Portland, Oregon, Stati Uniti (Nathan Howard/Getty Images)

Le reazioni allergiche ai vaccini

Sono estremamente rare anche nel caso del vaccino contro il coronavirus e riguardano soprattutto chi è già allergico: una mini guida per preoccupati

Portland, Oregon, Stati Uniti (Nathan Howard/Getty Images)

Due operatori sanitari in Alaska hanno avuto una reazione allergica dopo avere ricevuto la prima dose del vaccino contro il coronavirus di Pfizer-BioNTech, la cui distribuzione negli Stati Uniti è iniziata questa settimana. Almeno altre due persone avevano sviluppato reazioni allergiche nel Regno Unito la settimana scorsa, sempre dopo avere ricevuto il vaccino da poco autorizzato nel paese.

Le notizie su questi eventi sono circolate molto online, ma gli esperti invitano a non arrivare a conclusioni affrettate che potrebbero disincentivare il ricorso alle vaccinazioni per rallentare la pandemia. Il problema ha del resto interessato pochissime persone, a fronte di centinaia di migliaia di vaccinazioni già condotte, senza contare quelle effettuate nei test clinici i mesi scorsi.

Cosa è successo in Alaska
Le due reazioni avverse a pochi giorni dall’avvio della vaccinazione negli Stati Uniti sono state segnalate dal Bartlett Regional Hospital di Juneau, nell’Alaska meridionale. Un’operatrice sanitaria, che non aveva avuto in precedenza problemi allergici, ha avuto una reazione anafilattica una decina di minuti dopo avere ricevuto il vaccino: ha notato la comparsa di un’eruzione cutanea sul viso e sul torso, accompagnata da fiato corto e da un aumento della frequenza cardiaca.

Per trattare la reazione, i medici le hanno somministrato dell’adrenalina, sostanza spesso utilizzata per fermare le reazioni allergiche in caso di emergenza. I sintomi si sono quasi subito ridotti, ma dopo un po’ di tempo si sono ripresentati, rendendo necessaria la somministrazione di altra adrenalina e di steroidi. L’interruzione del trattamento ha portato a una nuova comparsa dei sintomi e l’operatrice è stata trasferita per precauzione in un reparto di terapia intensiva, dove è rimasta in osservazione per la notte. Il giorno seguente la reazione allergica sembrava essere terminata, ma la paziente è stata mantenuta in osservazione anche nella notte tra mercoledì e giovedì.

Le cose da sapere sul coronavirus

Un secondo operatore dell’ospedale ha sviluppato una reazione al vaccino poco dopo la somministrazione: gonfiore agli occhi, fastidio alla gola e senso di vertigini. I medici gli hanno fatto assumere adrenalina, un antistaminico e un farmaco per proteggere lo stomaco. Dopo circa un’ora, l’operatore si è ristabilito senza avere ulteriori problemi. I medici dell’ospedale non ritengono che il suo fosse un caso di reazione anafilattica come avvenuto invece con l’operatrice.

Presso il Barlett Regional Hospital erano state somministrate 144 dosi fino al momento delle due reazioni. I responsabili della struttura hanno deciso di proseguire con i piani di vaccinazione del personale, spiegando di non volere dare il messaggio sbagliato o creare inutile allarmismo.

I casi nel Regno Unito
Almeno un paio di persone ha avuto reazioni allergiche nel Regno Unito dopo avere ricevuto la prima dose del vaccino, notizia ampiamente ripresa la settimana scorsa, considerato che il paese era stato il primo ad avviare le vaccinazioni con la soluzione di Pfizer-BioNTech.

Le autorità sanitarie britanniche hanno chiarito che il vaccino non dovrebbe essere somministrato a chi abbia avuto una reazione anafilattica dopo avere assunto alcuni farmaci, vaccino o alimenti. Hanno però specificato che una reazione allergica a un vaccino è un evento molto raro.

Pfizer ha poi comunicato che i due individui coinvolti avevano già avuto in passato problemi di allergie. Entrambe ne erano consapevoli e hanno confermato di portare con sé dosi di adrenalina da autosomministrarsi, nel caso di una grave reazione allergica.

