(EPA/SOCCORSO ALPINO)
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  • lunedì 18 Gennaio 2021

Cosa non sappiamo ancora sulla storia dell’Hotel Rigopiano

A quattro anni dalla valanga che provocò la morte di 29 persone, due studi giungono a conclusioni opposte sul ruolo delle scosse di terremoto rilevate il 18 gennaio 2017

(EPA/SOCCORSO ALPINO)

Sono passati quattro anni dal 18 gennaio 2017, quando una valanga distrusse l’hotel Rigopiano, a Farindola, sul versante pescarese del Gran Sasso, causando la morte di 29 persone. Nell’hotel c’erano 40 persone: 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 dipendenti. Riuscirono a salvarsi 11 persone, alcune dopo aver trascorso oltre un giorno intrappolate in quello che rimaneva dell’albergo, sotto la neve.

Come ogni anno da allora, i famigliari delle vittime commemoreranno i loro cari durante una cerimonia vicino al luogo dove c’era l’albergo. A quattro anni di distanza, non ci sono ancora risposte certe sulle cause e sulle responsabilità, in particolare quelle relative alla pulizia della strada e alla lacunosa gestione dei soccorsi nelle ore immediatamente successive alla valanga.

Gli imputati del processo sono 30 (29 persone e una società) e nella prossima udienza,  il prossimo 5 marzo, potrebbe iniziare a parlare l’accusa. I reati contestati sono, tra gli altri, omicidio colposo, lesioni colpose, abuso d’ufficio, falso, morte e lesioni come conseguenza di altro delitto.

Gli studi e le perizie eseguite sugli eventi saranno importanti per ricostruire cosa accadde il 18 gennaio 2017. Ma già ora, prima che il processo entri nella fase dibattimentale, gli esperti hanno posizioni discordanti, soprattutto sul ruolo delle forti scosse di terremoto rilevate quel giorno.

Cosa è successo il 18 gennaio 2017
Da giorni le forti nevicate avevano reso impraticabile la strada lunga poco più di 9 chilometri che dal bivio Mirri portava all’hotel Rigopiano, un ex rifugio del Cai trasformato in un resort. Alle 10:25 fu percepita in tutta la zona una scossa di terremoto, che aveva epicentro nell’Aquilano. Molti ospiti, preoccupati, avrebbero voluto lasciare l’albergo prima della fine della vacanza, ma furono costretti ad attendere che arrivasse lo spazzaneve.

Atteso verso le 15, l’arrivo del mezzo spazzaneve venne posticipato nonostante le sollecitazioni inviate via mail dal personale dell’hotel. Molte altre strade, in tutta la provincia, erano bloccate a causa della neve. Tra le 16:45 e le 16:49, una valanga si staccò dalla cima del monte Siella. La neve scese a grande velocità lungo un canalone e colpì l’albergo, spostando di 48 metri i piani superiori.

Il luogo dove c’era l’hotel Rigopiano. Nell’immagine di Google Maps si vedono le macerie dell’albergo e la scia lasciata dalla valanga.

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In quel momento Giampiero Parete si trovava nel parcheggio dell’albergo. Aveva raggiunto la sua auto per prendere un medicinale chiesto dalla moglie, che verrà salvata dai soccorritori insieme ai due figli due giorni dopo, venerdì 20 gennaio. Parete vide la valanga travolgere l’albergo e fu il primo a chiamare i soccorsi. «È caduto, è caduto l’albergo», gridò al suo datore di lavoro Quintino Marcella. Fu Marcella a chiamare il numero di emergenza. Inizialmente la sua richiesta non venne ascoltata. «Questa storia va avanti da stamattina», rispose una funzionaria della prefettura. «I vigili del fuoco hanno fatto la verifica e non c’è nessun crollo all’hotel Rigopiano». A causa dei due metri di neve sulla strada, i soccorritori impiegarono 20 ore per raggiungere l’albergo, con gli sci e a piedi.

