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  • venerdì 5 Febbraio 2021

Com’è andato il Post nel 2020

La consueta relazione di complice trasparenza, in un anno che doveva essere speciale per altre ragioni

Un anno fa di questi tempi il Post stava facendo i conti – letteralmente – per valutare come fossero andati i primi mesi dell’introduzione del progetto degli abbonamenti dei lettori, avviato a maggio 2019. Il 2020 sarebbe stato un anno speciale, pensavamo, perché quel progetto stava entrando a regime e avremmo capito le sue reali possibilità di diventare una parte importante della sostenibilità economica del Post. Ci volle un po’ di tempo per mettere insieme i dati, era una cosa nuova: ma poi l’inizio delle conseguenze della pandemia creò altre priorità e qualche ritardo nel concludere i conti, e rese il 2020 un anno speciale per le ragioni sbagliate. Però i numeri sembravano promettenti.
Quest’anno questi conti siamo in grado di farli prima, e possiamo dire prima come siano andate le cose per il Post nel 2020. Ci teniamo a raccontarlo in particolare agli abbonati: il 40% di quello che il Post fa è oggi pagato da loro, e questo è un primo dato che racconta già molte cose.

Una riflessione generale da anticipare è che nel 2020 la grande domanda di informazione precisa, prudente, affidabile, chiara, sembra essersi coniugata alla nuova opportunità di sostenerla e di partecipare alla sua crescita: l’impressione è che i criteri di rigore e accuratezza che il Post si era dato alla sua nascita, ormai quasi undici anni fa, siano stati riconosciuti come preziosi da una quota molto più grande di lettori nel momento in cui questi criteri hanno riguardato il racconto della pandemia, la scienza, e questioni – anche qui letteralmente – di vita o di morte. Lo mostrano i numeri degli abbonamenti e delle iscrizioni alla newsletter sul coronavirus (che sta per compiere un anno, e non vede l’ora di poter chiudere), ma anche i feedback espliciti di lettori e abbonati in questo senso.

Questo si è tramutato sia in una appassionata partecipazione di chi ha scelto di abbonarsi al Post, sia in una crescita di visibilità e autorevolezza che è stata riconosciuta anche dagli inserzionisti pubblicitari: il risultato – sono queste le due fonti maggiori di sostegno economico del Post, abbonati e pubblicità – è stata una crescita dei ricavi del 52% rispetto al 2019, che ha permesso di portare il Post in attivo di 400mila euro a fine 2020 e di avere le risorse economiche da destinare a una serie di interventi e investimenti necessari anche da molto tempo: sul miglioramento tecnologico, sul rafforzamento di risorse e strutture “aziendali” che il Post ha troppo trascurato finora per limitate risorse, sulla gestione e comunicazione migliore degli abbonamenti e dei servizi per gli abbonati, tra le altre cose. Ci sono molte cose che il Post fa da undici anni solo grazie a uno straordinario impegno e un’ammirevole versatilità dei suoi redattori, ma in modi ormai inadeguati al suo potenziale e alle opportunità di farle meglio e con maggiore efficienza: sia per il lavoro della redazione, che per i lettori del Post. Un progetto “innovativo” ha bisogno di innovare di più.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

A permettere tutto questo sono e saranno soprattutto gli abbonati del Post: i ricavi da abbonamenti sono quasi quadruplicati nel 2020 (ma nel 2019 avevano riguardato solo metà anno), così come il numero degli abbonati. Ma al tempo stesso le attenzioni e soddisfazioni degli inserzionisti e delle aziende che hanno scelto di promuoversi attraverso il Post – insieme all’ottimo lavoro della concessionaria 24 Ore System – hanno portato a una crescita del 21% anche dei ricavi pubblicitari, in un anno molto difficile per questo settore.
Sono invece diminuiti del 40% i ricavi da partnership ed eventi, per la sospensione di molti progetti di questo genere, mentre ha continuato a crescere (+13%) la quota di ricavi provenienti dalle affiliazioni con i siti di e-commerce e dal consenso dei lettori per la sezione Consumismi

A fronte di questi ricavi, i costi del Post sono cresciuti del 10%, dovuto a un rafforzamento della redazione che per la prima volta ha potuto coinvolgere anche giornalisti provenienti da altre testate (il Post non ha dovuto attingere a nessun sostegno pubblico da decreti “Covid”, né a cassa integrazione, nel 2020), e a una prima parte di spese legata alla gestione degli abbonamenti ma che avrà ricadute maggiori nei bilanci del 2021. Una buona parte dei guadagni ottenuti nel 2020 è in effetti già stata investita nelle necessità di crescita citate sopra.

Accanto a questo, il numero dei lettori del Post – che aveva avuto, come per tutte le testate, dei grossi aumenti durante il lockdown di primavera 2020 – continua a crescere: a gennaio 2021 ha di nuovo raggiunto la media del milione di visite quotidiane, che sono il doppio di quanto fossero a gennaio 2020. E questi numeri partecipano naturalmente a creare un’attenzione maggiore da parte di aziende e istituzioni interessate a comunicare attraverso il Post con la pubblicità convenzionale e con i progetti sponsorizzati.

Ma che oggi pubblicità e lettori condividano con equilibrio la sostenibilità economica di un giornale è un risultato specialmente prezioso: perché permette di non essere dipendenti da una sola singola fonte di ricavo, che non è mai una condizione rassicurante per un progetto di qualsiasi natura. E perché – vedendo cosa è successo progressivamente in ognuno di questi undici anni – è un risultato che promette ancora di più e ancora di meglio per il 2021: speriamo che si veda, ma le cose che il Post ha fatto nel 2020 sono straordinariamente di più di quelle che era in grado di fare negli anni precedenti, e stiamo lavorando perché diventino ancora di più, se questa complice partecipazione prosegue e cresce. E questo – capirete – è un invito per chi non si è ancora abbonato, e per chi lo ha fatto e lo rifarà. Grazie.

Infine: parte di questi risultati era nelle speranze del bilancio che avevamo pubblicato l’anno scorso, parte invece è stata inaspettata. Ma restano valide, e restano la cosa più importante, le considerazioni con cui avevamo chiuso quel bilancio, e che ripetiamo ringraziando ancora tutti e augurandoci che il lavoro fatto dal Post quest’anno sia servito: e che magari ce ne sia anche un po’ meno bisogno, in futuro.

Ma è già chiaro che – come è noto da qualche tempo nel dibattito internazionale sull’editoria giornalistica – quello che gli abbonati del Post stanno costruendo è un risultato prezioso, innovativo, e promettente per tutta l’informazione, che mostra una possibile sostenibilità di progetti giornalistici di qualità e capaci di costruire una credibilità e un rapporto con i lettori. Gli abbonati non stanno, insomma, solo sostenendo il Post o ricevendone qualcosa in cambio: stanno sostenendo un’idea ambiziosa e replicabile di buona informazione, in un periodo delicato in cui l’informazione accurata e affidabile è più preziosa che mai. E il Post vuole tenerli aggiornati – glielo deve – su come sta andando, quest’idea.

Abbonati al Post

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