Le regole negli Stati Uniti
Il vaccino di Pfizer-BioNTech negli Stati Uniti può essere somministrato solo ai maggiori di 16 anni. Le indicazioni ai medici dicono inoltre di non vaccinare gli individui con una storia clinica nota di reazioni allergiche a qualsiasi dei componenti del vaccino. Avvisi di questo tipo al personale sanitario sono piuttosto comuni, anche nel caso in cui si tratti di vaccini impiegati ormai da decenni e con un buon livello di tollerabilità da parte della popolazione.

La Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia governativa che negli Stati Uniti si occupa di farmaci, ha chiesto a Pfizer-BioNTech di aumentare controlli e rilevazioni, in modo da avere più dati sulle eventuali reazioni allergiche al loro vaccino.

Controllo
Come avviene per altri vaccini, anche nel caso di quello contro il coronavirus viene consigliato agli operatori sanitari di tenere sotto controllo i neo-vaccinati, chiedendo loro di rimanere per almeno 15 minuti nei pressi della struttura dove hanno ricevuto il vaccino. In questo modo si riducono i tempi di intervento nella remota possibilità che si sviluppino reazioni allergiche. Questo sistema, adottato anche nell’ospedale in Alaska, ha permesso di intervenire rapidamente e senza ulteriori rischi per i pazienti.

Test clinici
Prima di essere messo a disposizione della popolazione, un vaccino viene sottoposto a numerosi test per verificarne sicurezza ed efficacia. Quello di Pfizer-BioNTech ha coinvolto oltre 40mila persone e i suoi risultati sono stati rivisti da numerosi esperti e dalle autorità di controllo, prima di ricevere l’autorizzazione per essere distribuito.

Secondo i dati raccolti nei test clinici, ha sviluppato reazioni allergiche al vaccino lo 0,63 per cento dei partecipanti, rispetto allo 0,51 per cento di individui che hanno comunque segnalato reazioni allergiche, anche se facevano parte del gruppo di controllo che aveva ricevuto una sostanza che non fa nulla (placebo).

Nel gruppo dei vaccinati nella fase finale del test clinico, un solo individuo su quasi 19mila ha avuto una reazione anafilattica.

Cause
Non è chiaro che cosa porti alle reazioni allergiche nel caso del vaccino di Pfizer-BioNTech, ma è probabile che non ci sia un’unica causa, perché ci potrebbero essere individui allergici a una sostanza e non a un’altra, e viceversa.

I ricercatori ipotizzano che una delle cause possa comunque essere il glicole polietilinico, una molecola impiegata per stabilizzare il vaccino. Saranno però necessari ulteriori approfondimenti e non solo sulla soluzione di Pfizer-BioNTech, ma anche su quella dell’azienda di biotecnologie Moderna, che utilizza sistemi simili e che dovrebbe essere approvata a breve negli Stati Uniti.

Allergie e vaccini
Decine di milioni di persone in tutto il mondo sono allergiche ad alcuni alimenti, come uova e arachidi, o a particolari farmaci o ancora alle punture di alcuni insetti. Nella maggior parte dei casi sviluppano reazioni allergiche contenute e che si risolvono da sole dopo qualche ora. Nei casi più gravi, invece, si rende necessario il ricorso all’adrenalina e ad altri particolari medicinali per indurre l’organismo a ridurre la propria reazione a ciò che l’ha scatenata. Gli individui che hanno avuto almeno un episodio di reazione allergica grave portano di solito con sé i farmaci da usare in caso di emergenza.

Il fatto di avere un qualche tipo di allergia non implica comunque che si abbia necessariamente una reazione allergica dopo avere avuto il vaccino. Queste reazioni sono innescate da alcuni componenti, che possono essere innocui per alcuni o la causa di una reazione per altri.

Tutti i vaccini, come qualsiasi altra sostanza esterna con cui entriamo in contatto, possono indurre reazioni allergiche in alcune persone. È però un’eventualità molto rara: negli Stati Uniti si stima che ogni anno si verifichi una reazione allergica dopo il ricevimento di un vaccino in un caso su un milione. Con il giusto tempismo e l’impiego dei farmaci adatti, una crisi può essere risolta in poco tempo e senza che ci siano ulteriori conseguenze.

È molto più semplice trattare una reazione allergica che molte delle malattie per cui ci si vaccina, compresa la COVID-19.