– Leggi anche: La registrazione della telefonata che fece fraintendere l’emergenza all’Hotel Rigopiano

Iniziarono le ricerche, molto difficili a causa della mancanza di mezzi adatti e della neve che copriva tutto. Venerdì 20 gennaio furono salvate 8 persone, tra cui la moglie e i due figli di Parete. Sabato 21 gennaio i soccorritori riuscirono a liberare Giampaolo Matrone, rimasto intrappolato per 62 ore insieme alla moglie Valentina Cicioni, che non riuscì a sopravvivere. Gli ultimi corpi vennero ritrovati giovedì 26 gennaio.

I soccorsi a Rigopiano (Soccorso Alpino)

Gli studi sulla valanga
Negli ultimi mesi sono stati pubblicati due studi che analizzano gli eventi del 18 gennaio 2017 e provano a capire se il terremoto abbia avuto un ruolo decisivo nel causare la valanga che ha distrutto l’hotel. Fin da subito è stato detto e scritto che la valanga era stata causata dal sisma, ma questa ipotesi si basava solo su deduzioni e non su studi e dati. Già a fine 2017, i risultati della perizia ordinata dalla procura di Pescara stabilirono che «le scosse sismiche non hanno giocato un ruolo causale diretto per il distacco della valanga, la quale viceversa è stata innescata per carico gravitativo».

Costruire un albergo in un punto a rischio valanghe può portare a responsabilità che sarebbero attenuate se la valanga fosse causata da un evento imprevedibile come un sisma: ecco perché è importante capire che ruolo ebbe il terremoto, il 18 gennaio 2017. L’imprevedibilità del terremoto e della valanga, infatti, è al centro della tesi difensiva scelta dagli avvocati di diversi imputati.

Il 29 ottobre 2020 è stato pubblicato su Scientific Report, appartenente al gruppo Nature, uno studio coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INVG), in collaborazione con il politecnico di Torino, l’Istituto svizzero Wsl per la ricerca sulla neve e le valanghe e l’università di Monaco. Lo studio, realizzato da Thomas Braun, Barbara Frigo, Bernardino Chiaia, Perry Bartelt, Daniela Famiani e Joachim Wassermann, si intitola “Il segnale sismico della valanga letale del 18 gennaio 2017, a Rigopiano” e ricostruisce tutti i dettagli dell’evento.

(ANSA / UFFICIO STAMPA SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO LAZIO)

Secondo i ricercatori, il terremoto non ha causato la valanga, che più probabilmente è stata innescata dall’aumento della temperatura nel corso della giornata. «Il 18 gennaio 2017, tra le 9:25 e le 13:33, si sono verificati quattro eventi sismici di magnitudo superiore a 5 a una distanza di circa 45 chilometri», si legge nello studio. «Poiché i terremoti sono stati percepiti distintamente anche a Rigopiano, diffondendo il panico tra gli ospiti dell’hotel, molti si sono chiesti se la valanga potesse essere stata provocata dal sisma. Data la grande distanza dall’epicentro e la distanza temporale di due ore tra l’ultimo sisma e il distacco della massa nevosa, riteniamo molto improbabile che la valanga sia stata causata dalle oscillazioni del terreno dovute agli eventi sismici, mentre l’aumento di temperatura nel corso della giornata può aver svolto un ruolo importante nell’innesco della valanga».

Il tracciato e la traiettoria della valanga sono stati individuabili fin da subito. L’alta velocità della neve ha estirpato moltissimi alberi che hanno trasformato la valanga in una frana di neve e legno, causando un impatto significativo che ha distrutto muri e i pilastri in cemento armato dell’albergo. I ricercatori hanno studiato i dati rilevati dai sismografi della zona, in particolare quelli di un sismografo che dista 17 chilometri dall’hotel. Alle 15:42:38 è stato registrato un segnale riconducibile alla valanga: in altre stazioni più lontane, infatti, i sismografi non hanno rilevato segnali di possibili terremoti.

Le simulazioni della valanga hanno ricostruito che tutto si è svolto in due minuti. La neve si è staccata da 1900 metri e fino a quota 1500 ha percorso un tracciato ripido e senza alberi, per poi infilarsi in un canyon dove per due volte ha cambiato direzione. La valanga ha colpito l’hotel Rigopiano a una velocità di 28 metri al secondo, circa 100 chilometri orari. In totale sono stati trascinati 103 mila metri cubi di neve.

