I manifestanti affrontano le forze dell'ordine a Ibn Khaldoun, città vicino a Tunisi, la capitale della Tunisia (AP Photo/Hassene Dridi, LaPresse)
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  • martedì 19 Gennaio 2021

Le proteste notturne in Tunisia

Sono iniziate la scorsa settimana contro le misure restrittive dovute al coronavirus, ma nascondono un malcontento diffuso e più grande, soprattutto tra i giovani

I manifestanti affrontano le forze dell'ordine a Ibn Khaldoun, città vicino a Tunisi, la capitale della Tunisia (AP Photo/Hassene Dridi, LaPresse)

Venerdì 15 gennaio in molte città della Tunisia, compresa la capitale Tunisi, sono iniziate violente proteste tenute quasi esclusivamente di notte, a cui hanno partecipato soprattutto giovani, anche adolescenti. Alle proteste, ancora in corso, il governo ha risposto schierando l’esercito e con arresti di massa: un portavoce del ministero della difesa ha detto alla televisione nazionale tunisina che finora sono state arrestate 632 persone.

In diverse città i manifestanti hanno costruito barricate, bruciato pneumatici e altri oggetti per strada, lanciato pietre contro i poliziotti e i negozi. La polizia ha sparato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti, e in alcuni casi ha usato cannoni ad acqua.

All’origine delle proteste c’è un malcontento generale verso un governo ritenuto responsabile della grave crisi economica e politica che sta attraversando il paese. Le manifestazioni erano iniziate dopo l’imposizione di un lockdown e di un coprifuoco a causa dell’epidemia da coronavirus.

Molti tunisini hanno protestato per il tempismo di queste misure, che sono entrate in vigore proprio nei giorni in cui ricorreva il decimo anniversario della rivoluzione che nel 2011 rovesciò il presidente Zine El Abidine Ben Ali, dando inizio alle rivolte della primavera araba. Le misure restrittive hanno impedito tutte le manifestazioni previste per celebrare l’anniversario, scatenando le proteste.

– Leggi anche: La morte che diede inizio alla primavera araba

Un’altra delle ragioni per l’inizio delle proteste, ha scritto Al Jazeera, sarebbe da attribuire a un video girato molto sui social network in cui si vede a Siliana, una città a 130 chilometri a sudovest di Tunisi, un poliziotto che spinge e maltratta un pastore, colpevole di aver fatto avvicinare troppo una sua pecora al palazzo del governo locale. Le richieste dei manifestanti, comunque, non sono chiare e le autorità hanno detto che si tratta solo di rivolte, e non di un movimento più ampio e organizzato.

Molte persone hanno la percezione che dalla rivoluzione del 2011 la situazione in Tunisia non sia poi migliorata così tanto, e che la democrazia non abbia portato i progressi sperati. Nell’ultimo anno il PIL del paese è diminuito del 9 per cento, mentre il costo della vita è aumentato, nonostante un terzo dei giovani sia disoccupato. Proprio la disoccupazione è una delle ragioni dei flussi migratori verso l’Europa. Nell’ultimo anno si stima che in Italia siano arrivati circa 13mila tunisini.

Il coronavirus ha contribuito a provocare l’attuale crisi dell’economia, che si reggeva in gran parte sul turismo, nell’ultimo anno quasi del tutto azzerato. La crisi economica si è riflessa sulla crisi politica: negli ultimi giorni il primo ministro tunisino, Hichem Mechichi, ha approvato un grande rimpasto di governo cambiando undici ministri, tra cui quelli della Giustizia, dell’Energia e degli Interni.