inizio gennaio. Si è poi venuto a sapere che Mion sapeva degli abusi dal 2018.

Duhamel è un politico ed ex europarlamentare, ed è stato presidente della Fondazione dal 2016 allo scorso gennaio. Nel 1987 divenne il secondo marito della politologa e saggista Evelyne Pisier, che aveva avuto una relazione di quattro anni con il leader cubano Fidel Castro e dal 1970 al 1984 era stata sposata con Bernard Kouchner, ex ministro degli Esteri e co-fondatore di Medici senza frontiere. Da Kouchner, Pisier aveva avuto tre figli: Julien, nato nel 1970, e una coppia di gemelli, un maschio e una femmina, nati nel 1975. Per i figli di Pisier, quindi, Duhamel era il nuovo marito della madre (il patrigno).

In Francia la vicenda ha riaperto un intenso dibattito sulla questione dell’incesto, che secondo molti e molte è un problema che è stato trascurato per troppo tempo. Nel libro è la stessa Kouchner a parlare esplicitamente di incesto: «Lascia che ti spieghi, a te che dici che siamo tuoi figli (scrive rivolgendosi al patrigno, ndr). Quando un adolescente dice di sì a colui che lo alleva, è incesto». Nonostante Duhamel non fosse né per Kouchner né per i suoi fratelli il padre biologico, la vicenda è stata inserita all’interno di una dinamica incestuosa perché ne presenta tutti gli elementi tipici: è stata agita all’interno di un contesto familiare da parte di una persona che in quel momento rappresentava, per i minori coinvolti, una figura genitoriale.

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All’inizio del 2021 una dei due gemelli, Camille, aveva pubblicato il libro La familia grande, in cui accusava Duhamel di aver abusato sessualmente del suo fratello gemello, chiamato col nome di fantasia “Victor”, quando avevano 13-14 anni. In un’intervista esclusiva a Le Monde, data pochi giorni prima della pubblicazione del libro, Kouchner aveva detto che la sua testimonianza «non rivelava nulla perché tutti sapevano» degli abusi di Duhamel, inclusa la famiglia.

Inizialmente Duhamel aveva negato ogni accusa, ma poche ore dopo aveva annunciato le sue dimissioni da presidente della Fondazione tramite Twitter, cancellando poi il suo account. Allo stesso tempo, il ministero dell’Istruzione francese aveva detto che avrebbe avviato un’indagine per chiarire se ci fossero stati degli errori di valutazione nella gestione delle accuse contro di lui da parte di Science Po.

Nel suo libro, Kouchner scrive di Duhamel chiamandolo «il mio patrigno». Secondo il suo racconto, Victor le confidò che l’uomo aveva cominciato ad abusare sessualmente di lui nel 1988, quando Pisier aveva iniziato ad avere problemi di depressione e alcolismo in seguito al suicidio della madre. Kouchner ha scritto che gli abusi andarono avanti per diversi mesi e che Victor la pregò di mantenere il silenzio perché aveva «troppa vergogna». Tra le altre cose, per evitare che i ragazzi raccontassero alla madre degli abusi, l’uomo usò come pretesto proprio le fragilità di Pisier in quel periodo.

Nel 2008, vent’anni dopo i fatti, Victor rivelò alla madre degli abusi che aveva subìto da ragazzino, ma secondo il racconto di Kouchner, Pisier difese il marito discutendone anche con sua sorella Marie-France, che le suggerì invece di denunciarlo. Pisier rimproverò Camille per non averle detto subito quello che sapeva, una cosa che nel libro lei descrive come «una violenza che mi aveva bloccato ancora di più nel silenzio».

Quando nel 2011 Marie-France fu trovata morta nella piscina di casa sua, si pensò a un possibile suicidio collegato alle vicende familiari e così venne aperta un’indagine sui Duhamel-Pisier: durante gli interrogatori, Victor raccontò all’Ente per la protezione dei minori di aver subito abusi da parte di Duhamel da ragazzo, ma poi decise di non denunciarlo per proteggere sé stesso e i suoi familiari.

Kouchner ha raccontato a Le Monde che aveva cominciato a maturare l’idea di scrivere il libro dopo la morte della madre, avvenuta nel 2017, dopo «dieci anni di psicoanalisi e aver letto i lavori di una psichiatra (Muriel Salmona) specializzata in traumi infantili». Ha spiegato di aver chiamato il libro La familia grande pensando alle grandi feste che Duhamel e la madre organizzavano in estate nella loro casa di Sanary-sur-Mer, in Provenza, dove «si faceva il bagno nudi […]. Genitori e bambini si baciavano sulla bocca. Il mio patrigno flirtava con le mogli dei suoi amici. I suoi amici ci provavano con le tate. Giovani ragazzi venivano offerti a donne più adulte» col motto «Libertà al di sopra di tutto». Per Kouchner quella era la “La familia grande”.

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Nonostante la prescrizione prevista per reati così vecchi, la Procura di Parigi ha annunciato l’avvio di un’inchiesta per «violenza e abusi sessuali su minori di anni 15», citando nel comunicato la precedente indagine del 2011, che era stata archiviata.

Dopo la pubblicazione del libro di Kouchner, in Francia si è riacceso il dibattito circa l’omertà che circonda il problema dell’incesto, mentre sui social network ha iniziato a circolare molto l’hashtag #MeTooIncest. Laurent Boyer, ex poliziotto che ha detto di aver subito abusi sessuali da parte di un fratello maggiore quando aveva sei anni, ha detto che il libro di Kouchner ha messo la Francia davanti a un bivio. Secondo Boyer, che gestisce un’associazione che si occupa di aiutare ragazze e ragazzi a denunciare gli abusi subiti, questa nuova consapevolezza potrebbe «diffondersi anche fuori dalla Francia, perché il problema non è soltanto qui».

Allo stesso tempo, altre persone vicine a Duhamel si sono dimesse dai rispettivi incarichi. L’ex ministra della Giustizia Élisabeth Guigou ha ceduto il ruolo di presidente della Commissione di inchiesta su pedofilia e incesto dicendo di «non avere alcuna idea dei gravi fatti», mentre il prefetto dell’Île-de-France – la regione dove si trova Parigi – Marc Guillaume si è dimesso dal ruolo di consigliere della Fondazione di cui Duhamel era presidente. Il filosofo e intellettuale Alain Finkielkraut è stato licenziato dal canale televisivo LCI, con cui collaborava, per aver suggerito che i giudizi su Duhamel fossero stati affrettati e per essersi chiesto se nei rapporti ci fosse stato il consenso di Victor.

A fine gennaio, aveva preso posizioni anche il presidente francese Emmanuel Macron, scrivendo su Twitter che «nessuno potrà più ignorare queste testimonianze, queste parole, queste urla». Macron aveva anche aggiunto che la Francia avrebbe dovuto modificare le proprie leggi per proteggere in maniera più efficace i bambini che subiscono incesto e violenze sessuali.

Nel messaggio con cui martedì ha comunicato le dimissioni ai colleghi e agli studenti, Mion ha detto che le prime ricostruzioni delle indagini «hanno confermato che non c’è stato un sistema di “silenzio organizzato” o condiscendenza all’interno del nostro Istituto». Tuttavia, prendendosi la responsabilità della «conseguente agitazione», ha aggiunto che «ci sono indicazioni di miei errori di valutazione nella gestione delle accuse che mi erano state comunicate nel 2018, così come incongruenze nel modo in cui mi sono espresso sul caso durante la sua evoluzione».