Il tracciato della valanga analizzato dallo studio pubblicato su Scientific Report (Scientific Report, gruppo Nature)

Sulla base di tutti i dati analizzati, i ricercatori hanno ricostruito che la valanga è iniziata alle 15:41:59 e ha raggiunto l’hotel alle 15:43:20. «Tra il 15 e il 18 gennaio 2017, l’altezza cumulata di neve fresca in 3 giorni a 1880 metri è stata vicina a 360 centimetri (senza contare gli effetti del cumulo di neve locale)», si legge nelle conclusioni dello studio. «L’aumento delle temperature sopra 0 °C nel corso della giornata, combinate con la crescita del manto nevoso, può aver contribuito in modo più significativo alla destabilizzazione del versante nevoso, portando allo stress che ha provocato l’attivazione energetica della valanga letale. Tra il 15 e il 18 gennaio, infatti, in quell’area dell’Appennino centrale italiano si sono verificati più di 520 eventi valanghivi di grandi o grandissime dimensioni».

Il secondo studio e la conclusione opposta
Un secondo studio è stato pubblicato lo scorso 11 novembre sulla rivista Frontiers in Earth Science da Tommaso Piacentini, Monia Calista, Uberto Crescenti, Enrico Miccadei, Nicola Sciarra, dipartimento di Ingegneria e Geologia dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti‐Pescara. Già dalle premesse, i ricercatori parlano di una connessione tra il terremoto e la valanga che ha distrutto l’hotel Rigopiano. «In Italia, le Alpi, e in particolare l’Appennino, sono zone caratterizzate da vaste aree che si prevede saranno interessate da valanghe di neve indotte dal sisma», si legge nello studio. «In questo lavoro è stata studiata la distribuzione delle valanghe nell’Italia centrale e la sua connessione con sismicità da moderata ad alta. Con analisi regionali e storiche, abbiamo studiato la connessione tra valanghe e sismicità».

Lo studio del dipartimento di ingegneria dell’università di Pescara prende in esame 400 scosse registrate nelle 24 ore, il 18 gennaio 2018, con quattro scosse significative tra le 10:25 e le 14:33. «La combinazione di questi eventi ha indotto un alto numero di valanghe, soprattutto sul massiccio del Gran Sasso, tra il 18 e il 19 gennaio. Molti degli eventi più significativi si sono verificati sul versante orientale del Monte Siella, nell’area di Rigopiano, a una quota compresa tra 1750 m e 1085 metri».

Secondo i ricercatori, ci sono state alcune slavine in concomitanza con l’evento sismico principale delle 10:25, anche se la valanga di Rigopiano si è staccata 135 minuti dopo l’ultima scossa oltre magnitudo 5 e 32 minuti dopo una scossa di magnitudo 4.3. «Nonostante il momento esatto di una valanga non sia sempre definito con precisione, è stata riscontrata una chiara connessione tra la distribuzione della maggior parte delle slavine e i maggiori eventi sismici», si legge. «Nella zona di distacco sono state documentate fratture e scarpate di origine co-sismica, che potrebbero aver contribuito ad innescare la valanga. Ciò conferma ancora il ruolo delle scosse sismiche nello sviluppo di queste specifiche valanghe, anche se con innesco ritardato».

Quest’ultimo studio, però, non è stato ben accolto da alcuni dei sopravvissuti e dai famigliari delle vittime della valanga. Sulla possibilità che la valanga sia stata provocata dal terremoto, uno dei sopravvissuti, Giampaolo Matrone, ha detto a Repubblica che «Fino a prova contraria noi restiamo fermi sulle conclusioni della Procura, che tale opzione l’ha vagliata ed esclusa. Saranno semmai i difensori degli imputati a dover eventualmente dimostrare in aula la tesi del terremoto».

In un post su Facebook, il comitato dei famigliari delle vittime ha scritto che «ora potranno susseguirsi innumerevoli studi geologici», ma «le responsabilità penali rimarranno sempre le stesse e nessun’altra scoperta di origine naturale potrà mutare le coscienze e l’opinione pubblica verso una delle pagine più buie e tristi della storia dei soccorsi e dell’inefficienza di apparati pubblici e istituzionali del nostro paese».