(Finnbarr Webster/Getty Images)

La Commissione Europea litiga con AstraZeneca

Le autorità europee vogliono capire perché abbia tagliato le forniture di dosi del vaccino e sospettano che l'azienda abbia preferito venderle altrove

(Finnbarr Webster/Getty Images)

Da alcuni giorni è in corso un duro confronto tra la Commissione Europea e AstraZeneca, iniziato quando l’azienda farmaceutica britannico-svedese ha annunciato che non potrà mantenere le forniture del vaccino contro il coronavirus promesse nei mesi scorsi. Le minori quantità che saranno consegnate mettono a rischio le campagne vaccinali di massa di tutti i paesi europei, che avevano puntato sul vaccino di AstraZeneca perché più economico e pratico da gestire, rispetto a quelli di Pfizer-BioNTech e Moderna, per ora gli unici autorizzati dall’Agenzia europea per i medicinali.

Nel primo trimestre di quest’anno, AstraZeneca distribuirà il 60 per cento di dosi in meno rispetto a quanto inizialmente annunciato: da 80 a 31 milioni per tutta l’Unione. In Italia entro fine marzo dovrebbero arrivarne circa 3,4 milioni, rispetto agli oltre 16 milioni previsti inizialmente, cosa che farà ritardare di almeno un mese la campagna vaccinale.

Lunedì alcuni rappresentanti della Commissione Europea hanno partecipato a due incontri con i dirigenti di AstraZeneca proprio per avere maggiori informazioni sulle minori forniture annunciate venerdì scorso. Al termine degli incontri, la commissaria europea per la Salute Stella Kyriakides ha criticato le reticenze dell’azienda farmaceutica nel fornire spiegazioni sulle riduzioni: «Il confronto con AstraZeneca di oggi è stato insoddisfacente, con mancanza di chiarezza e spiegazioni insufficienti. Gli stati membri dell’UE sono uniti: i produttori di vaccini hanno responsabilità contrattuali e sociali da rispettare».

La Commissione Europea sospetta che le minori forniture derivino dalla scelta di AstraZeneca di vendere altrove le dosi del proprio vaccino, a paesi che avrebbero offerto maggiori quantità di denaro. Per questo Kyriakides ha chiesto che l’azienda fornisca informazioni dettagliate sulle quantità di dosi prodotte finora e sulle consegne effettuate, visto che la produzione avviene in Belgio, in un paese dell’Unione Europea.

Per esercitare un maggiore controllo, la Commissione sta valutando di attivare un sistema che obblighi i produttori di vaccini nell’Unione Europea a ottenere autorizzazioni preventive per esportare nei paesi extracomunitari, salvo che per motivi umanitari. Un meccanismo simile era stato attivato nella primavera dello scorso anno, quando c’era una grande scarsità di sistemi di protezione individuale come le mascherine.

AstraZeneca non ha dato pubblicamente una propria versione sulla riduzione delle forniture, ma secondo alcune fonti europee consultate da Politico la società avrebbe spiegato alla Commissione di avere avuto problemi nel reperimento di alcune materie prime e nella gestione nel proprio stabilimento in Belgio. Le spiegazioni sono state ritenute parziali dalle autorità europee, e senza prove credibili a loro sostegno.

Il vaccino contro il coronavirus di AstraZeneca dovrebbe ricevere un’autorizzazione di emergenza nell’Unione Europea tra pochi giorni, e da tempo alcuni stati membri propongono che sia avviata in anticipo la distribuzione delle dosi disponibili, in modo da impiegarle non appena possibile. Alcuni paesi hanno inoltre scelto di non ordinare grandi quantità dei vaccini di Pfizer-BioNTech e Moderna, confidando di poter accelerare le campagne di vaccinazione con quello di AstraZeneca, più semplice da gestire e più economico.

La Commissione Europea nell’estate del 2020 aveva prenotato da AstraZeneca 400 milioni di dosi, confidando che il vaccino potesse diventare il più diffuso e utilizzato in Europa. Nei mesi seguenti emersero però dettagli poco incoraggianti sui test clinici del vaccino, con errori nella somministrazione delle giuste dosi per la sperimentazione e la scoperta di un’efficacia inferiore a quanto atteso (in media del 60 per cento).

– Leggi anche: La travagliata storia del vaccino di AstraZeneca

I dubbi sull’efficacia sono aumentati negli ultimi giorni in seguito a un articolo pubblicato dal giornale tedesco Handelsblatt che segnalava come il vaccino di AstraZeneca avesse un’efficacia di appena l’8 per cento negli individui con più di 65 anni, la fascia di età più a rischio per la COVID-19. In seguito si è scoperto che il giornale aveva riportato scorrettamente un dato, ma i dubbi sull’efficacia tra gli anziani continuano a esserci.

AstraZeneca aveva smentito la notizia duramente, segnalando come i test clinici della fase 2 (su 3) del vaccino avessero mostrato una forte protezione nei soggetti oltre i 65 anni di età, ma senza fornire ulteriori dati e rifacendosi a quelli provvisori finora resi pubblici. In precedenza AstraZeneca aveva comunque ammesso che ci fossero alcuni limiti nella sperimentazione con gli anziani, e che avrebbe diffuso maggiori dati in futuro.

Nonostante la travagliata sperimentazione, a fine dicembre il governo del Regno Unito aveva autorizzato l’impiego del vaccino di AstraZeneca, prima di ogni altro paese (in seguito si sarebbe aggiunta l’Ungheria). L’EMA era stata criticata per i tempi più lunghi di autorizzazione, ma in realtà sta procedendo speditamente rispetto al passato, è il Regno Unito che ha avuto maggiore premura.

In attesa dell’autorizzazione, il confronto proseguirà in questi giorni tra le autorità europee e i rappresentanti di AstraZeneca. Salvo grandi novità, sembra comunque difficile che l’azienda possa cambiare l’annunciata riduzione nelle forniture.